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Ozieri, il Presidente della Repubblica premia una scuola


In provincia di Sassari, a Ozieri, le classi 5AS, 5BS e 5AC del liceo scientifico e classico Antonio Segni, hanno ricevuto dal Presidente della repubblica tre targhe per essersi contraddistinti con gesti collettivi di solidarietà. Nel Dicembre 2022 gli studenti prestarono servizio di volontariato presso la mensa della Caritas di Sassari e alla Croce Ottagona di Ozieri. Tale iniziativa rientra nel progetto lanciato dalla scuola, “Mi metto al servizio”. Le testimonianze di questi studenti ha poi coinvolto altri giovani, che si sono messi in gioco, offrendo la propria disponibilità per svolgere attività di volontariato.

Rubrica: Dillo a Plaple

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Dallo spreco alla risorsa, la cucina sostenibile di Mesa Noa


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La Cucina Sociale di Mesa Noa nasce a Cagliari come progetto innovativo che mette al centro la sostenibilità ambientale e la lotta allo spreco alimentare. L’iniziativa, promossa dalla food coop autogestita Mesa Noa, si propone di recuperare eccedenze alimentari e trasformarle in piatti sani, valorizzando i prodotti locali e stagionali. Questo spazio non è solo una cucina, ma un luogo di comunità, inclusione e apprendimento, dove persone di tutte le età possono incontrarsi, collaborare e acquisire maggiore consapevolezza sul cibo e sull’ambiente. È pensato come un punto di riferimento aperto al territorio, capace di coinvolgere cittadini, volontari, produttori e realtà sociali. Il progetto promuove un modello di economia circolare, in cui il cibo non viene sprecato ma recuperato e restituito alla collettività, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale e a sostenere i produttori locali. Grande attenzione è rivolta alla filiera corta, privilegiando ingredienti provenienti da agricoltura sostenibile e realtà del territorio sardo. La Cucina Sociale si inserisce all’interno dei valori della cooperativa Mesa Noa, che da anni promuove consumo critico, giustizia alimentare e accesso equo al cibo di qualità. L’obiettivo è costruire un sistema alimentare alternativo, più etico e trasparente, basato sulla partecipazione attiva dei soci. Attraverso laboratori, corsi e momenti conviviali, la Cucina Sociale educa a un consumo responsabile, rafforzando il legame tra territorio, alimentazione e sostenibilità. Le attività includono anche percorsi formativi su nutrizione, autoproduzione e riduzione degli sprechi domestici. Il progetto ha inoltre una forte dimensione sociale: favorisce l’inclusione di persone in situazioni di fragilità e crea occasioni di incontro interculturale, utilizzando il cibo come strumento di relazione e integrazione. In questo modo Mesa Noa dimostra come la collaborazione e la partecipazione attiva possano generare un cambiamento concreto verso uno stile di vita più sostenibile, equo e solidale. La Cucina Sociale rappresenta così un esempio replicabile di innovazione sociale, capace di coniugare tutela ambientale, solidarietà e valorizzazione del territorio.

