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Riportami al Mare, la sfida per il ripristino dei litorali


Aumentare le consapevolezze rispetto alla tutela dei litorali, far comprendere il danno generato dal “particolare” souvenir contraddistinto da sabbia e conchiglie che ogni anno finiscono in valigia dei turisti di passaggio dall’aeroporto di Olbia. Testimonial per il 2024 l'artista Geppi Cucciari
Nasce così nel 2019 il progetto “Riportami al Mare”, sviluppato grazie ad un protocollo di intesa tra Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell'AreaMarina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'obiettivo di coordinare gli sforzi per tutelare l'ambiente e ripristinare i litorali.
"Riportami al Mare", un progetto che prevede la reimmissione in natura di oltre 6 tonnellate di rocce, sabbia e conchiglie sequestrate ai controlli di sicurezza dell'Aeroporto di Olbia negli ultimi cinque anni grazie al lavoro degli enti di Stato preposti e dal personale di sicurezza aeroportuale.
Quest'anno, l'ingente quantitativo di materiale naturale confiscato e reimmesso in natura si aggiunge alle oltre 10 tonnellate di materiale "restituito" durante la prima edizione del progetto nel 2019. Il riposizionamento nelle spiagge è stato effettuato dopo un dettagliato lavoro di classificazione svolto dai biologi dell'Area Marina Protetta di Tavolara.

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Dallo spreco alla risorsa, la cucina sostenibile di Mesa Noa


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La Cucina Sociale di Mesa Noa nasce a Cagliari come progetto innovativo che mette al centro la sostenibilità ambientale e la lotta allo spreco alimentare. L’iniziativa, promossa dalla food coop autogestita Mesa Noa, si propone di recuperare eccedenze alimentari e trasformarle in piatti sani, valorizzando i prodotti locali e stagionali. Questo spazio non è solo una cucina, ma un luogo di comunità, inclusione e apprendimento, dove persone di tutte le età possono incontrarsi, collaborare e acquisire maggiore consapevolezza sul cibo e sull’ambiente. È pensato come un punto di riferimento aperto al territorio, capace di coinvolgere cittadini, volontari, produttori e realtà sociali. Il progetto promuove un modello di economia circolare, in cui il cibo non viene sprecato ma recuperato e restituito alla collettività, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale e a sostenere i produttori locali. Grande attenzione è rivolta alla filiera corta, privilegiando ingredienti provenienti da agricoltura sostenibile e realtà del territorio sardo. La Cucina Sociale si inserisce all’interno dei valori della cooperativa Mesa Noa, che da anni promuove consumo critico, giustizia alimentare e accesso equo al cibo di qualità. L’obiettivo è costruire un sistema alimentare alternativo, più etico e trasparente, basato sulla partecipazione attiva dei soci. Attraverso laboratori, corsi e momenti conviviali, la Cucina Sociale educa a un consumo responsabile, rafforzando il legame tra territorio, alimentazione e sostenibilità. Le attività includono anche percorsi formativi su nutrizione, autoproduzione e riduzione degli sprechi domestici. Il progetto ha inoltre una forte dimensione sociale: favorisce l’inclusione di persone in situazioni di fragilità e crea occasioni di incontro interculturale, utilizzando il cibo come strumento di relazione e integrazione. In questo modo Mesa Noa dimostra come la collaborazione e la partecipazione attiva possano generare un cambiamento concreto verso uno stile di vita più sostenibile, equo e solidale. La Cucina Sociale rappresenta così un esempio replicabile di innovazione sociale, capace di coniugare tutela ambientale, solidarietà e valorizzazione del territorio.

