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Un emporio per dare una mano alle famiglie


Alimenti, vestiti, prodotti per la casa e passeggini: a Quartu Sant’Elena, in Sardegna, la solidarietà prende forma sugli scaffali di un nuovo emporio. Lo spazio distribuisce gratuitamente beni alle persone in difficoltà, offrendo un sostegno concreto alle necessità quotidiane.
L’Emporio Solidale si trova in locali messi a disposizione dalla Comunità Missionaria di Villaregia, per una superficie complessiva di 750 metri quadrati. La dotazione comprende generi alimentari, detersivi, abbigliamento, giocattoli e articoli orto-sanitari. Tra i beni disponibili ci sono anche abiti da sposa, un dettaglio che racconta la varietà dei bisogni ai quali l’iniziativa cerca di rispondere.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra istituzioni e volontariato. Domu Mia è l’associazione capofila di una rete che comprende Conferenze Vincenziane di Quartu, Caritas, Anteas, Anmic, Lato B e Consorzio Alimentis. Il Comune ha contribuito attraverso un protocollo d’intesa con le associazioni del Terzo settore. L’emporio si aggiunge ai servizi territoriali per contrastare la povertà, con l’intenzione di diventare anche un punto di accoglienza e ascolto. Dietro ogni oggetto distribuito c’è una necessità concreta: preparare un pasto, vestire un bambino, affrontare una spesa che pesa sul bilancio familiare. La collaborazione tra le realtà locali permette di raccogliere queste esigenze in un unico spazio, dove l’aiuto materiale si accompagna alla costruzione di relazioni e al sostegno della comunità.

Rubrica: Dillo a Plaple

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Alimenti, vestiti, prodotti per la casa e passeggini: a Quartu Sant’Elena, in Sardegna, la solidarietà prende forma sugli scaffali di un nuovo emporio. Lo spazio distribuisce gratuitamente beni alle persone in difficoltà, offrendo un sostegno concreto alle necessità quotidiane. L’Emporio Solidale si trova in locali messi a disposizione dalla Comunità Missionaria di Villaregia, per una superficie complessiva di 750 metri quadrati. La dotazione comprende generi alimentari, detersivi, abbigliamento, giocattoli e articoli orto-sanitari. Tra i beni disponibili ci sono anche abiti da sposa, un dettaglio che racconta la varietà dei bisogni ai quali l’iniziativa cerca di rispondere. Il progetto nasce dalla collaborazione tra istituzioni e volontariato. Domu Mia è l’associazione capofila di una rete che comprende Conferenze Vincenziane di Quartu, Caritas, Anteas, Anmic, Lato B e Consorzio Alimentis. Il Comune ha contribuito attraverso un protocollo d’intesa con le associazioni del Terzo settore. L’emporio si aggiunge ai servizi territoriali per contrastare la povertà, con l’intenzione di diventare anche un punto di accoglienza e ascolto. Dietro ogni oggetto distribuito c’è una necessità concreta: preparare un pasto, vestire un bambino, affrontare una spesa che pesa sul bilancio familiare. La collaborazione tra le realtà locali permette di raccogliere queste esigenze in un unico spazio, dove l’aiuto materiale si accompagna alla costruzione di relazioni e al sostegno della comunità.

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Dallo spreco alla risorsa, la cucina sostenibile di Mesa Noa