La Cucina Sociale di Mesa Noa nasce a Cagliari come progetto innovativo che mette al centro la sostenibilità ambientale e la lotta allo spreco alimentare. L’iniziativa, promossa dalla food coop autogestita Mesa Noa, si propone di recuperare eccedenze alimentari e trasformarle in piatti sani, valorizzando i prodotti locali e stagionali. Questo spazio non è solo una cucina, ma un luogo di comunità, inclusione e apprendimento, dove persone di tutte le età possono incontrarsi, collaborare e acquisire maggiore consapevolezza sul cibo e sull’ambiente. È pensato come un punto di riferimento aperto al territorio, capace di coinvolgere cittadini, volontari, produttori e realtà sociali. Il progetto promuove un modello di economia circolare, in cui il cibo non viene sprecato ma recuperato e restituito alla collettività, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale e a sostenere i produttori locali. Grande attenzione è rivolta alla filiera corta, privilegiando ingredienti provenienti da agricoltura sostenibile e realtà del territorio sardo. La Cucina Sociale si inserisce all’interno dei valori della cooperativa Mesa Noa, che da anni promuove consumo critico, giustizia alimentare e accesso equo al cibo di qualità. L’obiettivo è costruire un sistema alimentare alternativo, più etico e trasparente, basato sulla partecipazione attiva dei soci. Attraverso laboratori, corsi e momenti conviviali, la Cucina Sociale educa a un consumo responsabile, rafforzando il legame tra territorio, alimentazione e sostenibilità. Le attività includono anche percorsi formativi su nutrizione, autoproduzione e riduzione degli sprechi domestici. Il progetto ha inoltre una forte dimensione sociale: favorisce l’inclusione di persone in situazioni di fragilità e crea occasioni di incontro interculturale, utilizzando il cibo come strumento di relazione e integrazione. In questo modo Mesa Noa dimostra come la collaborazione e la partecipazione attiva possano generare un cambiamento concreto verso uno stile di vita più sostenibile, equo e solidale. La Cucina Sociale rappresenta così un esempio replicabile di innovazione sociale, capace di coniugare tutela ambientale, solidarietà e valorizzazione del territorio.

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L’ingegnere “più forte della sclerosi multipla”


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Dal 8 al 14 ottobre ha percorso, insieme a un gruppo di volontari, alcuni tratti del Cammino di Nostra Signora di Bonaria e del Cammino Minerario di Santa Barbara. Matteo si muove grazie a una joëlette, una speciale carrozzina fuoristrada, che gli consente di affrontare sentieri e percorsi naturali. Durante il viaggio sono stati organizzati incontri pubblici e proiezioni del docufilm “Si può fare”, per sensibilizzare sul tema della disabilità e dell’inclusione. Nonostante la malattia lo costringa sulla sedia a rotelle e a comunicare tramite puntatore oculare, Matteo ha dimostrato che la determinazione può superare ogni ostacolo. Il suo messaggio finale, semplice ma potente, riassume il senso dell’impresa: “Non cammino più con le gambe, ma con il cuore e con gli occhi.”

Dal 8 al 14 ottobre ha percorso, insieme a un gruppo di volontari, alcuni tratti del Cammino di Nostra Signora di Bonaria e del Cammino Minerario di Santa Barbara. Matteo si muove grazie a una joëlette, una speciale carrozzina fuoristrada, che gli consente di affrontare sentieri e percorsi naturali. Durante il viaggio sono stati organizzati incontri pubblici e proiezioni del docufilm “Si può fare”, per sensibilizzare sul tema della disabilità e dell’inclusione. Nonostante la malattia lo costringa sulla sedia a rotelle e a comunicare tramite puntatore oculare, Matteo ha dimostrato che la determinazione può superare ogni ostacolo. Il suo messaggio finale, semplice ma potente, riassume il senso dell’impresa: “Non cammino più con le gambe, ma con il cuore e con gli occhi.”

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Pesce, da scarto a bioplastica idrosolubile. L’idea nata da una startup di Sassari


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Relicta è una startup di Sassari che ha sviluppato una bioplastica idrosolubile da scarti di pesce. L'azienda vuole essere parte della soluzione a un grande problema che è l'inquinamento da plastica. Come funziona? Lo spiegano proprio i giovani fondatori della strartup. La soluzione Relicta è un materiale bioplastico idrosolubile ottenuto dagli scarti della lavorazione del pesce e adatto per soluzioni di imballaggio. In particolare, dalla pelle del pesce è possibile ottenere, tramite una miscela specifica, una pellicola di plastica trasparente e inodore. La plastica, per la sua composizione, è compostabile, biodegradabile e idrosolubile. La solubilità in acqua è la caratteristica più importante del nostro prodotto che apre nuove vie di smaltimento per questo materiale.