La Cucina Sociale di Mesa Noa nasce a Cagliari come progetto innovativo che mette al centro la sostenibilità ambientale e la lotta allo spreco alimentare. L’iniziativa, promossa dalla food coop autogestita Mesa Noa, si propone di recuperare eccedenze alimentari e trasformarle in piatti sani, valorizzando i prodotti locali e stagionali. Questo spazio non è solo una cucina, ma un luogo di comunità, inclusione e apprendimento, dove persone di tutte le età possono incontrarsi, collaborare e acquisire maggiore consapevolezza sul cibo e sull’ambiente. È pensato come un punto di riferimento aperto al territorio, capace di coinvolgere cittadini, volontari, produttori e realtà sociali. Il progetto promuove un modello di economia circolare, in cui il cibo non viene sprecato ma recuperato e restituito alla collettività, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale e a sostenere i produttori locali. Grande attenzione è rivolta alla filiera corta, privilegiando ingredienti provenienti da agricoltura sostenibile e realtà del territorio sardo. La Cucina Sociale si inserisce all’interno dei valori della cooperativa Mesa Noa, che da anni promuove consumo critico, giustizia alimentare e accesso equo al cibo di qualità. L’obiettivo è costruire un sistema alimentare alternativo, più etico e trasparente, basato sulla partecipazione attiva dei soci. Attraverso laboratori, corsi e momenti conviviali, la Cucina Sociale educa a un consumo responsabile, rafforzando il legame tra territorio, alimentazione e sostenibilità. Le attività includono anche percorsi formativi su nutrizione, autoproduzione e riduzione degli sprechi domestici. Il progetto ha inoltre una forte dimensione sociale: favorisce l’inclusione di persone in situazioni di fragilità e crea occasioni di incontro interculturale, utilizzando il cibo come strumento di relazione e integrazione. In questo modo Mesa Noa dimostra come la collaborazione e la partecipazione attiva possano generare un cambiamento concreto verso uno stile di vita più sostenibile, equo e solidale. La Cucina Sociale rappresenta così un esempio replicabile di innovazione sociale, capace di coniugare tutela ambientale, solidarietà e valorizzazione del territorio.

Dillo a Plaple

L’ingegnere “più forte della sclerosi multipla”


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Dal 8 al 14 ottobre ha percorso, insieme a un gruppo di volontari, alcuni tratti del Cammino di Nostra Signora di Bonaria e del Cammino Minerario di Santa Barbara. Matteo si muove grazie a una joëlette, una speciale carrozzina fuoristrada, che gli consente di affrontare sentieri e percorsi naturali. Durante il viaggio sono stati organizzati incontri pubblici e proiezioni del docufilm “Si può fare”, per sensibilizzare sul tema della disabilità e dell’inclusione. Nonostante la malattia lo costringa sulla sedia a rotelle e a comunicare tramite puntatore oculare, Matteo ha dimostrato che la determinazione può superare ogni ostacolo. Il suo messaggio finale, semplice ma potente, riassume il senso dell’impresa: “Non cammino più con le gambe, ma con il cuore e con gli occhi.”

Dal 8 al 14 ottobre ha percorso, insieme a un gruppo di volontari, alcuni tratti del Cammino di Nostra Signora di Bonaria e del Cammino Minerario di Santa Barbara. Matteo si muove grazie a una joëlette, una speciale carrozzina fuoristrada, che gli consente di affrontare sentieri e percorsi naturali. Durante il viaggio sono stati organizzati incontri pubblici e proiezioni del docufilm “Si può fare”, per sensibilizzare sul tema della disabilità e dell’inclusione. Nonostante la malattia lo costringa sulla sedia a rotelle e a comunicare tramite puntatore oculare, Matteo ha dimostrato che la determinazione può superare ogni ostacolo. Il suo messaggio finale, semplice ma potente, riassume il senso dell’impresa: “Non cammino più con le gambe, ma con il cuore e con gli occhi.”

