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Riportami al Mare, la sfida per il ripristino dei litorali


Aumentare le consapevolezze rispetto alla tutela dei litorali, far comprendere il danno generato dal “particolare” souvenir contraddistinto da sabbia e conchiglie che ogni anno finiscono in valigia dei turisti di passaggio dall’aeroporto di Olbia. Testimonial per il 2024 l'artista Geppi Cucciari
Nasce così nel 2019 il progetto “Riportami al Mare”, sviluppato grazie ad un protocollo di intesa tra Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell'AreaMarina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'obiettivo di coordinare gli sforzi per tutelare l'ambiente e ripristinare i litorali.
"Riportami al Mare", un progetto che prevede la reimmissione in natura di oltre 6 tonnellate di rocce, sabbia e conchiglie sequestrate ai controlli di sicurezza dell'Aeroporto di Olbia negli ultimi cinque anni grazie al lavoro degli enti di Stato preposti e dal personale di sicurezza aeroportuale.
Quest'anno, l'ingente quantitativo di materiale naturale confiscato e reimmesso in natura si aggiunge alle oltre 10 tonnellate di materiale "restituito" durante la prima edizione del progetto nel 2019. Il riposizionamento nelle spiagge è stato effettuato dopo un dettagliato lavoro di classificazione svolto dai biologi dell'Area Marina Protetta di Tavolara.

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Un emporio per dare una mano alle famiglie


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Alimenti, vestiti, prodotti per la casa e passeggini: a Quartu Sant’Elena, in Sardegna, la solidarietà prende forma sugli scaffali di un nuovo emporio. Lo spazio distribuisce gratuitamente beni alle persone in difficoltà, offrendo un sostegno concreto alle necessità quotidiane. L’Emporio Solidale si trova in locali messi a disposizione dalla Comunità Missionaria di Villaregia, per una superficie complessiva di 750 metri quadrati. La dotazione comprende generi alimentari, detersivi, abbigliamento, giocattoli e articoli orto-sanitari. Tra i beni disponibili ci sono anche abiti da sposa, un dettaglio che racconta la varietà dei bisogni ai quali l’iniziativa cerca di rispondere. Il progetto nasce dalla collaborazione tra istituzioni e volontariato. Domu Mia è l’associazione capofila di una rete che comprende Conferenze Vincenziane di Quartu, Caritas, Anteas, Anmic, Lato B e Consorzio Alimentis. Il Comune ha contribuito attraverso un protocollo d’intesa con le associazioni del Terzo settore. L’emporio si aggiunge ai servizi territoriali per contrastare la povertà, con l’intenzione di diventare anche un punto di accoglienza e ascolto. Dietro ogni oggetto distribuito c’è una necessità concreta: preparare un pasto, vestire un bambino, affrontare una spesa che pesa sul bilancio familiare. La collaborazione tra le realtà locali permette di raccogliere queste esigenze in un unico spazio, dove l’aiuto materiale si accompagna alla costruzione di relazioni e al sostegno della comunità.

Alimenti, vestiti, prodotti per la casa e passeggini: a Quartu Sant’Elena, in Sardegna, la solidarietà prende forma sugli scaffali di un nuovo emporio. Lo spazio distribuisce gratuitamente beni alle persone in difficoltà, offrendo un sostegno concreto alle necessità quotidiane. L’Emporio Solidale si trova in locali messi a disposizione dalla Comunità Missionaria di Villaregia, per una superficie complessiva di 750 metri quadrati. La dotazione comprende generi alimentari, detersivi, abbigliamento, giocattoli e articoli orto-sanitari. Tra i beni disponibili ci sono anche abiti da sposa, un dettaglio che racconta la varietà dei bisogni ai quali l’iniziativa cerca di rispondere. Il progetto nasce dalla collaborazione tra istituzioni e volontariato. Domu Mia è l’associazione capofila di una rete che comprende Conferenze Vincenziane di Quartu, Caritas, Anteas, Anmic, Lato B e Consorzio Alimentis. Il Comune ha contribuito attraverso un protocollo d’intesa con le associazioni del Terzo settore. L’emporio si aggiunge ai servizi territoriali per contrastare la povertà, con l’intenzione di diventare anche un punto di accoglienza e ascolto. Dietro ogni oggetto distribuito c’è una necessità concreta: preparare un pasto, vestire un bambino, affrontare una spesa che pesa sul bilancio familiare. La collaborazione tra le realtà locali permette di raccogliere queste esigenze in un unico spazio, dove l’aiuto materiale si accompagna alla costruzione di relazioni e al sostegno della comunità.