Relicta è una startup di Sassari che ha sviluppato una bioplastica idrosolubile da scarti di pesce. L'azienda vuole essere parte della soluzione a un grande problema che è l'inquinamento da plastica. Come funziona? Lo spiegano proprio i giovani fondatori della strartup. La soluzione Relicta è un materiale bioplastico idrosolubile ottenuto dagli scarti della lavorazione del pesce e adatto per soluzioni di imballaggio. In particolare, dalla pelle del pesce è possibile ottenere, tramite una miscela specifica, una pellicola di plastica trasparente e inodore. La plastica, per la sua composizione, è compostabile, biodegradabile e idrosolubile. La solubilità in acqua è la caratteristica più importante del nostro prodotto che apre nuove vie di smaltimento per questo materiale.

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Riportami al Mare, la sfida per il ripristino dei litorali


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Aumentare le consapevolezze rispetto alla tutela dei litorali, far comprendere il danno generato dal “particolare” souvenir contraddistinto da sabbia e conchiglie che ogni anno finiscono in valigia dei turisti di passaggio dall’aeroporto di Olbia. Testimonial per il 2024 l'artista Geppi Cucciari Nasce così nel 2019 il progetto “Riportami al Mare”, sviluppato grazie ad un protocollo di intesa tra Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell'AreaMarina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'obiettivo di coordinare gli sforzi per tutelare l'ambiente e ripristinare i litorali. "Riportami al Mare", un progetto che prevede la reimmissione in natura di oltre 6 tonnellate di rocce, sabbia e conchiglie sequestrate ai controlli di sicurezza dell'Aeroporto di Olbia negli ultimi cinque anni grazie al lavoro degli enti di Stato preposti e dal personale di sicurezza aeroportuale. Quest'anno, l'ingente quantitativo di materiale naturale confiscato e reimmesso in natura si aggiunge alle oltre 10 tonnellate di materiale "restituito" durante la prima edizione del progetto nel 2019. Il riposizionamento nelle spiagge è stato effettuato dopo un dettagliato lavoro di classificazione svolto dai biologi dell'Area Marina Protetta di Tavolara.

Aumentare le consapevolezze rispetto alla tutela dei litorali, far comprendere il danno generato dal “particolare” souvenir contraddistinto da sabbia e conchiglie che ogni anno finiscono in valigia dei turisti di passaggio dall’aeroporto di Olbia. Testimonial per il 2024 l'artista Geppi Cucciari Nasce così nel 2019 il progetto “Riportami al Mare”, sviluppato grazie ad un protocollo di intesa tra Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell'AreaMarina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'obiettivo di coordinare gli sforzi per tutelare l'ambiente e ripristinare i litorali. "Riportami al Mare", un progetto che prevede la reimmissione in natura di oltre 6 tonnellate di rocce, sabbia e conchiglie sequestrate ai controlli di sicurezza dell'Aeroporto di Olbia negli ultimi cinque anni grazie al lavoro degli enti di Stato preposti e dal personale di sicurezza aeroportuale. Quest'anno, l'ingente quantitativo di materiale naturale confiscato e reimmesso in natura si aggiunge alle oltre 10 tonnellate di materiale "restituito" durante la prima edizione del progetto nel 2019. Il riposizionamento nelle spiagge è stato effettuato dopo un dettagliato lavoro di classificazione svolto dai biologi dell'Area Marina Protetta di Tavolara.

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Ichnusa e Legambiente Sardegna insieme per ispirare il cambiamento


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“Se deve finire così, non beveteci nemmeno.” Così, Ichnusa, la birra con anima sarda, insieme a Legambiente Sardegna decide di mandare un messaggio forte e diretto per ispirare il cambiamento. Una presa di posizione che invita tutti a riflettere sull’importanza della responsabilità sociale, andando anche contro i loro interessi. Ichnusa e Legambiente Sardegna scendono in campo in prima persona in giornate di pulizia organizzate in tutta l’isola, nei principali luoghi della società: momenti di aggregazione e responsabilità per mostrare quello in cui credono, attraverso un gesto concreto.