Dillo a Plaple

Pesce, da scarto a bioplastica idrosolubile. L’idea nata da una startup di Sassari


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Relicta è una startup di Sassari che ha sviluppato una bioplastica idrosolubile da scarti di pesce. L'azienda vuole essere parte della soluzione a un grande problema che è l'inquinamento da plastica. Come funziona? Lo spiegano proprio i giovani fondatori della strartup. La soluzione Relicta è un materiale bioplastico idrosolubile ottenuto dagli scarti della lavorazione del pesce e adatto per soluzioni di imballaggio. In particolare, dalla pelle del pesce è possibile ottenere, tramite una miscela specifica, una pellicola di plastica trasparente e inodore. La plastica, per la sua composizione, è compostabile, biodegradabile e idrosolubile. La solubilità in acqua è la caratteristica più importante del nostro prodotto che apre nuove vie di smaltimento per questo materiale.

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Riportami al Mare, la sfida per il ripristino dei litorali


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Aumentare le consapevolezze rispetto alla tutela dei litorali, far comprendere il danno generato dal “particolare” souvenir contraddistinto da sabbia e conchiglie che ogni anno finiscono in valigia dei turisti di passaggio dall’aeroporto di Olbia. Testimonial per il 2024 l'artista Geppi Cucciari Nasce così nel 2019 il progetto “Riportami al Mare”, sviluppato grazie ad un protocollo di intesa tra Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell'AreaMarina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'obiettivo di coordinare gli sforzi per tutelare l'ambiente e ripristinare i litorali. "Riportami al Mare", un progetto che prevede la reimmissione in natura di oltre 6 tonnellate di rocce, sabbia e conchiglie sequestrate ai controlli di sicurezza dell'Aeroporto di Olbia negli ultimi cinque anni grazie al lavoro degli enti di Stato preposti e dal personale di sicurezza aeroportuale. Quest'anno, l'ingente quantitativo di materiale naturale confiscato e reimmesso in natura si aggiunge alle oltre 10 tonnellate di materiale "restituito" durante la prima edizione del progetto nel 2019. Il riposizionamento nelle spiagge è stato effettuato dopo un dettagliato lavoro di classificazione svolto dai biologi dell'Area Marina Protetta di Tavolara.

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Ichnusa e Legambiente Sardegna insieme per ispirare il cambiamento


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“Se deve finire così, non beveteci nemmeno.” Così, Ichnusa, la birra con anima sarda, insieme a Legambiente Sardegna decide di mandare un messaggio forte e diretto per ispirare il cambiamento. Una presa di posizione che invita tutti a riflettere sull’importanza della responsabilità sociale, andando anche contro i loro interessi. Ichnusa e Legambiente Sardegna scendono in campo in prima persona in giornate di pulizia organizzate in tutta l’isola, nei principali luoghi della società: momenti di aggregazione e responsabilità per mostrare quello in cui credono, attraverso un gesto concreto.

“Se deve finire così, non beveteci nemmeno.” Così, Ichnusa, la birra con anima sarda, insieme a Legambiente Sardegna decide di mandare un messaggio forte e diretto per ispirare il cambiamento. Una presa di posizione che invita tutti a riflettere sull’importanza della responsabilità sociale, andando anche contro i loro interessi. Ichnusa e Legambiente Sardegna scendono in campo in prima persona in giornate di pulizia organizzate in tutta l’isola, nei principali luoghi della società: momenti di aggregazione e responsabilità per mostrare quello in cui credono, attraverso un gesto concreto.

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Ozieri, il Presidente della Repubblica premia una scuola


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In provincia di Sassari, a Ozieri, le classi 5AS, 5BS e 5AC del liceo scientifico e classico Antonio Segni, hanno ricevuto dal Presidente della repubblica tre targhe per essersi contraddistinti con gesti collettivi di solidarietà. Nel Dicembre 2022 gli studenti prestarono servizio di volontariato presso la mensa della Caritas di Sassari e alla Croce Ottagona di Ozieri. Tale iniziativa rientra nel progetto lanciato dalla scuola, “Mi metto al servizio”. Le testimonianze di questi studenti ha poi coinvolto altri giovani, che si sono messi in gioco, offrendo la propria disponibilità per svolgere attività di volontariato.