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Dallo spreco alla risorsa, la cucina sostenibile di Mesa Noa


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La Cucina Sociale di Mesa Noa nasce a Cagliari come progetto innovativo che mette al centro la sostenibilità ambientale e la lotta allo spreco alimentare. L’iniziativa, promossa dalla food coop autogestita Mesa Noa, si propone di recuperare eccedenze alimentari e trasformarle in piatti sani, valorizzando i prodotti locali e stagionali. Questo spazio non è solo una cucina, ma un luogo di comunità, inclusione e apprendimento, dove persone di tutte le età possono incontrarsi, collaborare e acquisire maggiore consapevolezza sul cibo e sull’ambiente. È pensato come un punto di riferimento aperto al territorio, capace di coinvolgere cittadini, volontari, produttori e realtà sociali. Il progetto promuove un modello di economia circolare, in cui il cibo non viene sprecato ma recuperato e restituito alla collettività, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale e a sostenere i produttori locali. Grande attenzione è rivolta alla filiera corta, privilegiando ingredienti provenienti da agricoltura sostenibile e realtà del territorio sardo. La Cucina Sociale si inserisce all’interno dei valori della cooperativa Mesa Noa, che da anni promuove consumo critico, giustizia alimentare e accesso equo al cibo di qualità. L’obiettivo è costruire un sistema alimentare alternativo, più etico e trasparente, basato sulla partecipazione attiva dei soci. Attraverso laboratori, corsi e momenti conviviali, la Cucina Sociale educa a un consumo responsabile, rafforzando il legame tra territorio, alimentazione e sostenibilità. Le attività includono anche percorsi formativi su nutrizione, autoproduzione e riduzione degli sprechi domestici. Il progetto ha inoltre una forte dimensione sociale: favorisce l’inclusione di persone in situazioni di fragilità e crea occasioni di incontro interculturale, utilizzando il cibo come strumento di relazione e integrazione. In questo modo Mesa Noa dimostra come la collaborazione e la partecipazione attiva possano generare un cambiamento concreto verso uno stile di vita più sostenibile, equo e solidale. La Cucina Sociale rappresenta così un esempio replicabile di innovazione sociale, capace di coniugare tutela ambientale, solidarietà e valorizzazione del territorio.

La Cucina Sociale di Mesa Noa nasce a Cagliari come progetto innovativo che mette al centro la sostenibilità ambientale e la lotta allo spreco alimentare. L’iniziativa, promossa dalla food coop autogestita Mesa Noa, si propone di recuperare eccedenze alimentari e trasformarle in piatti sani, valorizzando i prodotti locali e stagionali. Questo spazio non è solo una cucina, ma un luogo di comunità, inclusione e apprendimento, dove persone di tutte le età possono incontrarsi, collaborare e acquisire maggiore consapevolezza sul cibo e sull’ambiente. È pensato come un punto di riferimento aperto al territorio, capace di coinvolgere cittadini, volontari, produttori e realtà sociali. Il progetto promuove un modello di economia circolare, in cui il cibo non viene sprecato ma recuperato e restituito alla collettività, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale e a sostenere i produttori locali. Grande attenzione è rivolta alla filiera corta, privilegiando ingredienti provenienti da agricoltura sostenibile e realtà del territorio sardo. La Cucina Sociale si inserisce all’interno dei valori della cooperativa Mesa Noa, che da anni promuove consumo critico, giustizia alimentare e accesso equo al cibo di qualità. L’obiettivo è costruire un sistema alimentare alternativo, più etico e trasparente, basato sulla partecipazione attiva dei soci. Attraverso laboratori, corsi e momenti conviviali, la Cucina Sociale educa a un consumo responsabile, rafforzando il legame tra territorio, alimentazione e sostenibilità. Le attività includono anche percorsi formativi su nutrizione, autoproduzione e riduzione degli sprechi domestici. Il progetto ha inoltre una forte dimensione sociale: favorisce l’inclusione di persone in situazioni di fragilità e crea occasioni di incontro interculturale, utilizzando il cibo come strumento di relazione e integrazione. In questo modo Mesa Noa dimostra come la collaborazione e la partecipazione attiva possano generare un cambiamento concreto verso uno stile di vita più sostenibile, equo e solidale. La Cucina Sociale rappresenta così un esempio replicabile di innovazione sociale, capace di coniugare tutela ambientale, solidarietà e valorizzazione del territorio.

