In provincia di Sassari, a Ozieri, le classi 5AS, 5BS e 5AC del liceo scientifico e classico Antonio Segni, hanno ricevuto dal Presidente della repubblica tre targhe per essersi contraddistinti con gesti collettivi di solidarietà. Nel Dicembre 2022 gli studenti prestarono servizio di volontariato presso la mensa della Caritas di Sassari e alla Croce Ottagona di Ozieri. Tale iniziativa rientra nel progetto lanciato dalla scuola, “Mi metto al servizio”. Le testimonianze di questi studenti ha poi coinvolto altri giovani, che si sono messi in gioco, offrendo la propria disponibilità per svolgere attività di volontariato.
Rubrica: Dillo a Plaple
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Dallo spreco alla risorsa, la cucina sostenibile di Mesa Noa
La Cucina Sociale di Mesa Noa nasce a Cagliari come progetto innovativo che mette al centro la sostenibilità ambientale e la lotta allo spreco alimentare. L’iniziativa, promossa dalla food coop autogestita Mesa Noa, si propone di recuperare eccedenze alimentari e trasformarle in piatti sani, valorizzando i prodotti locali e stagionali. Questo spazio non è solo una cucina, ma un luogo di comunità, inclusione e apprendimento, dove persone di tutte le età possono incontrarsi, collaborare e acquisire maggiore consapevolezza sul cibo e sull’ambiente. È pensato come un punto di riferimento aperto al territorio, capace di coinvolgere cittadini, volontari, produttori e realtà sociali. Il progetto promuove un modello di economia circolare, in cui il cibo non viene sprecato ma recuperato e restituito alla collettività, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale e a sostenere i produttori locali. Grande attenzione è rivolta alla filiera corta, privilegiando ingredienti provenienti da agricoltura sostenibile e realtà del territorio sardo. La Cucina Sociale si inserisce all’interno dei valori della cooperativa Mesa Noa, che da anni promuove consumo critico, giustizia alimentare e accesso equo al cibo di qualità. L’obiettivo è costruire un sistema alimentare alternativo, più etico e trasparente, basato sulla partecipazione attiva dei soci. Attraverso laboratori, corsi e momenti conviviali, la Cucina Sociale educa a un consumo responsabile, rafforzando il legame tra territorio, alimentazione e sostenibilità. Le attività includono anche percorsi formativi su nutrizione, autoproduzione e riduzione degli sprechi domestici. Il progetto ha inoltre una forte dimensione sociale: favorisce l’inclusione di persone in situazioni di fragilità e crea occasioni di incontro interculturale, utilizzando il cibo come strumento di relazione e integrazione. In questo modo Mesa Noa dimostra come la collaborazione e la partecipazione attiva possano generare un cambiamento concreto verso uno stile di vita più sostenibile, equo e solidale. La Cucina Sociale rappresenta così un esempio replicabile di innovazione sociale, capace di coniugare tutela ambientale, solidarietà e valorizzazione del territorio.
La Cucina Sociale di Mesa Noa nasce a Cagliari come progetto innovativo che mette al centro la sostenibilità ambientale e la lotta allo spreco alimentare. L’iniziativa, promossa dalla food coop autogestita Mesa Noa, si propone di recuperare eccedenze alimentari e trasformarle in piatti sani, valorizzando i prodotti locali e stagionali. Questo spazio non è solo una cucina, ma un luogo di comunità, inclusione e apprendimento, dove persone di tutte le età possono incontrarsi, collaborare e acquisire maggiore consapevolezza sul cibo e sull’ambiente. È pensato come un punto di riferimento aperto al territorio, capace di coinvolgere cittadini, volontari, produttori e realtà sociali. Il progetto promuove un modello di economia circolare, in cui il cibo non viene sprecato ma recuperato e restituito alla collettività, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale e a sostenere i produttori locali. Grande attenzione è rivolta alla filiera corta, privilegiando ingredienti provenienti da agricoltura sostenibile e realtà del territorio sardo. La Cucina Sociale si inserisce all’interno dei valori della cooperativa Mesa Noa, che da anni promuove consumo critico, giustizia alimentare e accesso equo al cibo di qualità. L’obiettivo è costruire un sistema alimentare alternativo, più etico e trasparente, basato sulla partecipazione attiva dei soci. Attraverso laboratori, corsi e momenti conviviali, la Cucina Sociale educa a un consumo responsabile, rafforzando il legame tra territorio, alimentazione e sostenibilità. Le attività includono anche percorsi formativi su nutrizione, autoproduzione e riduzione degli sprechi domestici. Il progetto ha inoltre una forte dimensione sociale: favorisce l’inclusione di persone in situazioni di fragilità e crea occasioni di incontro interculturale, utilizzando il cibo come strumento di relazione e integrazione. In questo modo Mesa Noa dimostra come la collaborazione e la partecipazione attiva possano generare un cambiamento concreto verso uno stile di vita più sostenibile, equo e solidale. La Cucina Sociale rappresenta così un esempio replicabile di innovazione sociale, capace di coniugare tutela ambientale, solidarietà e valorizzazione del territorio.
