La Calabria, grazie al progetto, sarà la prima Regione Italiana a fornire supporto psicologico agli studenti, agli insegnanti e alle famiglie, creando un ambiente scolastico più accogliente e attento al benessere psicofisico. Lo psicologo scolastico offrirà sportelli di ascolto per gli studenti, supporto al corpo docente e interventi mirati per affrontare situazioni di disagio, difficoltà relazionali o problematiche legate all'apprendimento. L'obiettivo è promuovere il benessere psicologico e sociale all'interno della scuola, migliorando l'ambiente educativo e prevenendo fenomeni di dispersione scolastica e disagio.
Rubrica: Dillo a Plaple
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Oltre ogni limite, la grande sfida di Paolo Fattoruso dopo la leucemia
“La vita è bella, non bisogna mai trascorrere un giorno al buio”, queste le parole del 40enne Paolo Fattoruso quando è arrivato a Reggio Calabria, completando la traversata di 3 Km a nuoto in 58 minuti. Nel 2019 gli è stato diagnosticato una rara e violenta forma di leucemia, portandola. Stravolgere completamente la sua vita. Con il passare degli anni a combattere con la malattia si è deciso di rimettersi in gioco, nonostante il lungo calvario della malattia. Prima della traversata a nuoto, con il consenso dei medici, Paolo si era deciso di affrontare il Cammino di Santiago. Impresa riuscita, che lo ha ulteriormente motivato a spingersi oltre con l’ultima sfida: nuotare dalle coste calabresi e quelle siciliane. Un gesto che non è solo simbolo di speranza per se stesso, ma anche per tutti le persone che si trovano a combattere malattie.
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Uno psicologo a disposizione di tutti nelle scuole medie e superiori!
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Giusy Versace
Plaple incontra Giusy Versace, non solo un atleta paralimpica, scrittrice e senatrice, ma anche un grande esempio di forza e tenacia. Nel 2005, all'età di 28 anni, perde entrambe le gambe a seguito di un grave incidente. "Ho imparato veramente a vivere nel momento in cui ho rischiato di perdere la vita". Queste le sue parole per descrivere la rinascita che la caratterizzata e che tutt'oggi la rende quella che è: determinata, allegra e soprattutto grata.
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Plaple incontra
Il riciclo arriva sul posto
Un impianto capace di spostarsi nei luoghi in cui vengono prodotti i rifiuti e di trattarli direttamente sul posto. È la soluzione sviluppata nell’ambito di YouRban, progetto europeo coordinato dal Politecnico di Milano e dedicato al recupero dei materiali compositi. Il cuore dell’iniziativa è un camion attrezzato per il trattamento e la lavorazione di materiali a fine vita, in particolare della vetroresina. Questo materiale viene utilizzato in molti ambiti: dalle attrezzature sportive ad alcune componenti delle automobili, fino alle pale eoliche e ai prodotti per l’edilizia. L’impianto mobile è stato progettato per portare le tecnologie di riciclo più vicino ai luoghi in cui si trovano gli scarti. Tra le possibili applicazioni future ci sono il trattamento dei materiali nei distretti produttivi e il recupero dei rifiuti anche in zone difficili da raggiungere. Una parte della struttura è visibile dall’esterno, così da permettere alle persone di osservare il processo e conoscere più da vicino il valore dell’economia circolare. Il progetto di ricerca si è concluso e le tecnologie sono state sperimentate sul campo. Dai materiali trattati sono stati realizzati anche prototipi di oggetti e arredi, mostrando una possibile nuova vita per gli scarti compositi.