“Se deve finire così, non beveteci nemmeno.” Così, Ichnusa, la birra con anima sarda, insieme a Legambiente Sardegna decide di mandare un messaggio forte e diretto per ispirare il cambiamento. Una presa di posizione che invita tutti a riflettere sull’importanza della responsabilità sociale, andando anche contro i loro interessi. Ichnusa e Legambiente Sardegna scendono in campo in prima persona in giornate di pulizia organizzate in tutta l’isola, nei principali luoghi della società: momenti di aggregazione e responsabilità per mostrare quello in cui credono, attraverso un gesto concreto.

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Ozieri, il Presidente della Repubblica premia una scuola


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Canopoleno Green, un progetto sostenibile a Sassari


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Si svolge oggi negli spazi del Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari l’appuntamento con “Canopoleno Green”. Appuntamento fissato con la responsabilità e la sostenibilità, con la sensibilità ed il rispetto. Protagonista sarà l’ambiente. Protagonisti saranno i giovani studenti e studentesse della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’istituto che dal 2018 con la sua equipe educativa porta avanti un progetto di sostenibilità ambientale sviluppato attraverso iniziative annuali che confluiscono poi in una manifestazione finale, “Canopoleno Green” appunto. Lungo il suo percorso l’equipe è supportata da partner come Legambiente ed Eco volontari di Sassari e Assessorato all’Ambiente del Comune di Sassari. Il tema 2024 risponde appieno agli obiettivi della agenda 2030 e nello specifico all’obiettivo 14: “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. Il Canopoleno crede fermamente che il parlare ai bambini e alle bambine di sostenibilità, di pesca illegale a salvaguardia delle aree marine protette con strumenti didattici e strategie educative alternative sia chiave utile al prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolare modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma.

Si svolge oggi negli spazi del Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari l’appuntamento con “Canopoleno Green”. Appuntamento fissato con la responsabilità e la sostenibilità, con la sensibilità ed il rispetto. Protagonista sarà l’ambiente. Protagonisti saranno i giovani studenti e studentesse della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’istituto che dal 2018 con la sua equipe educativa porta avanti un progetto di sostenibilità ambientale sviluppato attraverso iniziative annuali che confluiscono poi in una manifestazione finale, “Canopoleno Green” appunto. Lungo il suo percorso l’equipe è supportata da partner come Legambiente ed Eco volontari di Sassari e Assessorato all’Ambiente del Comune di Sassari. Il tema 2024 risponde appieno agli obiettivi della agenda 2030 e nello specifico all’obiettivo 14: “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. Il Canopoleno crede fermamente che il parlare ai bambini e alle bambine di sostenibilità, di pesca illegale a salvaguardia delle aree marine protette con strumenti didattici e strategie educative alternative sia chiave utile al prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolare modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma.

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Dal set alla solidarietà, il sogno di Elisa diventa realtà a Goma


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La storia di Elisa Claps, una giovane ragazza di Potenza che sognava di diventare medico e dedicare la propria vita agli ultimi, oggi continua attraverso un progetto di solidarietà che ha raggiunto Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. A rendere possibile questo ponte tra Italia e Africa è il progetto “Il cuore di Elisa nel cuore dell’Africa”, nato dalla volontà della famiglia Claps e realizzato con il supporto del VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza sanitaria del Centro Don Bosco Ngangi di Goma. Al centro di questa iniziativa c’è anche Gianmarco Saurino, l’attore che nella fiction Rai “Per Elisa – Il caso Claps”ha interpretato proprio Gildo Claps, il fratello di Elisa impegnato per anni nella ricerca della verità sulla scomparsa della sorella. Proprio grazie al rapporto nato durante la realizzazione della serie, Saurino ha scelto di rimanere vicino alla famiglia Claps e di sostenere attivamente questa causa. L’attore ha partecipato agli eventi legati al progetto e ha preso parte alla missione a Goma insieme a Gildo Claps e ai volontari del VIS, entrando direttamente in contatto con la realtà dell’ambulatorio e delle comunità assistite. L’iniziativa ha permesso di potenziare i servizi sanitari del dispensario medico del Centro Don Bosco Ngangi, una struttura che offre cure, farmaci e assistenza a bambini, famiglie e persone costrette a vivere in condizioni di grande fragilità a causa della crisi nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Così, da una storia segnata dal dolore nasce un luogo dedicato alla cura: il sogno di Elisa di aiutare gli altri continua a vivere migliaia di chilometri lontano da casa, attraverso medici, volontari e persone che ogni giorno scelgono di prendersi cura del prossimo.