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La Cucina Sociale di Mesa Noa nasce a Cagliari come progetto innovativo che mette al centro la sostenibilità ambientale e la lotta allo spreco alimentare. L’iniziativa, promossa dalla food coop autogestita Mesa Noa, si propone di recuperare eccedenze alimentari e trasformarle in piatti sani, valorizzando i prodotti locali e stagionali. Questo spazio non è solo una cucina, ma un luogo di comunità, inclusione e apprendimento, dove persone di tutte le età possono incontrarsi, collaborare e acquisire maggiore consapevolezza sul cibo e sull’ambiente. È pensato come un punto di riferimento aperto al territorio, capace di coinvolgere cittadini, volontari, produttori e realtà sociali. Il progetto promuove un modello di economia circolare, in cui il cibo non viene sprecato ma recuperato e restituito alla collettività, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale e a sostenere i produttori locali. Grande attenzione è rivolta alla filiera corta, privilegiando ingredienti provenienti da agricoltura sostenibile e realtà del territorio sardo. La Cucina Sociale si inserisce all’interno dei valori della cooperativa Mesa Noa, che da anni promuove consumo critico, giustizia alimentare e accesso equo al cibo di qualità. L’obiettivo è costruire un sistema alimentare alternativo, più etico e trasparente, basato sulla partecipazione attiva dei soci. Attraverso laboratori, corsi e momenti conviviali, la Cucina Sociale educa a un consumo responsabile, rafforzando il legame tra territorio, alimentazione e sostenibilità. Le attività includono anche percorsi formativi su nutrizione, autoproduzione e riduzione degli sprechi domestici. Il progetto ha inoltre una forte dimensione sociale: favorisce l’inclusione di persone in situazioni di fragilità e crea occasioni di incontro interculturale, utilizzando il cibo come strumento di relazione e integrazione. In questo modo Mesa Noa dimostra come la collaborazione e la partecipazione attiva possano generare un cambiamento concreto verso uno stile di vita più sostenibile, equo e solidale. La Cucina Sociale rappresenta così un esempio replicabile di innovazione sociale, capace di coniugare tutela ambientale, solidarietà e valorizzazione del territorio.

La Cucina Sociale di Mesa Noa nasce a Cagliari come progetto innovativo che mette al centro la sostenibilità ambientale e la lotta allo spreco alimentare. L’iniziativa, promossa dalla food coop autogestita Mesa Noa, si propone di recuperare eccedenze alimentari e trasformarle in piatti sani, valorizzando i prodotti locali e stagionali. Questo spazio non è solo una cucina, ma un luogo di comunità, inclusione e apprendimento, dove persone di tutte le età possono incontrarsi, collaborare e acquisire maggiore consapevolezza sul cibo e sull’ambiente. È pensato come un punto di riferimento aperto al territorio, capace di coinvolgere cittadini, volontari, produttori e realtà sociali. Il progetto promuove un modello di economia circolare, in cui il cibo non viene sprecato ma recuperato e restituito alla collettività, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale e a sostenere i produttori locali. Grande attenzione è rivolta alla filiera corta, privilegiando ingredienti provenienti da agricoltura sostenibile e realtà del territorio sardo. La Cucina Sociale si inserisce all’interno dei valori della cooperativa Mesa Noa, che da anni promuove consumo critico, giustizia alimentare e accesso equo al cibo di qualità. L’obiettivo è costruire un sistema alimentare alternativo, più etico e trasparente, basato sulla partecipazione attiva dei soci. Attraverso laboratori, corsi e momenti conviviali, la Cucina Sociale educa a un consumo responsabile, rafforzando il legame tra territorio, alimentazione e sostenibilità. Le attività includono anche percorsi formativi su nutrizione, autoproduzione e riduzione degli sprechi domestici. Il progetto ha inoltre una forte dimensione sociale: favorisce l’inclusione di persone in situazioni di fragilità e crea occasioni di incontro interculturale, utilizzando il cibo come strumento di relazione e integrazione. In questo modo Mesa Noa dimostra come la collaborazione e la partecipazione attiva possano generare un cambiamento concreto verso uno stile di vita più sostenibile, equo e solidale. La Cucina Sociale rappresenta così un esempio replicabile di innovazione sociale, capace di coniugare tutela ambientale, solidarietà e valorizzazione del territorio.

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L’ingegnere “più forte della sclerosi multipla”


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Dal 8 al 14 ottobre ha percorso, insieme a un gruppo di volontari, alcuni tratti del Cammino di Nostra Signora di Bonaria e del Cammino Minerario di Santa Barbara. Matteo si muove grazie a una joëlette, una speciale carrozzina fuoristrada, che gli consente di affrontare sentieri e percorsi naturali. Durante il viaggio sono stati organizzati incontri pubblici e proiezioni del docufilm “Si può fare”, per sensibilizzare sul tema della disabilità e dell’inclusione. Nonostante la malattia lo costringa sulla sedia a rotelle e a comunicare tramite puntatore oculare, Matteo ha dimostrato che la determinazione può superare ogni ostacolo. Il suo messaggio finale, semplice ma potente, riassume il senso dell’impresa: “Non cammino più con le gambe, ma con il cuore e con gli occhi.”