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L’ingegnere “più forte della sclerosi multipla”


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Dal 8 al 14 ottobre ha percorso, insieme a un gruppo di volontari, alcuni tratti del Cammino di Nostra Signora di Bonaria e del Cammino Minerario di Santa Barbara. Matteo si muove grazie a una joëlette, una speciale carrozzina fuoristrada, che gli consente di affrontare sentieri e percorsi naturali. Durante il viaggio sono stati organizzati incontri pubblici e proiezioni del docufilm “Si può fare”, per sensibilizzare sul tema della disabilità e dell’inclusione. Nonostante la malattia lo costringa sulla sedia a rotelle e a comunicare tramite puntatore oculare, Matteo ha dimostrato che la determinazione può superare ogni ostacolo. Il suo messaggio finale, semplice ma potente, riassume il senso dell’impresa: “Non cammino più con le gambe, ma con il cuore e con gli occhi.”

Dal 8 al 14 ottobre ha percorso, insieme a un gruppo di volontari, alcuni tratti del Cammino di Nostra Signora di Bonaria e del Cammino Minerario di Santa Barbara. Matteo si muove grazie a una joëlette, una speciale carrozzina fuoristrada, che gli consente di affrontare sentieri e percorsi naturali. Durante il viaggio sono stati organizzati incontri pubblici e proiezioni del docufilm “Si può fare”, per sensibilizzare sul tema della disabilità e dell’inclusione. Nonostante la malattia lo costringa sulla sedia a rotelle e a comunicare tramite puntatore oculare, Matteo ha dimostrato che la determinazione può superare ogni ostacolo. Il suo messaggio finale, semplice ma potente, riassume il senso dell’impresa: “Non cammino più con le gambe, ma con il cuore e con gli occhi.”

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Pesce, da scarto a bioplastica idrosolubile. L’idea nata da una startup di Sassari


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Relicta è una startup di Sassari che ha sviluppato una bioplastica idrosolubile da scarti di pesce. L'azienda vuole essere parte della soluzione a un grande problema che è l'inquinamento da plastica. Come funziona? Lo spiegano proprio i giovani fondatori della strartup. La soluzione Relicta è un materiale bioplastico idrosolubile ottenuto dagli scarti della lavorazione del pesce e adatto per soluzioni di imballaggio. In particolare, dalla pelle del pesce è possibile ottenere, tramite una miscela specifica, una pellicola di plastica trasparente e inodore. La plastica, per la sua composizione, è compostabile, biodegradabile e idrosolubile. La solubilità in acqua è la caratteristica più importante del nostro prodotto che apre nuove vie di smaltimento per questo materiale.

Relicta è una startup di Sassari che ha sviluppato una bioplastica idrosolubile da scarti di pesce. L'azienda vuole essere parte della soluzione a un grande problema che è l'inquinamento da plastica. Come funziona? Lo spiegano proprio i giovani fondatori della strartup. La soluzione Relicta è un materiale bioplastico idrosolubile ottenuto dagli scarti della lavorazione del pesce e adatto per soluzioni di imballaggio. In particolare, dalla pelle del pesce è possibile ottenere, tramite una miscela specifica, una pellicola di plastica trasparente e inodore. La plastica, per la sua composizione, è compostabile, biodegradabile e idrosolubile. La solubilità in acqua è la caratteristica più importante del nostro prodotto che apre nuove vie di smaltimento per questo materiale.