La storia di Elisa Claps, una giovane ragazza di Potenza che sognava di diventare medico e dedicare la propria vita agli ultimi, oggi continua attraverso un progetto di solidarietà che ha raggiunto Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. A rendere possibile questo ponte tra Italia e Africa è il progetto “Il cuore di Elisa nel cuore dell’Africa”, nato dalla volontà della famiglia Claps e realizzato con il supporto del VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza sanitaria del Centro Don Bosco Ngangi di Goma. Al centro di questa iniziativa c’è anche Gianmarco Saurino, l’attore che nella fiction Rai “Per Elisa – Il caso Claps”ha interpretato proprio Gildo Claps, il fratello di Elisa impegnato per anni nella ricerca della verità sulla scomparsa della sorella. Proprio grazie al rapporto nato durante la realizzazione della serie, Saurino ha scelto di rimanere vicino alla famiglia Claps e di sostenere attivamente questa causa. L’attore ha partecipato agli eventi legati al progetto e ha preso parte alla missione a Goma insieme a Gildo Claps e ai volontari del VIS, entrando direttamente in contatto con la realtà dell’ambulatorio e delle comunità assistite. L’iniziativa ha permesso di potenziare i servizi sanitari del dispensario medico del Centro Don Bosco Ngangi, una struttura che offre cure, farmaci e assistenza a bambini, famiglie e persone costrette a vivere in condizioni di grande fragilità a causa della crisi nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Così, da una storia segnata dal dolore nasce un luogo dedicato alla cura: il sogno di Elisa di aiutare gli altri continua a vivere migliaia di chilometri lontano da casa, attraverso medici, volontari e persone che ogni giorno scelgono di prendersi cura del prossimo.

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Dalle foglie morte nasce una nuova plastica sostenibile


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Ogni anno milioni di foglie cadono dagli alberi e vengono considerate un semplice rifiuto da smaltire.
Ma un gruppo di ricercatori sudcoreani ha dimostrato che possono diventare una risorsa per combattere uno dei grandi problemi ambientali: l’inquinamento da plastica. Lo studio è stato realizzato da un team del Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST) guidato dal professor Jaewook Myung, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, insieme ai ricercatori Pham Thanh Trung Ninh, Shinhyeong Choe, Yongjun Cho e Hoseong Moon. Gli scienziati hanno sviluppato una pellicola agricola biodegradabile utilizzando le fibre naturali presenti nelle foglie cadute, in particolare nanofibre di lignocellulosa, un componente strutturale delle piante. Il materiale potrebbe sostituire alcuni teli plastici utilizzati in agricoltura per mantenere l’umidità del terreno, limitare la crescita delle erbe infestanti e proteggere le coltivazioni. Il problema dei tradizionali film agricoli in plastica è che spesso rimangono nei terreni sotto forma di residui difficili da eliminare, contribuendo all’accumulo di microplastiche. Nei test condotti dai ricercatori, il nuovo materiale ha mostrato capacità di degradarsi nel suolo senza effetti negativi sulla crescita delle piante analizzate. Dopo 115 giorni di sperimentazione è stata registrata una degradazione di circa il 34%. La ricerca apre quindi una nuova strada: trasformare uno scarto naturale abbondante in un materiale utile, riducendo il consumo di plastica e favorendo un modello di economia circolare.