Un impianto capace di spostarsi nei luoghi in cui vengono prodotti i rifiuti e di trattarli direttamente sul posto. È la soluzione sviluppata nell’ambito di YouRban, progetto europeo coordinato dal Politecnico di Milano e dedicato al recupero dei materiali compositi. Il cuore dell’iniziativa è un camion attrezzato per il trattamento e la lavorazione di materiali a fine vita, in particolare della vetroresina. Questo materiale viene utilizzato in molti ambiti: dalle attrezzature sportive ad alcune componenti delle automobili, fino alle pale eoliche e ai prodotti per l’edilizia. L’impianto mobile è stato progettato per portare le tecnologie di riciclo più vicino ai luoghi in cui si trovano gli scarti. Tra le possibili applicazioni future ci sono il trattamento dei materiali nei distretti produttivi e il recupero dei rifiuti anche in zone difficili da raggiungere. Una parte della struttura è visibile dall’esterno, così da permettere alle persone di osservare il processo e conoscere più da vicino il valore dell’economia circolare. Il progetto di ricerca si è concluso e le tecnologie sono state sperimentate sul campo. Dai materiali trattati sono stati realizzati anche prototipi di oggetti e arredi, mostrando una possibile nuova vita per gli scarti compositi.
Dillo a Plaple
IA4Vision, La tecnologia che rende autonomi
L’intelligenza artificiale e le tecnologie assistive possono offrire nuove opportunità di autonomia alle persone con disabilità visiva. Nel Lazio nasce con questo obiettivo IA4Vision, progetto promosso dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti insieme alle sezioni territoriali. Il percorso è pensato per accompagnare le persone cieche e ipovedenti nella conoscenza e nell’utilizzo di strumenti digitali che possano favorire la partecipazione alla vita quotidiana e sociale. Sono previsti incontri e momenti di approfondimento dedicati alle tecnologie assistive, alle applicazioni dell’intelligenza artificiale e ai diritti delle persone con disabilità. Accanto all’innovazione, il progetto dedica attenzione al benessere e alle relazioni, attraverso attività previste di sostegno tra pari, mutuo aiuto e supporto psicologico. Una parte del lavoro è rivolta anche alla sensibilizzazione di scuole, enti locali, imprese e comunità. Avviato a ottobre, IA4Vision ha una durata prevista di diciotto mesi e punta a coinvolgere almeno 110 persone nel territorio regionale. L’obiettivo è costruire una rete di competenze e strumenti accessibili, affinché le possibilità offerte dalla tecnologia rispondano ai bisogni delle persone e ne sostengano l’autonomia.
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Dillo a Plaple
Una spesa che sostiene
Un luogo dove trovare beni essenziali, ma anche ascolto e sostegno. A Riccione, l’emporio solidale riunisce associazioni, volontari e realtà del territorio per aiutare le famiglie che attraversano un momento di difficoltà economica. Il progetto raccoglie e distribuisce gratuitamente prodotti alimentari e articoli per l’igiene, con l’obiettivo di offrire una risposta concreta ai bisogni delle persone e contrastare lo spreco. Una parte delle risorse proviene anche dalle eccedenze messe a disposizione dalle imprese locali. Prodotti che possono così trovare una nuova destinazione e raggiungere chi ne ha bisogno, grazie alla collaborazione tra istituzioni, Terzo settore e attività del territorio. La gestione della nuova sede è affidata alla Consulta della Solidarietà di Riccione, che coordina le associazioni aderenti e le Caritas parrocchiali. Accanto alla distribuzione dei beni, il progetto vuole offrire uno spazio di accoglienza e attenzione alle persone. L’emporio si rivolge anche a chi rischia di impoverirsi e non si è mai rivolto prima ai servizi sociali. Un’esperienza che mette al centro la forza della comunità e il lavoro condiviso di chi sceglie di tendere una mano.