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Riportami al Mare, la sfida per il ripristino dei litorali


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Aumentare le consapevolezze rispetto alla tutela dei litorali, far comprendere il danno generato dal “particolare” souvenir contraddistinto da sabbia e conchiglie che ogni anno finiscono in valigia dei turisti di passaggio dall’aeroporto di Olbia. Testimonial per il 2024 l'artista Geppi Cucciari Nasce così nel 2019 il progetto “Riportami al Mare”, sviluppato grazie ad un protocollo di intesa tra Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell'AreaMarina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'obiettivo di coordinare gli sforzi per tutelare l'ambiente e ripristinare i litorali. "Riportami al Mare", un progetto che prevede la reimmissione in natura di oltre 6 tonnellate di rocce, sabbia e conchiglie sequestrate ai controlli di sicurezza dell'Aeroporto di Olbia negli ultimi cinque anni grazie al lavoro degli enti di Stato preposti e dal personale di sicurezza aeroportuale. Quest'anno, l'ingente quantitativo di materiale naturale confiscato e reimmesso in natura si aggiunge alle oltre 10 tonnellate di materiale "restituito" durante la prima edizione del progetto nel 2019. Il riposizionamento nelle spiagge è stato effettuato dopo un dettagliato lavoro di classificazione svolto dai biologi dell'Area Marina Protetta di Tavolara.

Aumentare le consapevolezze rispetto alla tutela dei litorali, far comprendere il danno generato dal “particolare” souvenir contraddistinto da sabbia e conchiglie che ogni anno finiscono in valigia dei turisti di passaggio dall’aeroporto di Olbia. Testimonial per il 2024 l'artista Geppi Cucciari Nasce così nel 2019 il progetto “Riportami al Mare”, sviluppato grazie ad un protocollo di intesa tra Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell'AreaMarina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'obiettivo di coordinare gli sforzi per tutelare l'ambiente e ripristinare i litorali. "Riportami al Mare", un progetto che prevede la reimmissione in natura di oltre 6 tonnellate di rocce, sabbia e conchiglie sequestrate ai controlli di sicurezza dell'Aeroporto di Olbia negli ultimi cinque anni grazie al lavoro degli enti di Stato preposti e dal personale di sicurezza aeroportuale. Quest'anno, l'ingente quantitativo di materiale naturale confiscato e reimmesso in natura si aggiunge alle oltre 10 tonnellate di materiale "restituito" durante la prima edizione del progetto nel 2019. Il riposizionamento nelle spiagge è stato effettuato dopo un dettagliato lavoro di classificazione svolto dai biologi dell'Area Marina Protetta di Tavolara.

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Ichnusa e Legambiente Sardegna insieme per ispirare il cambiamento


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“Se deve finire così, non beveteci nemmeno.” Così, Ichnusa, la birra con anima sarda, insieme a Legambiente Sardegna decide di mandare un messaggio forte e diretto per ispirare il cambiamento. Una presa di posizione che invita tutti a riflettere sull’importanza della responsabilità sociale, andando anche contro i loro interessi. Ichnusa e Legambiente Sardegna scendono in campo in prima persona in giornate di pulizia organizzate in tutta l’isola, nei principali luoghi della società: momenti di aggregazione e responsabilità per mostrare quello in cui credono, attraverso un gesto concreto.

“Se deve finire così, non beveteci nemmeno.” Così, Ichnusa, la birra con anima sarda, insieme a Legambiente Sardegna decide di mandare un messaggio forte e diretto per ispirare il cambiamento. Una presa di posizione che invita tutti a riflettere sull’importanza della responsabilità sociale, andando anche contro i loro interessi. Ichnusa e Legambiente Sardegna scendono in campo in prima persona in giornate di pulizia organizzate in tutta l’isola, nei principali luoghi della società: momenti di aggregazione e responsabilità per mostrare quello in cui credono, attraverso un gesto concreto.