Dal 8 al 14 ottobre ha percorso, insieme a un gruppo di volontari, alcuni tratti del Cammino di Nostra Signora di Bonaria e del Cammino Minerario di Santa Barbara. Matteo si muove grazie a una joëlette, una speciale carrozzina fuoristrada, che gli consente di affrontare sentieri e percorsi naturali. Durante il viaggio sono stati organizzati incontri pubblici e proiezioni del docufilm “Si può fare”, per sensibilizzare sul tema della disabilità e dell’inclusione. Nonostante la malattia lo costringa sulla sedia a rotelle e a comunicare tramite puntatore oculare, Matteo ha dimostrato che la determinazione può superare ogni ostacolo. Il suo messaggio finale, semplice ma potente, riassume il senso dell’impresa: “Non cammino più con le gambe, ma con il cuore e con gli occhi.”

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Pesce, da scarto a bioplastica idrosolubile. L’idea nata da una startup di Sassari


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Relicta è una startup di Sassari che ha sviluppato una bioplastica idrosolubile da scarti di pesce. L'azienda vuole essere parte della soluzione a un grande problema che è l'inquinamento da plastica. Come funziona? Lo spiegano proprio i giovani fondatori della strartup. La soluzione Relicta è un materiale bioplastico idrosolubile ottenuto dagli scarti della lavorazione del pesce e adatto per soluzioni di imballaggio. In particolare, dalla pelle del pesce è possibile ottenere, tramite una miscela specifica, una pellicola di plastica trasparente e inodore. La plastica, per la sua composizione, è compostabile, biodegradabile e idrosolubile. La solubilità in acqua è la caratteristica più importante del nostro prodotto che apre nuove vie di smaltimento per questo materiale.

Relicta è una startup di Sassari che ha sviluppato una bioplastica idrosolubile da scarti di pesce. L'azienda vuole essere parte della soluzione a un grande problema che è l'inquinamento da plastica. Come funziona? Lo spiegano proprio i giovani fondatori della strartup. La soluzione Relicta è un materiale bioplastico idrosolubile ottenuto dagli scarti della lavorazione del pesce e adatto per soluzioni di imballaggio. In particolare, dalla pelle del pesce è possibile ottenere, tramite una miscela specifica, una pellicola di plastica trasparente e inodore. La plastica, per la sua composizione, è compostabile, biodegradabile e idrosolubile. La solubilità in acqua è la caratteristica più importante del nostro prodotto che apre nuove vie di smaltimento per questo materiale.

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Riportami al Mare, la sfida per il ripristino dei litorali


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Aumentare le consapevolezze rispetto alla tutela dei litorali, far comprendere il danno generato dal “particolare” souvenir contraddistinto da sabbia e conchiglie che ogni anno finiscono in valigia dei turisti di passaggio dall’aeroporto di Olbia. Testimonial per il 2024 l'artista Geppi Cucciari Nasce così nel 2019 il progetto “Riportami al Mare”, sviluppato grazie ad un protocollo di intesa tra Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell'AreaMarina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'obiettivo di coordinare gli sforzi per tutelare l'ambiente e ripristinare i litorali. "Riportami al Mare", un progetto che prevede la reimmissione in natura di oltre 6 tonnellate di rocce, sabbia e conchiglie sequestrate ai controlli di sicurezza dell'Aeroporto di Olbia negli ultimi cinque anni grazie al lavoro degli enti di Stato preposti e dal personale di sicurezza aeroportuale. Quest'anno, l'ingente quantitativo di materiale naturale confiscato e reimmesso in natura si aggiunge alle oltre 10 tonnellate di materiale "restituito" durante la prima edizione del progetto nel 2019. Il riposizionamento nelle spiagge è stato effettuato dopo un dettagliato lavoro di classificazione svolto dai biologi dell'Area Marina Protetta di Tavolara.