In provincia di Sassari, a Ozieri, le classi 5AS, 5BS e 5AC del liceo scientifico e classico Antonio Segni, hanno ricevuto dal Presidente della repubblica tre targhe per essersi contraddistinti con gesti collettivi di solidarietà. Nel Dicembre 2022 gli studenti prestarono servizio di volontariato presso la mensa della Caritas di Sassari e alla Croce Ottagona di Ozieri. Tale iniziativa rientra nel progetto lanciato dalla scuola, “Mi metto al servizio”. Le testimonianze di questi studenti ha poi coinvolto altri giovani, che si sono messi in gioco, offrendo la propria disponibilità per svolgere attività di volontariato.

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Canopoleno Green, un progetto sostenibile a Sassari


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Si svolge oggi negli spazi del Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari l’appuntamento con “Canopoleno Green”. Appuntamento fissato con la responsabilità e la sostenibilità, con la sensibilità ed il rispetto. Protagonista sarà l’ambiente. Protagonisti saranno i giovani studenti e studentesse della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’istituto che dal 2018 con la sua equipe educativa porta avanti un progetto di sostenibilità ambientale sviluppato attraverso iniziative annuali che confluiscono poi in una manifestazione finale, “Canopoleno Green” appunto. Lungo il suo percorso l’equipe è supportata da partner come Legambiente ed Eco volontari di Sassari e Assessorato all’Ambiente del Comune di Sassari. Il tema 2024 risponde appieno agli obiettivi della agenda 2030 e nello specifico all’obiettivo 14: “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. Il Canopoleno crede fermamente che il parlare ai bambini e alle bambine di sostenibilità, di pesca illegale a salvaguardia delle aree marine protette con strumenti didattici e strategie educative alternative sia chiave utile al prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolare modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma.

Si svolge oggi negli spazi del Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari l’appuntamento con “Canopoleno Green”. Appuntamento fissato con la responsabilità e la sostenibilità, con la sensibilità ed il rispetto. Protagonista sarà l’ambiente. Protagonisti saranno i giovani studenti e studentesse della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’istituto che dal 2018 con la sua equipe educativa porta avanti un progetto di sostenibilità ambientale sviluppato attraverso iniziative annuali che confluiscono poi in una manifestazione finale, “Canopoleno Green” appunto. Lungo il suo percorso l’equipe è supportata da partner come Legambiente ed Eco volontari di Sassari e Assessorato all’Ambiente del Comune di Sassari. Il tema 2024 risponde appieno agli obiettivi della agenda 2030 e nello specifico all’obiettivo 14: “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. Il Canopoleno crede fermamente che il parlare ai bambini e alle bambine di sostenibilità, di pesca illegale a salvaguardia delle aree marine protette con strumenti didattici e strategie educative alternative sia chiave utile al prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolare modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma.

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Favole che accorciano le distanze


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C’è un mondo che corre veloce. E poi c’è chi sceglie di fermarsi qualche minuto, ascoltare una voce e lasciarsi accompagnare da una storia. A Pistoia, Capitale Italiana del Libro 2026, nasce “Favole al telefono”, un progetto ispirato alle celebri storie di Gianni Rodari. Un appuntamento telefonico dedicato ai bambini di ogni età, ma anche a tutte le persone che hanno bisogno di sentirsi vicine, accolte, parte di qualcosa. Ogni settimana, una voce legge una favola al telefono. Un gesto semplice, capace però di creare relazione, immaginazione e presenza anche a distanza. Perché la sostenibilità non riguarda soltanto l’ambiente. Parla anche di comunità, ascolto, cultura e cura reciproca. Parla della capacità di non lasciare indietro nessuno. “Favole al telefono” nasce dentro il grande progetto culturale di Pistoia Capitale del Libro 2026, un programma che mette al centro inclusione sociale, contrasto alla povertà educativa e accesso alla lettura come diritto condiviso. L’iniziativa propone letture telefoniche gratuite tratte dal libro “Favole al telefono” di Rodari, con appuntamenti settimanali su prenotazione dedicati ai bambini e alle famiglie. In un tempo in cui siamo sempre connessi ma spesso lontani, una favola raccontata può ancora diventare un ponte. Perché a volte, per cambiare il mondo, basta davvero una voce che racconta una storia.