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Ozieri, il Presidente della Repubblica premia una scuola


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In provincia di Sassari, a Ozieri, le classi 5AS, 5BS e 5AC del liceo scientifico e classico Antonio Segni, hanno ricevuto dal Presidente della repubblica tre targhe per essersi contraddistinti con gesti collettivi di solidarietà. Nel Dicembre 2022 gli studenti prestarono servizio di volontariato presso la mensa della Caritas di Sassari e alla Croce Ottagona di Ozieri. Tale iniziativa rientra nel progetto lanciato dalla scuola, “Mi metto al servizio”. Le testimonianze di questi studenti ha poi coinvolto altri giovani, che si sono messi in gioco, offrendo la propria disponibilità per svolgere attività di volontariato.

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Canopoleno Green, un progetto sostenibile a Sassari


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Si svolge oggi negli spazi del Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari l’appuntamento con “Canopoleno Green”. Appuntamento fissato con la responsabilità e la sostenibilità, con la sensibilità ed il rispetto. Protagonista sarà l’ambiente. Protagonisti saranno i giovani studenti e studentesse della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’istituto che dal 2018 con la sua equipe educativa porta avanti un progetto di sostenibilità ambientale sviluppato attraverso iniziative annuali che confluiscono poi in una manifestazione finale, “Canopoleno Green” appunto. Lungo il suo percorso l’equipe è supportata da partner come Legambiente ed Eco volontari di Sassari e Assessorato all’Ambiente del Comune di Sassari. Il tema 2024 risponde appieno agli obiettivi della agenda 2030 e nello specifico all’obiettivo 14: “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. Il Canopoleno crede fermamente che il parlare ai bambini e alle bambine di sostenibilità, di pesca illegale a salvaguardia delle aree marine protette con strumenti didattici e strategie educative alternative sia chiave utile al prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolare modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma.

Si svolge oggi negli spazi del Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari l’appuntamento con “Canopoleno Green”. Appuntamento fissato con la responsabilità e la sostenibilità, con la sensibilità ed il rispetto. Protagonista sarà l’ambiente. Protagonisti saranno i giovani studenti e studentesse della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’istituto che dal 2018 con la sua equipe educativa porta avanti un progetto di sostenibilità ambientale sviluppato attraverso iniziative annuali che confluiscono poi in una manifestazione finale, “Canopoleno Green” appunto. Lungo il suo percorso l’equipe è supportata da partner come Legambiente ed Eco volontari di Sassari e Assessorato all’Ambiente del Comune di Sassari. Il tema 2024 risponde appieno agli obiettivi della agenda 2030 e nello specifico all’obiettivo 14: “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. Il Canopoleno crede fermamente che il parlare ai bambini e alle bambine di sostenibilità, di pesca illegale a salvaguardia delle aree marine protette con strumenti didattici e strategie educative alternative sia chiave utile al prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolare modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma.

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“Il libro di tutti” - II progetto di Ilenia che unisce storie e persone


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Un libro che viaggia di mano in mano per offrire ascolto e far sentire le persone meno sole. È l’idea di Ilenia, ideatrice de «Il libro che non vuole stare da solo», un progetto che affida alla scrittura il compito di creare legami tra sconosciuti. L’iniziativa nasce da un’esperienza personale: la solitudine vissuta anche dopo il trasferimento in Germania e il ricordo della madre, scomparsa quando Ilenia aveva otto anni. Da qui il desiderio di creare qualcosa che non restasse fermo su uno scaffale, ma potesse raggiungere e aiutare gli altri. Il libro passa tra i viaggiatori su un treno. Contiene dodici domande che invitano a fermarsi, prendere una penna e raccontare ciò che si prova. Le pagine vuote diventano così uno spazio condiviso, nel quale lasciare emozioni e pensieri. Ogni contributo trasforma il volume in un’opera collettiva, aperta alle storie delle persone che incontra. Un QR code rimanda al sito del progetto, dove una mappa, aggiornata personalmente da Ilenia attraverso le segnalazioni ricevute, permette di seguirne il percorso. Il digitale accompagna così un invito a riscoprire la scrittura a mano e a dedicare tempo alle proprie emozioni. Tra i riscontri più preziosi, il ringraziamento di una persona che, grazie al progetto, ha ricominciato a scrivere. Un piccolo gesto che racchiude il senso dell’iniziativa: dare fiducia agli altri e costruire occasioni di condivisione. Per Ilenia, affrontare la solitudine richiede coraggio, sostegno umano e spazio per esprimere i propri sentimenti.