Aumentare le consapevolezze rispetto alla tutela dei litorali, far comprendere il danno generato dal “particolare” souvenir contraddistinto da sabbia e conchiglie che ogni anno finiscono in valigia dei turisti di passaggio dall’aeroporto di Olbia. Testimonial per il 2024 l'artista Geppi Cucciari Nasce così nel 2019 il progetto “Riportami al Mare”, sviluppato grazie ad un protocollo di intesa tra Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell'AreaMarina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'obiettivo di coordinare gli sforzi per tutelare l'ambiente e ripristinare i litorali. "Riportami al Mare", un progetto che prevede la reimmissione in natura di oltre 6 tonnellate di rocce, sabbia e conchiglie sequestrate ai controlli di sicurezza dell'Aeroporto di Olbia negli ultimi cinque anni grazie al lavoro degli enti di Stato preposti e dal personale di sicurezza aeroportuale. Quest'anno, l'ingente quantitativo di materiale naturale confiscato e reimmesso in natura si aggiunge alle oltre 10 tonnellate di materiale "restituito" durante la prima edizione del progetto nel 2019. Il riposizionamento nelle spiagge è stato effettuato dopo un dettagliato lavoro di classificazione svolto dai biologi dell'Area Marina Protetta di Tavolara.

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Ichnusa e Legambiente Sardegna insieme per ispirare il cambiamento


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“Se deve finire così, non beveteci nemmeno.” Così, Ichnusa, la birra con anima sarda, insieme a Legambiente Sardegna decide di mandare un messaggio forte e diretto per ispirare il cambiamento. Una presa di posizione che invita tutti a riflettere sull’importanza della responsabilità sociale, andando anche contro i loro interessi. Ichnusa e Legambiente Sardegna scendono in campo in prima persona in giornate di pulizia organizzate in tutta l’isola, nei principali luoghi della società: momenti di aggregazione e responsabilità per mostrare quello in cui credono, attraverso un gesto concreto.

“Se deve finire così, non beveteci nemmeno.” Così, Ichnusa, la birra con anima sarda, insieme a Legambiente Sardegna decide di mandare un messaggio forte e diretto per ispirare il cambiamento. Una presa di posizione che invita tutti a riflettere sull’importanza della responsabilità sociale, andando anche contro i loro interessi. Ichnusa e Legambiente Sardegna scendono in campo in prima persona in giornate di pulizia organizzate in tutta l’isola, nei principali luoghi della società: momenti di aggregazione e responsabilità per mostrare quello in cui credono, attraverso un gesto concreto.

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Ozieri, il Presidente della Repubblica premia una scuola


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In provincia di Sassari, a Ozieri, le classi 5AS, 5BS e 5AC del liceo scientifico e classico Antonio Segni, hanno ricevuto dal Presidente della repubblica tre targhe per essersi contraddistinti con gesti collettivi di solidarietà. Nel Dicembre 2022 gli studenti prestarono servizio di volontariato presso la mensa della Caritas di Sassari e alla Croce Ottagona di Ozieri. Tale iniziativa rientra nel progetto lanciato dalla scuola, “Mi metto al servizio”. Le testimonianze di questi studenti ha poi coinvolto altri giovani, che si sono messi in gioco, offrendo la propria disponibilità per svolgere attività di volontariato.

In provincia di Sassari, a Ozieri, le classi 5AS, 5BS e 5AC del liceo scientifico e classico Antonio Segni, hanno ricevuto dal Presidente della repubblica tre targhe per essersi contraddistinti con gesti collettivi di solidarietà. Nel Dicembre 2022 gli studenti prestarono servizio di volontariato presso la mensa della Caritas di Sassari e alla Croce Ottagona di Ozieri. Tale iniziativa rientra nel progetto lanciato dalla scuola, “Mi metto al servizio”. Le testimonianze di questi studenti ha poi coinvolto altri giovani, che si sono messi in gioco, offrendo la propria disponibilità per svolgere attività di volontariato.

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Canopoleno Green, un progetto sostenibile a Sassari


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Si svolge oggi negli spazi del Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari l’appuntamento con “Canopoleno Green”. Appuntamento fissato con la responsabilità e la sostenibilità, con la sensibilità ed il rispetto. Protagonista sarà l’ambiente. Protagonisti saranno i giovani studenti e studentesse della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’istituto che dal 2018 con la sua equipe educativa porta avanti un progetto di sostenibilità ambientale sviluppato attraverso iniziative annuali che confluiscono poi in una manifestazione finale, “Canopoleno Green” appunto. Lungo il suo percorso l’equipe è supportata da partner come Legambiente ed Eco volontari di Sassari e Assessorato all’Ambiente del Comune di Sassari. Il tema 2024 risponde appieno agli obiettivi della agenda 2030 e nello specifico all’obiettivo 14: “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. Il Canopoleno crede fermamente che il parlare ai bambini e alle bambine di sostenibilità, di pesca illegale a salvaguardia delle aree marine protette con strumenti didattici e strategie educative alternative sia chiave utile al prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolare modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma.