C’è un mondo che corre veloce. E poi c’è chi sceglie di fermarsi qualche minuto, ascoltare una voce e lasciarsi accompagnare da una storia. A Pistoia, Capitale Italiana del Libro 2026, nasce “Favole al telefono”, un progetto ispirato alle celebri storie di Gianni Rodari. Un appuntamento telefonico dedicato ai bambini di ogni età, ma anche a tutte le persone che hanno bisogno di sentirsi vicine, accolte, parte di qualcosa. Ogni settimana, una voce legge una favola al telefono. Un gesto semplice, capace però di creare relazione, immaginazione e presenza anche a distanza. Perché la sostenibilità non riguarda soltanto l’ambiente. Parla anche di comunità, ascolto, cultura e cura reciproca. Parla della capacità di non lasciare indietro nessuno. “Favole al telefono” nasce dentro il grande progetto culturale di Pistoia Capitale del Libro 2026, un programma che mette al centro inclusione sociale, contrasto alla povertà educativa e accesso alla lettura come diritto condiviso. L’iniziativa propone letture telefoniche gratuite tratte dal libro “Favole al telefono” di Rodari, con appuntamenti settimanali su prenotazione dedicati ai bambini e alle famiglie. In un tempo in cui siamo sempre connessi ma spesso lontani, una favola raccontata può ancora diventare un ponte. Perché a volte, per cambiare il mondo, basta davvero una voce che racconta una storia.

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Concerti + sostenibili, parte da Firenze una rivoluzione Green


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Buone notizie dal mondo della musica e della sostenibilità Dal festival Opel Firenze Rocks 2026 nasce un progetto innovativo che punta a creare un osservatorio nazionale sulla sostenibilità degli eventi live. L’obiettivo è chiaro: rendere concerti e grandi eventi sempre più rispettosi dell’ambiente attraverso dati scientifici, monitoraggi reali e nuove tecnologie. Verranno analizzati parametri importanti come: emissioni di CO2 qualità dell’aria gestione dei rifiuti dati satellitari e intelligenza artificiale Un passo concreto verso eventi più sostenibili, meno sprechi e maggiore attenzione per il territorio e le persone. La musica può unire, emozionare… e anche cambiare il futuro

Buone notizie dal mondo della musica e della sostenibilità Dal festival Opel Firenze Rocks 2026 nasce un progetto innovativo che punta a creare un osservatorio nazionale sulla sostenibilità degli eventi live. L’obiettivo è chiaro: rendere concerti e grandi eventi sempre più rispettosi dell’ambiente attraverso dati scientifici, monitoraggi reali e nuove tecnologie. Verranno analizzati parametri importanti come: emissioni di CO2 qualità dell’aria gestione dei rifiuti dati satellitari e intelligenza artificiale Un passo concreto verso eventi più sostenibili, meno sprechi e maggiore attenzione per il territorio e le persone. La musica può unire, emozionare… e anche cambiare il futuro

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Gioielli biodegradabili - La rivoluzione green di Neloo