Un libro che viaggia di mano in mano per offrire ascolto e far sentire le persone meno sole. È l’idea di Ilenia, ideatrice de «Il libro che non vuole stare da solo», un progetto che affida alla scrittura il compito di creare legami tra sconosciuti. L’iniziativa nasce da un’esperienza personale: la solitudine vissuta anche dopo il trasferimento in Germania e il ricordo della madre, scomparsa quando Ilenia aveva otto anni. Da qui il desiderio di creare qualcosa che non restasse fermo su uno scaffale, ma potesse raggiungere e aiutare gli altri. Il libro passa tra i viaggiatori su un treno. Contiene dodici domande che invitano a fermarsi, prendere una penna e raccontare ciò che si prova. Le pagine vuote diventano così uno spazio condiviso, nel quale lasciare emozioni e pensieri. Ogni contributo trasforma il volume in un’opera collettiva, aperta alle storie delle persone che incontra. Un QR code rimanda al sito del progetto, dove una mappa, aggiornata personalmente da Ilenia attraverso le segnalazioni ricevute, permette di seguirne il percorso. Il digitale accompagna così un invito a riscoprire la scrittura a mano e a dedicare tempo alle proprie emozioni. Tra i riscontri più preziosi, il ringraziamento di una persona che, grazie al progetto, ha ricominciato a scrivere. Un piccolo gesto che racchiude il senso dell’iniziativa: dare fiducia agli altri e costruire occasioni di condivisione. Per Ilenia, affrontare la solitudine richiede coraggio, sostegno umano e spazio per esprimere i propri sentimenti.

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L’acqua diventa arte – Water Flow unisce creatività e scienza per l’ambiente


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L’acqua sostiene la vita, modella i paesaggi e lega il futuro delle comunità a quello degli ecosistemi. Alla necessità di proteggerla è dedicata “Water Flow. Acqua, arte, scienza, umanità”, la mostra prodotta da Mart e MUSE a Palazzo delle Albere, a Trento, dal 10 ottobre 2026 al 6 giugno 2027. Fotografie, video, dipinti e installazioni intrecciano linguaggi artistici e ricerca scientifica per ripensare il rapporto con questa risorsa. Il percorso affronta inquinamento, siccità e desertificazione, invitando a riflettere sulle conseguenze delle attività umane e sulla responsabilità condivisa nella tutela dell’ambiente. Le immagini aeree di J Henry Fair rivelano i danni delle attività industriali, mentre Mandy Barker richiama l’attenzione sui materiali sintetici e sulle microfibre negli oceani. Con “The Raft”, Bill Viola racconta la vulnerabilità umana davanti alla forza dell’acqua. Dieci progetti del programma europeo S+T+ARTS AQUA MOTION arricchiscono il percorso. Dal confronto tra artisti e ricercatori nascono esperienze visive e sonore che avvicinano il pubblico alla salute dei fiumi, alla biodiversità e agli effetti della crisi climatica. Le opere sviluppate nelle residenze al MUSE riscoprono il legame con l’Adige e le tracce dell’acqua nei paesaggi alpini. Chiude la mostra “All Is Water” dei SUPERFLEX, che invita a osservare il mondo dal punto di vista dei pesci. Un cambio di prospettiva per riconoscere l’acqua come bene condiviso e costruire un rapporto più consapevole con gli ecosistemi e le altre specie.

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Una risata che include - Paolo Ruffini porta in scena il valore dell’incontro


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Avvicinare le persone attraverso una risata e accompagnarle dentro temi complessi: l’impegno di Paolo Ruffini passa da un’idea di spettacolo capace di creare ascolto e partecipazione. Cinema e teatro diventano occasioni per incontrare realtà spesso poco conosciute, superare i pregiudizi e riconoscere il valore di ogni persona. Un percorso che nasce dalla curiosità e si costruisce attraverso l’incontro diretto, come nel documentario “Perdutamente”, dedicato all’Alzheimer e ai legami affettivi che resistono alla malattia. L’ironia apre uno spazio in cui avvicinarsi alle fragilità, alle differenze e alle esperienze degli altri. La risata si intreccia così con l’emozione, favorendo un dialogo che coinvolge anche generazioni diverse. Al centro resta la volontà di dare spazio alle persone e alle loro storie: un impegno per un’inclusione che prende forma nell’ascolto, nella condivisione e nella capacità di riconoscersi nell’altro.