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Dillo a Plaple
Una nuova vita ai vestiti
Un abito usato o un tessuto invenduto possono diventare il punto di partenza per creare nuovi materiali. A San Pietro Mosezzo, in provincia di Novara, un impianto automatizzato è dedicato al recupero degli scarti tessili e alla loro trasformazione in fibre da reimpiegare. Il centro tratta materiali provenienti sia dagli indumenti dopo il consumo sia dai prodotti rimasti invenduti. Il processo comprende diverse fasi, dalla selezione alla sanificazione, fino alla lavorazione necessaria per ottenere fibre utilizzabili nuovamente. I materiali recuperati possono trovare spazio in settori differenti: dall’abbigliamento all’arredamento, fino all’edilizia e ad altri ambiti produttivi. L’obiettivo è riportare nella filiera risorse che altrimenti rischierebbero di essere considerate soltanto rifiuti. L’impianto è autorizzato a trattare circa 19.000 tonnellate di materiale all’anno. Si tratta della capacità prevista per la struttura, non della quantità già recuperata. Il progetto propone un esempio di economia circolare applicata al tessile, un settore in cui la gestione degli scarti rappresenta una sfida. Dare una seconda vita ai materiali significa valorizzare ciò che è già stato prodotto e aprire nuove possibilità di utilizzo.
Un abito usato o un tessuto invenduto possono diventare il punto di partenza per creare nuovi materiali. A San Pietro Mosezzo, in provincia di Novara, un impianto automatizzato è dedicato al recupero degli scarti tessili e alla loro trasformazione in fibre da reimpiegare. Il centro tratta materiali provenienti sia dagli indumenti dopo il consumo sia dai prodotti rimasti invenduti. Il processo comprende diverse fasi, dalla selezione alla sanificazione, fino alla lavorazione necessaria per ottenere fibre utilizzabili nuovamente. I materiali recuperati possono trovare spazio in settori differenti: dall’abbigliamento all’arredamento, fino all’edilizia e ad altri ambiti produttivi. L’obiettivo è riportare nella filiera risorse che altrimenti rischierebbero di essere considerate soltanto rifiuti. L’impianto è autorizzato a trattare circa 19.000 tonnellate di materiale all’anno. Si tratta della capacità prevista per la struttura, non della quantità già recuperata. Il progetto propone un esempio di economia circolare applicata al tessile, un settore in cui la gestione degli scarti rappresenta una sfida. Dare una seconda vita ai materiali significa valorizzare ciò che è già stato prodotto e aprire nuove possibilità di utilizzo.
Dillo a Plaple
A scuola di inclusione con “Cambiamo sguardo”
Conoscere i diritti delle persone con disabilità, riflettere sulle parole e imparare a riconoscere gli ostacoli che limitano la partecipazione. Sono alcuni degli obiettivi di Cambiamo sguardo, il progetto gratuito promosso da CBM Italia per portare la cultura dell’inclusione nelle scuole. Il percorso si rivolge agli istituti di ogni ordine e grado, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, e mette a disposizione di insegnanti ed educatori strumenti da utilizzare nelle attività didattiche. La quarta edizione comprende incontri online con esperti, videolezioni registrate e un kit digitale con proposte e laboratori da svolgere in classe. Tra i temi affrontati ci sono il linguaggio, le diverse forme di disabilità, le strategie educative e le possibilità offerte dalla tecnologia per rendere gli ambienti più accessibili. Gli incontri si sviluppano nel corso dell’anno scolastico, da ottobre 2026 ad aprile 2027. Il progetto offre così occasioni di formazione e confronto per chi accompagna bambini e ragazzi nella crescita. Attraverso la conoscenza e il dialogo, Cambiamo sguardo invita a superare stereotipi e pregiudizi, contribuendo a costruire una scuola in cui ogni persona possa sentirsi parte della comunità.