Ogni anno milioni di foglie cadono dagli alberi e vengono considerate un semplice rifiuto da smaltire.
Ma un gruppo di ricercatori sudcoreani ha dimostrato che possono diventare una risorsa per combattere uno dei grandi problemi ambientali: l’inquinamento da plastica. Lo studio è stato realizzato da un team del Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST) guidato dal professor Jaewook Myung, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, insieme ai ricercatori Pham Thanh Trung Ninh, Shinhyeong Choe, Yongjun Cho e Hoseong Moon. Gli scienziati hanno sviluppato una pellicola agricola biodegradabile utilizzando le fibre naturali presenti nelle foglie cadute, in particolare nanofibre di lignocellulosa, un componente strutturale delle piante. Il materiale potrebbe sostituire alcuni teli plastici utilizzati in agricoltura per mantenere l’umidità del terreno, limitare la crescita delle erbe infestanti e proteggere le coltivazioni. Il problema dei tradizionali film agricoli in plastica è che spesso rimangono nei terreni sotto forma di residui difficili da eliminare, contribuendo all’accumulo di microplastiche. Nei test condotti dai ricercatori, il nuovo materiale ha mostrato capacità di degradarsi nel suolo senza effetti negativi sulla crescita delle piante analizzate. Dopo 115 giorni di sperimentazione è stata registrata una degradazione di circa il 34%. La ricerca apre quindi una nuova strada: trasformare uno scarto naturale abbondante in un materiale utile, riducendo il consumo di plastica e favorendo un modello di economia circolare.

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Dopo tanti rifiuti aprono una pizzeria e assumono persone con disabilità


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Per anni si sono sentiti dire che trovare un lavoro sarebbe stato quasi impossibile. Invece quattro giovani argentini con sindrome di Down hanno deciso di rispondere ai pregiudizi con i fatti. Così è nato Los Perejiles, un progetto avviato a Buenos Aires da Mateo, Leandro, Franco e Mauricio, trasformato nel tempo in un'attività di catering specializzata nella preparazione di pizze. L'obiettivo non era soltanto costruire un futuro per loro stessi, ma creare nuove opportunità anche per altre persone con disabilità intellettive. Oggi il progetto coinvolge numerosi collaboratori e rappresenta un esempio di inclusione sociale e lavorativa riconosciuto anche a livello internazionale. La loro storia dimostra che il vero limite non è la disabilità, ma i pregiudizi che ancora esistono nel mondo del lavoro. E che, quando vengono offerte le stesse opportunità, talento, impegno e passione possono trasformare un sogno in una realtà capace di cambiare la vita di molte altre persone.

Per anni si sono sentiti dire che trovare un lavoro sarebbe stato quasi impossibile. Invece quattro giovani argentini con sindrome di Down hanno deciso di rispondere ai pregiudizi con i fatti. Così è nato Los Perejiles, un progetto avviato a Buenos Aires da Mateo, Leandro, Franco e Mauricio, trasformato nel tempo in un'attività di catering specializzata nella preparazione di pizze. L'obiettivo non era soltanto costruire un futuro per loro stessi, ma creare nuove opportunità anche per altre persone con disabilità intellettive. Oggi il progetto coinvolge numerosi collaboratori e rappresenta un esempio di inclusione sociale e lavorativa riconosciuto anche a livello internazionale. La loro storia dimostra che il vero limite non è la disabilità, ma i pregiudizi che ancora esistono nel mondo del lavoro. E che, quando vengono offerte le stesse opportunità, talento, impegno e passione possono trasformare un sogno in una realtà capace di cambiare la vita di molte altre persone.