Si svolge oggi negli spazi del Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari l’appuntamento con “Canopoleno Green”. Appuntamento fissato con la responsabilità e la sostenibilità, con la sensibilità ed il rispetto. Protagonista sarà l’ambiente. Protagonisti saranno i giovani studenti e studentesse della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’istituto che dal 2018 con la sua equipe educativa porta avanti un progetto di sostenibilità ambientale sviluppato attraverso iniziative annuali che confluiscono poi in una manifestazione finale, “Canopoleno Green” appunto. Lungo il suo percorso l’equipe è supportata da partner come Legambiente ed Eco volontari di Sassari e Assessorato all’Ambiente del Comune di Sassari. Il tema 2024 risponde appieno agli obiettivi della agenda 2030 e nello specifico all’obiettivo 14: “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. Il Canopoleno crede fermamente che il parlare ai bambini e alle bambine di sostenibilità, di pesca illegale a salvaguardia delle aree marine protette con strumenti didattici e strategie educative alternative sia chiave utile al prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolare modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma.

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A Copenaghen prendersi cura dell’ambiente premia


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Raccogliere i rifiuti dal porto, spostarsi in bicicletta o raggiungere la città in treno: a Copenaghen le scelte più attente all’ambiente possono trasformarsi in esperienze. È il principio di CopenPay, il programma promosso dall’ente turistico Wonderful Copenhagen per coinvolgere i visitatori nella cura della capitale danese. L’iniziativa collega comportamenti responsabili a ricompense offerte dagli operatori aderenti. A seconda dell’attività scelta, si possono ottenere un caffè, una visita guidata, un ingresso gratuito o scontato oppure agevolazioni sul noleggio di biciclette. Il turista viene così invitato a partecipare alla vita della città attraverso gesti utili agli spazi che attraversa. Nato nel 2024, dopo due edizioni estive CopenPay è diventato attivo tutto l’anno dal 22 giugno 2026. Al lancio della nuova versione partecipavano oltre 90 operatori. Tra le proposte figurano anche laboratori per trasformare vecchi vestiti e attività dedicate alla conoscenza dell’energia eolica. Azioni e premi variano nel corso delle stagioni. Per partecipare si consulta il servizio digitale, si sceglie un’attività e, una volta completata, si mostra la schermata al partner coinvolto per ricevere la ricompensa. L’obiettivo è incoraggiare abitudini più consapevoli: limitare gli spostamenti più impattanti, contribuire alla pulizia degli spazi pubblici e conoscere meglio il territorio. La visita diventa così un’occasione per prendersi cura dell’ambiente, con comportamenti che possono proseguire anche dopo il viaggio.

Raccogliere i rifiuti dal porto, spostarsi in bicicletta o raggiungere la città in treno: a Copenaghen le scelte più attente all’ambiente possono trasformarsi in esperienze. È il principio di CopenPay, il programma promosso dall’ente turistico Wonderful Copenhagen per coinvolgere i visitatori nella cura della capitale danese. L’iniziativa collega comportamenti responsabili a ricompense offerte dagli operatori aderenti. A seconda dell’attività scelta, si possono ottenere un caffè, una visita guidata, un ingresso gratuito o scontato oppure agevolazioni sul noleggio di biciclette. Il turista viene così invitato a partecipare alla vita della città attraverso gesti utili agli spazi che attraversa. Nato nel 2024, dopo due edizioni estive CopenPay è diventato attivo tutto l’anno dal 22 giugno 2026. Al lancio della nuova versione partecipavano oltre 90 operatori. Tra le proposte figurano anche laboratori per trasformare vecchi vestiti e attività dedicate alla conoscenza dell’energia eolica. Azioni e premi variano nel corso delle stagioni. Per partecipare si consulta il servizio digitale, si sceglie un’attività e, una volta completata, si mostra la schermata al partner coinvolto per ricevere la ricompensa. L’obiettivo è incoraggiare abitudini più consapevoli: limitare gli spostamenti più impattanti, contribuire alla pulizia degli spazi pubblici e conoscere meglio il territorio. La visita diventa così un’occasione per prendersi cura dell’ambiente, con comportamenti che possono proseguire anche dopo il viaggio.