Conoscere i diritti delle persone con disabilità, riflettere sulle parole e imparare a riconoscere gli ostacoli che limitano la partecipazione. Sono alcuni degli obiettivi di Cambiamo sguardo, il progetto gratuito promosso da CBM Italia per portare la cultura dell’inclusione nelle scuole. Il percorso si rivolge agli istituti di ogni ordine e grado, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, e mette a disposizione di insegnanti ed educatori strumenti da utilizzare nelle attività didattiche. La quarta edizione comprende incontri online con esperti, videolezioni registrate e un kit digitale con proposte e laboratori da svolgere in classe. Tra i temi affrontati ci sono il linguaggio, le diverse forme di disabilità, le strategie educative e le possibilità offerte dalla tecnologia per rendere gli ambienti più accessibili. Gli incontri si sviluppano nel corso dell’anno scolastico, da ottobre 2026 ad aprile 2027. Il progetto offre così occasioni di formazione e confronto per chi accompagna bambini e ragazzi nella crescita. Attraverso la conoscenza e il dialogo, Cambiamo sguardo invita a superare stereotipi e pregiudizi, contribuendo a costruire una scuola in cui ogni persona possa sentirsi parte della comunità.
Dillo a Plaple
Il cibo che diventa aiuto
Il cibo che rischia di essere sprecato può diventare una risorsa per chi attraversa un momento di difficoltà. A Roma nasce con questo obiettivo la Dispensa solidale delle ACLI: uno spazio dedicato al recupero e alla redistribuzione delle eccedenze alimentari. Il progetto raccoglie prodotti ancora utilizzabili e li destina alle persone e alle famiglie che hanno bisogno di sostegno. Un impegno che unisce solidarietà e attenzione all’ambiente, valorizzando gli alimenti che altrimenti rischierebbero di andare perduti. La dispensa non è soltanto un luogo dedicato alla raccolta e alla consegna del cibo. È pensata anche come spazio di ascolto e orientamento, dove accogliere le persone, comprendere le loro necessità e accompagnarle verso altre opportunità di aiuto presenti sul territorio. L’iniziativa rappresenta un’evoluzione del progetto Il Cibo che serve, attraverso il quale le ACLI di Roma recuperano da anni eccedenze alimentari da redistribuire nella provincia. L’esperienza mette in relazione volontari, realtà del territorio e persone in difficoltà, ricordando che dietro ogni alimento recuperato possono esserci un gesto di cura, un incontro e la possibilità di costruire legami.
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Dillo a Plaple
Fermare i rifiuti prima che arrivi in mare
Intercettare la plastica e gli altri rifiuti lungo il loro percorso, prima che raggiungano il mare. È l’obiettivo dell’impianto installato a Porto Viro, nel Delta del Po, nell’ambito del progetto europeo INSPIRE, dedicato alla tutela degli ambienti acquatici. Il sistema è stato realizzato per raccogliere i materiali trasportati dalle acque del fiume e intervenire su una delle vie attraverso cui i rifiuti possono arrivare nell’Adriatico. Un’azione che punta a contrastare l’inquinamento partendo dai corsi d’acqua e unendo prevenzione, ricerca e tecnologia. Al progetto partecipa anche l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con il sostegno della Regione Veneto. L’impianto si inserisce in un lavoro più ampio che comprende il monitoraggio ambientale, l’osservazione delle microplastiche e iniziative di pulizia delle rive. Nel territorio è stato inoltre sviluppato un sistema di telecamere per contribuire all’analisi dei rifiuti presenti nel fiume. La raccolta dei materiali e lo studio della loro presenza possono così affiancarsi, aiutando a conoscere meglio il problema. Un’esperienza che ricorda quanto la salute dei fiumi sia legata a quella del mare e quanto sia importante intervenire prima che i rifiuti si disperdano nell’ambiente.