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Neloo è un brand artigianale nato a Viterbo nel 2018 dalla visione di Roberta Pietrini, con l’obiettivo di coniugare moda e sostenibilità. L’azienda si distingue per un approccio profondamente etico, basato sul rispetto dell’ambiente, sull’economia circolare e sull’utilizzo di materiali naturali selezionati con cura. Al centro del progetto c’è la volontà di creare gioielli belli ma anche responsabili, riducendo al minimo l’impatto ambientale lungo tutto il processo produttivo, dalla scelta delle materie prime fino al packaging. Il materiale simbolo delle creazioni Neloo è il Capim Dourado, conosciuto come “oro vegetale”. Si tratta di una pianta spontanea originaria della regione del Jalapão, in Brasile, che assume un caratteristico colore dorato una volta matura. Questa fibra naturale, oltre ad essere leggera e luminosa, è anche completamente biodegradabile e non richiede coltivazioni intensive, rendendola una risorsa sostenibile. La raccolta del Capim Dourado è regolamentata dalla legislazione brasiliana per proteggere l’ecosistema e garantire condizioni di lavoro etiche agli artigiani locali. Nel laboratorio di Neloo, questa fibra viene lavorata a mano con tecniche artigianali che richiamano la tradizione sudamericana, trasformandosi in gioielli unici, anallergici ed ecologici. Ogni creazione nasce da un processo attento e consapevole, dove manualità e innovazione si incontrano per dare vita a prodotti sostenibili ma anche esteticamente raffinati. L’impegno di Neloo non si limita ai materiali: l’intero ciclo produttivo è pensato per ridurre l’impronta ambientale, evitando sostanze chimiche e privilegiando lavorazioni a basso consumo energetico. Questo approccio dimostra come sia possibile fare impresa nel mondo della moda in modo etico, valorizzando allo stesso tempo l’artigianato e il rispetto per il pianeta. Neloo rappresenta quindi un esempio concreto di sostenibilità applicata al design, dove ogni gioiello racconta una storia fatta di natura, cultura e consapevolezza.

Neloo è un brand artigianale nato a Viterbo nel 2018 dalla visione di Roberta Pietrini, con l’obiettivo di coniugare moda e sostenibilità. L’azienda si distingue per un approccio profondamente etico, basato sul rispetto dell’ambiente, sull’economia circolare e sull’utilizzo di materiali naturali selezionati con cura. Al centro del progetto c’è la volontà di creare gioielli belli ma anche responsabili, riducendo al minimo l’impatto ambientale lungo tutto il processo produttivo, dalla scelta delle materie prime fino al packaging. Il materiale simbolo delle creazioni Neloo è il Capim Dourado, conosciuto come “oro vegetale”. Si tratta di una pianta spontanea originaria della regione del Jalapão, in Brasile, che assume un caratteristico colore dorato una volta matura. Questa fibra naturale, oltre ad essere leggera e luminosa, è anche completamente biodegradabile e non richiede coltivazioni intensive, rendendola una risorsa sostenibile. La raccolta del Capim Dourado è regolamentata dalla legislazione brasiliana per proteggere l’ecosistema e garantire condizioni di lavoro etiche agli artigiani locali. Nel laboratorio di Neloo, questa fibra viene lavorata a mano con tecniche artigianali che richiamano la tradizione sudamericana, trasformandosi in gioielli unici, anallergici ed ecologici. Ogni creazione nasce da un processo attento e consapevole, dove manualità e innovazione si incontrano per dare vita a prodotti sostenibili ma anche esteticamente raffinati. L’impegno di Neloo non si limita ai materiali: l’intero ciclo produttivo è pensato per ridurre l’impronta ambientale, evitando sostanze chimiche e privilegiando lavorazioni a basso consumo energetico. Questo approccio dimostra come sia possibile fare impresa nel mondo della moda in modo etico, valorizzando allo stesso tempo l’artigianato e il rispetto per il pianeta. Neloo rappresenta quindi un esempio concreto di sostenibilità applicata al design, dove ogni gioiello racconta una storia fatta di natura, cultura e consapevolezza.