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All’Aquila l’inclusione costruisce nuove opportunità


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Riconoscere le capacità di una persona e creare le condizioni perché possa svilupparle: è l’obiettivo dell’Officina per l’Inclusione – L’Aquila Social HUB. Promosso da Autismo Abruzzo APS, con il sostegno di Enel Cuore e il contributo del Rotary Club L’Aquila, il progetto dedica nuovi spazi all’orientamento, all’autonomia e all’inclusione lavorativa. Il percorso punta a mettere in relazione le aspirazioni dei partecipanti con occasioni di formazione e collaborazione con il territorio. Sono previsti servizi informativi, laboratori e accompagnamento al lavoro, con il coinvolgimento di istituzioni e imprese. Tra le attività da avviare progressivamente figurano comunicazione, creatività artistica, fotografia e produzione video, da adattare alle inclinazioni dei partecipanti. Laboratori e percorsi personalizzati di orientamento possono diventare strumenti per conoscere le proprie competenze e individuare possibilità professionali. L’apertura dell’Officina rappresenta l’avvio di un progetto che dovrà ora svilupparsi attraverso le attività. Il suo valore sta nella costruzione di un ponte tra persone, formazione e imprese: un impegno condiviso per rendere l’autonomia e la partecipazione al lavoro opportunità più accessibili.

Riconoscere le capacità di una persona e creare le condizioni perché possa svilupparle: è l’obiettivo dell’Officina per l’Inclusione – L’Aquila Social HUB. Promosso da Autismo Abruzzo APS, con il sostegno di Enel Cuore e il contributo del Rotary Club L’Aquila, il progetto dedica nuovi spazi all’orientamento, all’autonomia e all’inclusione lavorativa. Il percorso punta a mettere in relazione le aspirazioni dei partecipanti con occasioni di formazione e collaborazione con il territorio. Sono previsti servizi informativi, laboratori e accompagnamento al lavoro, con il coinvolgimento di istituzioni e imprese. Tra le attività da avviare progressivamente figurano comunicazione, creatività artistica, fotografia e produzione video, da adattare alle inclinazioni dei partecipanti. Laboratori e percorsi personalizzati di orientamento possono diventare strumenti per conoscere le proprie competenze e individuare possibilità professionali. L’apertura dell’Officina rappresenta l’avvio di un progetto che dovrà ora svilupparsi attraverso le attività. Il suo valore sta nella costruzione di un ponte tra persone, formazione e imprese: un impegno condiviso per rendere l’autonomia e la partecipazione al lavoro opportunità più accessibili.

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Una giovane idea per proteggere l’acqua


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Le microplastiche sono particelle di plastica molto piccole, difficili da individuare e da rimuovere dall’acqua. Sheyna Patel ha deciso di dedicare a questo problema il proprio progetto scientifico. A 14 anni, la studentessa della Florida ha sviluppato un idrogel non tossico progettato per catturare e degradare microplastiche PET, il materiale usato anche nella produzione di molte bottiglie. Sheyna ha presentato il lavoro al 3M Young Scientist Challenge del 2025 ed è stata selezionata tra i finalisti. Secondo la scheda pubblicata dagli organizzatori, il suo idrogel ha ottenuto un’efficienza superiore al 93% nelle prove effettuate. Il dato riguarda quindi i risultati del progetto sperimentale sulle microplastiche considerate, non la rimozione di qualsiasi tipo di plastica da ogni fonte d’acqua. L’idea affronta una difficoltà concreta: intercettare particelle che possono finire negli ambienti acquatici e risultano complesse da trattare. La ricerca di Sheyna prova a combinare in un unico materiale la loro cattura e degradazione. Per capire come il gel potrebbe funzionare fuori dalle prove del concorso saranno necessari ulteriori sviluppi e verifiche. Il progetto mostra intanto il contributo che i giovani possono dare alla ricerca ambientale. Sheyna è partita da un problema globale e ha costruito una possibile risposta da sottoporre a test. La sua invenzione non è ancora una soluzione pronta all’uso, ma apre una strada da esplorare per la tutela dell’acqua e degli ecosistemi.