Intercettare la plastica e gli altri rifiuti lungo il loro percorso, prima che raggiungano il mare. È l’obiettivo dell’impianto installato a Porto Viro, nel Delta del Po, nell’ambito del progetto europeo INSPIRE, dedicato alla tutela degli ambienti acquatici. Il sistema è stato realizzato per raccogliere i materiali trasportati dalle acque del fiume e intervenire su una delle vie attraverso cui i rifiuti possono arrivare nell’Adriatico. Un’azione che punta a contrastare l’inquinamento partendo dai corsi d’acqua e unendo prevenzione, ricerca e tecnologia. Al progetto partecipa anche l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con il sostegno della Regione Veneto. L’impianto si inserisce in un lavoro più ampio che comprende il monitoraggio ambientale, l’osservazione delle microplastiche e iniziative di pulizia delle rive. Nel territorio è stato inoltre sviluppato un sistema di telecamere per contribuire all’analisi dei rifiuti presenti nel fiume. La raccolta dei materiali e lo studio della loro presenza possono così affiancarsi, aiutando a conoscere meglio il problema. Un’esperienza che ricorda quanto la salute dei fiumi sia legata a quella del mare e quanto sia importante intervenire prima che i rifiuti si disperdano nell’ambiente.
Dillo a Plaple
L’arte oltre lo sguardo
Ascoltare un dipinto e scoprire la storia di chi lo ha realizzato. Alla Pinacoteca di Brera, a Milano, la tecnologia apre nuove possibilità per avvicinare le persone cieche e Ascoltare la descrizione di un dipinto, scoprire la storia dell’artista e orientarsi tra le sale di un museo. Alla Pinacoteca di Brera, a Milano, la tecnologia apre nuove possibilità per avvicinare le persone cieche e ipovedenti al patrimonio artistico. È l’obiettivo di Sensing Art – Capolavori oltre lo sguardo, una sperimentazione che introduce gli occhiali intelligenti nel percorso accessibile della Pinacoteca. Grazie al dispositivo, i visitatori possono riconoscere otto opere della collezione e ascoltare contenuti dedicati a ciascun capolavoro: dalla descrizione della composizione agli approfondimenti storico-artistici, fino alla biografia dell’autore. Sono disponibili anche brevi tracce audio pensate per accompagnare gli spostamenti da un’opera all’altra. Gli occhiali vengono messi gratuitamente a disposizione delle persone cieche e ipovedenti, previa prenotazione. La sperimentazione si inserisce nel percorso DescriVedendo, già presente al museo da diversi anni, e nasce dalla collaborazione tra la Pinacoteca, Meta ed EssilorLuxottica, insieme ad associazioni e realtà impegnate nel campo della disabilità visiva. Un’esperienza che mette l’innovazione al servizio dell’accessibilità culturale.
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Dillo a Plaple
Un emporio per dare una mano alle famiglie
Alimenti, vestiti, prodotti per la casa e passeggini: a Quartu Sant’Elena, in Sardegna, la solidarietà prende forma sugli scaffali di un nuovo emporio. Lo spazio distribuisce gratuitamente beni alle persone in difficoltà, offrendo un sostegno concreto alle necessità quotidiane. L’Emporio Solidale si trova in locali messi a disposizione dalla Comunità Missionaria di Villaregia, per una superficie complessiva di 750 metri quadrati. La dotazione comprende generi alimentari, detersivi, abbigliamento, giocattoli e articoli orto-sanitari. Tra i beni disponibili ci sono anche abiti da sposa, un dettaglio che racconta la varietà dei bisogni ai quali l’iniziativa cerca di rispondere. Il progetto nasce dalla collaborazione tra istituzioni e volontariato. Domu Mia è l’associazione capofila di una rete che comprende Conferenze Vincenziane di Quartu, Caritas, Anteas, Anmic, Lato B e Consorzio Alimentis. Il Comune ha contribuito attraverso un protocollo d’intesa con le associazioni del Terzo settore. L’emporio si aggiunge ai servizi territoriali per contrastare la povertà, con l’intenzione di diventare anche un punto di accoglienza e ascolto. Dietro ogni oggetto distribuito c’è una necessità concreta: preparare un pasto, vestire un bambino, affrontare una spesa che pesa sul bilancio familiare. La collaborazione tra le realtà locali permette di raccogliere queste esigenze in un unico spazio, dove l’aiuto materiale si accompagna alla costruzione di relazioni e al sostegno della comunità.
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