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Addio a una leggenda - Alex Zanardi, l’uomo che non ha mai smesso di ripartire


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Alex Zanardi non è stato solo un campione. È stato la dimostrazione vivente che la grandezza non si misura da quante volte vinci, ma da quante volte riesci a rinascere. La sua storia parte dalla velocità: la Formula 1, il sogno di ogni pilota, e poi la consacrazione negli Stati Uniti, dove conquista due titoli CART consecutivi nel 1997 e nel 1998, entrando nella storia del motorsport come uno dei talenti più spettacolari della sua generazione. Nel 2001, al Lausitzring, un incidente devastante gli cambia la vita per sempre: perde entrambe le gambe. Per molti sarebbe stata la fine. Per Alex è stato un nuovo inizio. Con una forza fuori dal comune torna a correre, torna a vincere, ma soprattutto si reinventa: nell’handbike trova una nuova strada e diventa leggenda anche lì. Quattro ori paralimpici, due argenti, titoli mondiali, maratone, Ironman. Una seconda carriera costruita sulla resilienza, sul sacrificio e sull’idea che il limite esista solo se smetti di sfidarlo. Ma Alex è stato molto di più dello sport. Con Obiettivo3 ha aperto la strada a centinaia di atleti con disabilità, trasformando lo sport in uno strumento di inclusione, autonomia e dignità. Ha insegnato che la diversità non è un ostacolo, ma una ricchezza. Nel 2020, durante una staffetta solidale, un altro terribile incidente lo mette ancora una volta davanti alla sfida più dura. E ancora, come sempre, combatte. Alex Zanardi ci lascia un’eredità immensa: il coraggio di rialzarsi, la forza di includere, la volontà di non lasciare mai indietro nessuno. Perché i campioni passano. Gli esempi restano per sempre.

Alex Zanardi non è stato solo un campione. È stato la dimostrazione vivente che la grandezza non si misura da quante volte vinci, ma da quante volte riesci a rinascere. La sua storia parte dalla velocità: la Formula 1, il sogno di ogni pilota, e poi la consacrazione negli Stati Uniti, dove conquista due titoli CART consecutivi nel 1997 e nel 1998, entrando nella storia del motorsport come uno dei talenti più spettacolari della sua generazione. Nel 2001, al Lausitzring, un incidente devastante gli cambia la vita per sempre: perde entrambe le gambe. Per molti sarebbe stata la fine. Per Alex è stato un nuovo inizio. Con una forza fuori dal comune torna a correre, torna a vincere, ma soprattutto si reinventa: nell’handbike trova una nuova strada e diventa leggenda anche lì. Quattro ori paralimpici, due argenti, titoli mondiali, maratone, Ironman. Una seconda carriera costruita sulla resilienza, sul sacrificio e sull’idea che il limite esista solo se smetti di sfidarlo. Ma Alex è stato molto di più dello sport. Con Obiettivo3 ha aperto la strada a centinaia di atleti con disabilità, trasformando lo sport in uno strumento di inclusione, autonomia e dignità. Ha insegnato che la diversità non è un ostacolo, ma una ricchezza. Nel 2020, durante una staffetta solidale, un altro terribile incidente lo mette ancora una volta davanti alla sfida più dura. E ancora, come sempre, combatte. Alex Zanardi ci lascia un’eredità immensa: il coraggio di rialzarsi, la forza di includere, la volontà di non lasciare mai indietro nessuno. Perché i campioni passano. Gli esempi restano per sempre.

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“Il peso della memoria” - La corsa di Jordan Adams contro la demenza


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25 chili sulle spalle per 42 chilometri.
Jordan Adams ha scelto di correre la Maratona di Londra portando un frigorifero come simbolo del peso della demenza frontotemporale, una malattia neurodegenerativa che colpisce il cervello e porta progressivamente a cambiamenti profondi della personalità, del comportamento e del linguaggio, rendendo sempre più difficile per la persona riconoscere e gestire la realtà quotidiana. È la malattia che ha colpito sua madre.
Un gesto estremo, potente, per trasformare la fatica in consapevolezza e raccogliere fondi per la ricerca.
A volte lo sport non è solo performance: è memoria, lotta e speranza.

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