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Uomo e Natura, l'unione ribadita anche dalla Chiesa


Il 2 settembre 2026 la Commissione Teologica Internazionale, con l'autorizzazione di Leone XIV, ha proposto di parlare di peccato contro il Creato e contro il Creatore. È una buona notizia: la cura della Terra diventa parte concreta della vita di fede. In che cosa consiste? Nell'usare i beni della natura oltre la necessità e la moderazione: lo spreco, il consumo senza misura, lo sfruttamento che inquina l'aria e l'acqua, le scelte che scaricano i danni sui più poveri e sulle generazioni future. Il documento lo riassume così: ogni acquisto è un atto morale. Come capire se si pecca? Valgono i criteri di sempre: consapevolezza e libertà. Chi sa e può scegliere, ne risponde. Alcune domande aiutano l'esame di coscienza: - Ho sprecato cibo, acqua o energia potendo evitarlo? - Ho comprato più del necessario, solo per possedere? - Le mie scelte, in casa o al lavoro, hanno danneggiato qualcuno che non vedo? La responsabilità cresce con il potere: più alta per chi governa, produce o vive nei Paesi ricchi. E qui sta la rinascita. Ciò che si riconosce si può confessare e cambiare. Un pasto non buttato, un viaggio in meno, un acquisto più sobrio diventano gesti di conversione: liberano l'anima dall'ansia di possedere e restituiscono alla Terra un po' del respiro che le abbiamo tolto.

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