Le microplastiche sono particelle di plastica molto piccole, difficili da individuare e da rimuovere dall’acqua. Sheyna Patel ha deciso di dedicare a questo problema il proprio progetto scientifico. A 14 anni, la studentessa della Florida ha sviluppato un idrogel non tossico progettato per catturare e degradare microplastiche PET, il materiale usato anche nella produzione di molte bottiglie. Sheyna ha presentato il lavoro al 3M Young Scientist Challenge del 2025 ed è stata selezionata tra i finalisti. Secondo la scheda pubblicata dagli organizzatori, il suo idrogel ha ottenuto un’efficienza superiore al 93% nelle prove effettuate. Il dato riguarda quindi i risultati del progetto sperimentale sulle microplastiche considerate, non la rimozione di qualsiasi tipo di plastica da ogni fonte d’acqua. L’idea affronta una difficoltà concreta: intercettare particelle che possono finire negli ambienti acquatici e risultano complesse da trattare. La ricerca di Sheyna prova a combinare in un unico materiale la loro cattura e degradazione. Per capire come il gel potrebbe funzionare fuori dalle prove del concorso saranno necessari ulteriori sviluppi e verifiche. Il progetto mostra intanto il contributo che i giovani possono dare alla ricerca ambientale. Sheyna è partita da un problema globale e ha costruito una possibile risposta da sottoporre a test. La sua invenzione non è ancora una soluzione pronta all’uso, ma apre una strada da esplorare per la tutela dell’acqua e degli ecosistemi.

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Ramabai corre a piedi nudi per il futuro delle sue figlie


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Ramabai Ranvir non aveva mai affrontato una gara di corsa e non si era allenata per farlo. A 47 anni ha però deciso di partecipare a una competizione di tre chilometri ad Ambajogai, nello Stato indiano del Maharashtra. Il premio per la vincitrice poteva aiutarla ad acquistare i libri richiesti dalla figlia più giovane, Aarti, che frequenta l’università. Ramabai è partita indossando un sari e un paio di ciabatte. Durante il percorso le ha tolte e ha continuato a correre a piedi nudi, arrivando prima nella propria categoria. Dietro quella scelta c’erano anni di difficoltà economiche. Rimasta vedova nel 2012, ha cresciuto da sola le due figlie, lavorando prima a giornata e poi come cuoca per sostenerne gli studi. La figlia maggiore, Pooja, si prepara a entrare nella polizia. Anche lei ha partecipato alla corsa ed è arrivata seconda nella propria categoria. I premi vinti da madre e figlia sono stati destinati alle necessità di Aarti. Le cronache riportano importi diversi per la somma ricevuta da Ramabai; resta chiaro lo scopo per cui aveva scelto di correre. La sua vittoria racconta la determinazione di una madre, ma anche la fatica di una famiglia per cui comprare i libri rappresenta una spesa difficile da affrontare. Il traguardo di Ramabai non risolve da solo quelle difficoltà. Ha però dato visibilità al valore che attribuisce all’istruzione delle figlie e agli sforzi compiuti ogni giorno perché possano continuare a studiare.

Ramabai Ranvir non aveva mai affrontato una gara di corsa e non si era allenata per farlo. A 47 anni ha però deciso di partecipare a una competizione di tre chilometri ad Ambajogai, nello Stato indiano del Maharashtra. Il premio per la vincitrice poteva aiutarla ad acquistare i libri richiesti dalla figlia più giovane, Aarti, che frequenta l’università. Ramabai è partita indossando un sari e un paio di ciabatte. Durante il percorso le ha tolte e ha continuato a correre a piedi nudi, arrivando prima nella propria categoria. Dietro quella scelta c’erano anni di difficoltà economiche. Rimasta vedova nel 2012, ha cresciuto da sola le due figlie, lavorando prima a giornata e poi come cuoca per sostenerne gli studi. La figlia maggiore, Pooja, si prepara a entrare nella polizia. Anche lei ha partecipato alla corsa ed è arrivata seconda nella propria categoria. I premi vinti da madre e figlia sono stati destinati alle necessità di Aarti. Le cronache riportano importi diversi per la somma ricevuta da Ramabai; resta chiaro lo scopo per cui aveva scelto di correre. La sua vittoria racconta la determinazione di una madre, ma anche la fatica di una famiglia per cui comprare i libri rappresenta una spesa difficile da affrontare. Il traguardo di Ramabai non risolve da solo quelle difficoltà. Ha però dato visibilità al valore che attribuisce all’istruzione delle figlie e agli sforzi compiuti ogni giorno perché possano continuare a studiare.

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