Avvicinare le persone attraverso una risata e accompagnarle dentro temi complessi: l’impegno di Paolo Ruffini passa da un’idea di spettacolo capace di creare ascolto e partecipazione. Cinema e teatro diventano occasioni per incontrare realtà spesso poco conosciute, superare i pregiudizi e riconoscere il valore di ogni persona. Un percorso che nasce dalla curiosità e si costruisce attraverso l’incontro diretto, come nel documentario “Perdutamente”, dedicato all’Alzheimer e ai legami affettivi che resistono alla malattia. L’ironia apre uno spazio in cui avvicinarsi alle fragilità, alle differenze e alle esperienze degli altri. La risata si intreccia così con l’emozione, favorendo un dialogo che coinvolge anche generazioni diverse. Al centro resta la volontà di dare spazio alle persone e alle loro storie: un impegno per un’inclusione che prende forma nell’ascolto, nella condivisione e nella capacità di riconoscersi nell’altro.

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Uomo e Natura, l'unione ribadita anche dalla Chiesa


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Il 2 settembre 2026 la Commissione Teologica Internazionale, con l'autorizzazione di Leone XIV, ha proposto di parlare di peccato contro il Creato e contro il Creatore. È una buona notizia: la cura della Terra diventa parte concreta della vita di fede. In che cosa consiste? Nell'usare i beni della natura oltre la necessità e la moderazione: lo spreco, il consumo senza misura, lo sfruttamento che inquina l'aria e l'acqua, le scelte che scaricano i danni sui più poveri e sulle generazioni future. Il documento lo riassume così: ogni acquisto è un atto morale. Come capire se si pecca? Valgono i criteri di sempre: consapevolezza e libertà. Chi sa e può scegliere, ne risponde. Alcune domande aiutano l'esame di coscienza: - Ho sprecato cibo, acqua o energia potendo evitarlo? - Ho comprato più del necessario, solo per possedere? - Le mie scelte, in casa o al lavoro, hanno danneggiato qualcuno che non vedo? La responsabilità cresce con il potere: più alta per chi governa, produce o vive nei Paesi ricchi. E qui sta la rinascita. Ciò che si riconosce si può confessare e cambiare. Un pasto non buttato, un viaggio in meno, un acquisto più sobrio diventano gesti di conversione: liberano l'anima dall'ansia di possedere e restituiscono alla Terra un po' del respiro che le abbiamo tolto.

Il 2 settembre 2026 la Commissione Teologica Internazionale, con l'autorizzazione di Leone XIV, ha proposto di parlare di peccato contro il Creato e contro il Creatore. È una buona notizia: la cura della Terra diventa parte concreta della vita di fede. In che cosa consiste? Nell'usare i beni della natura oltre la necessità e la moderazione: lo spreco, il consumo senza misura, lo sfruttamento che inquina l'aria e l'acqua, le scelte che scaricano i danni sui più poveri e sulle generazioni future. Il documento lo riassume così: ogni acquisto è un atto morale. Come capire se si pecca? Valgono i criteri di sempre: consapevolezza e libertà. Chi sa e può scegliere, ne risponde. Alcune domande aiutano l'esame di coscienza: - Ho sprecato cibo, acqua o energia potendo evitarlo? - Ho comprato più del necessario, solo per possedere? - Le mie scelte, in casa o al lavoro, hanno danneggiato qualcuno che non vedo? La responsabilità cresce con il potere: più alta per chi governa, produce o vive nei Paesi ricchi. E qui sta la rinascita. Ciò che si riconosce si può confessare e cambiare. Un pasto non buttato, un viaggio in meno, un acquisto più sobrio diventano gesti di conversione: liberano l'anima dall'ansia di possedere e restituiscono alla Terra un po' del respiro che le abbiamo tolto.

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