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A 10 anni ha deciso di regalare un sorriso ai bambini malati di cancro


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Ci sono gesti che non hanno bisogno di grandi parole per lasciare il segno. È il caso di Jamie Burke, un bambino irlandese di appena dieci anni che ha deciso di far crescere i capelli per oltre due anni con un obiettivo preciso: donarli ai bambini che li hanno persi durante le cure contro il cancro. Alla fine ha tagliato circa 30 centimetri di capelli, consegnandoli alla Little Princess Trust, organizzazione che realizza gratuitamente parrucche in capelli veri per bambini e ragazzi fino ai 24 anni affetti da tumori o altre patologie. Ma Jamie non si è fermato qui. Grazie all'iniziativa The Big Brave Cut, ha raccolto anche oltre 2.000 euro destinati al futuro Sunflower Children's Hospice, il primo hospice pediatrico dell'Irlanda occidentale. Un esempio straordinario di sensibilità e altruismo che dimostra come non esista un'età minima per fare la differenza nella vita degli altri.

Ci sono gesti che non hanno bisogno di grandi parole per lasciare il segno. È il caso di Jamie Burke, un bambino irlandese di appena dieci anni che ha deciso di far crescere i capelli per oltre due anni con un obiettivo preciso: donarli ai bambini che li hanno persi durante le cure contro il cancro. Alla fine ha tagliato circa 30 centimetri di capelli, consegnandoli alla Little Princess Trust, organizzazione che realizza gratuitamente parrucche in capelli veri per bambini e ragazzi fino ai 24 anni affetti da tumori o altre patologie. Ma Jamie non si è fermato qui. Grazie all'iniziativa The Big Brave Cut, ha raccolto anche oltre 2.000 euro destinati al futuro Sunflower Children's Hospice, il primo hospice pediatrico dell'Irlanda occidentale. Un esempio straordinario di sensibilità e altruismo che dimostra come non esista un'età minima per fare la differenza nella vita degli altri.

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Una vittoria in tribunale diventata un gesto di solidarietà


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Dopo la lunga battaglia giudiziaria con l'ex moglie Amber Heard, Johnny Depp ha deciso di dare un significato diverso alla conclusione della vicenda. Nel dicembre 2022, in seguito all'accordo che ha chiuso definitivamente la causa per diffamazione, l'attore ha annunciato che avrebbe devoluto l'intero milione di dollari ricevuto in beneficenza. La somma è stata destinata a cinque organizzazioni impegnate in ambiti diversi: dall'assistenza sanitaria infantile alla tutela dei bambini, fino alla protezione dell'ambiente. Tra queste figurano Make-A-Film Foundation, The Painted Turtle, Red Feather, Amazonia Fund Alliance e Tetiaroa Society. Un gesto che ha spostato l'attenzione dalle aule di tribunale alla solidarietà, trasformando un risarcimento economico in un aiuto concreto per chi opera ogni giorno a favore delle persone più fragili e della salvaguardia del pianeta. Una scelta che ha dimostrato come anche una vicenda molto controversa possa concludersi lasciando spazio a un messaggio positivo.

Dopo la lunga battaglia giudiziaria con l'ex moglie Amber Heard, Johnny Depp ha deciso di dare un significato diverso alla conclusione della vicenda. Nel dicembre 2022, in seguito all'accordo che ha chiuso definitivamente la causa per diffamazione, l'attore ha annunciato che avrebbe devoluto l'intero milione di dollari ricevuto in beneficenza. La somma è stata destinata a cinque organizzazioni impegnate in ambiti diversi: dall'assistenza sanitaria infantile alla tutela dei bambini, fino alla protezione dell'ambiente. Tra queste figurano Make-A-Film Foundation, The Painted Turtle, Red Feather, Amazonia Fund Alliance e Tetiaroa Society. Un gesto che ha spostato l'attenzione dalle aule di tribunale alla solidarietà, trasformando un risarcimento economico in un aiuto concreto per chi opera ogni giorno a favore delle persone più fragili e della salvaguardia del pianeta. Una scelta che ha dimostrato come anche una vicenda molto controversa possa concludersi lasciando spazio a un messaggio positivo.

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