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L’ingegnere “più forte della sclerosi multipla”
Dal 8 al 14 ottobre ha percorso, insieme a un gruppo di volontari, alcuni tratti del Cammino di Nostra Signora di Bonaria e del Cammino Minerario di Santa Barbara. Matteo si muove grazie a una joëlette, una speciale carrozzina fuoristrada, che gli consente di affrontare sentieri e percorsi naturali. Durante il viaggio sono stati organizzati incontri pubblici e proiezioni del docufilm “Si può fare”, per sensibilizzare sul tema della disabilità e dell’inclusione. Nonostante la malattia lo costringa sulla sedia a rotelle e a comunicare tramite puntatore oculare, Matteo ha dimostrato che la determinazione può superare ogni ostacolo. Il suo messaggio finale, semplice ma potente, riassume il senso dell’impresa: “Non cammino più con le gambe, ma con il cuore e con gli occhi.”
Dal 8 al 14 ottobre ha percorso, insieme a un gruppo di volontari, alcuni tratti del Cammino di Nostra Signora di Bonaria e del Cammino Minerario di Santa Barbara. Matteo si muove grazie a una joëlette, una speciale carrozzina fuoristrada, che gli consente di affrontare sentieri e percorsi naturali. Durante il viaggio sono stati organizzati incontri pubblici e proiezioni del docufilm “Si può fare”, per sensibilizzare sul tema della disabilità e dell’inclusione. Nonostante la malattia lo costringa sulla sedia a rotelle e a comunicare tramite puntatore oculare, Matteo ha dimostrato che la determinazione può superare ogni ostacolo. Il suo messaggio finale, semplice ma potente, riassume il senso dell’impresa: “Non cammino più con le gambe, ma con il cuore e con gli occhi.”
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Pesce, da scarto a bioplastica idrosolubile. L’idea nata da una startup di Sassari
Relicta è una startup di Sassari che ha sviluppato una bioplastica idrosolubile da scarti di pesce. L'azienda vuole essere parte della soluzione a un grande problema che è l'inquinamento da plastica. Come funziona? Lo spiegano proprio i giovani fondatori della strartup. La soluzione Relicta è un materiale bioplastico idrosolubile ottenuto dagli scarti della lavorazione del pesce e adatto per soluzioni di imballaggio. In particolare, dalla pelle del pesce è possibile ottenere, tramite una miscela specifica, una pellicola di plastica trasparente e inodore. La plastica, per la sua composizione, è compostabile, biodegradabile e idrosolubile. La solubilità in acqua è la caratteristica più importante del nostro prodotto che apre nuove vie di smaltimento per questo materiale.
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Riportami al Mare, la sfida per il ripristino dei litorali
Aumentare le consapevolezze rispetto alla tutela dei litorali, far comprendere il danno generato dal “particolare” souvenir contraddistinto da sabbia e conchiglie che ogni anno finiscono in valigia dei turisti di passaggio dall’aeroporto di Olbia. Testimonial per il 2024 l'artista Geppi Cucciari Nasce così nel 2019 il progetto “Riportami al Mare”, sviluppato grazie ad un protocollo di intesa tra Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell'AreaMarina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'obiettivo di coordinare gli sforzi per tutelare l'ambiente e ripristinare i litorali. "Riportami al Mare", un progetto che prevede la reimmissione in natura di oltre 6 tonnellate di rocce, sabbia e conchiglie sequestrate ai controlli di sicurezza dell'Aeroporto di Olbia negli ultimi cinque anni grazie al lavoro degli enti di Stato preposti e dal personale di sicurezza aeroportuale. Quest'anno, l'ingente quantitativo di materiale naturale confiscato e reimmesso in natura si aggiunge alle oltre 10 tonnellate di materiale "restituito" durante la prima edizione del progetto nel 2019. Il riposizionamento nelle spiagge è stato effettuato dopo un dettagliato lavoro di classificazione svolto dai biologi dell'Area Marina Protetta di Tavolara.
Aumentare le consapevolezze rispetto alla tutela dei litorali, far comprendere il danno generato dal “particolare” souvenir contraddistinto da sabbia e conchiglie che ogni anno finiscono in valigia dei turisti di passaggio dall’aeroporto di Olbia. Testimonial per il 2024 l'artista Geppi Cucciari Nasce così nel 2019 il progetto “Riportami al Mare”, sviluppato grazie ad un protocollo di intesa tra Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell'AreaMarina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'obiettivo di coordinare gli sforzi per tutelare l'ambiente e ripristinare i litorali. "Riportami al Mare", un progetto che prevede la reimmissione in natura di oltre 6 tonnellate di rocce, sabbia e conchiglie sequestrate ai controlli di sicurezza dell'Aeroporto di Olbia negli ultimi cinque anni grazie al lavoro degli enti di Stato preposti e dal personale di sicurezza aeroportuale. Quest'anno, l'ingente quantitativo di materiale naturale confiscato e reimmesso in natura si aggiunge alle oltre 10 tonnellate di materiale "restituito" durante la prima edizione del progetto nel 2019. Il riposizionamento nelle spiagge è stato effettuato dopo un dettagliato lavoro di classificazione svolto dai biologi dell'Area Marina Protetta di Tavolara.
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Ichnusa e Legambiente Sardegna insieme per ispirare il cambiamento
“Se deve finire così, non beveteci nemmeno.” Così, Ichnusa, la birra con anima sarda, insieme a Legambiente Sardegna decide di mandare un messaggio forte e diretto per ispirare il cambiamento. Una presa di posizione che invita tutti a riflettere sull’importanza della responsabilità sociale, andando anche contro i loro interessi. Ichnusa e Legambiente Sardegna scendono in campo in prima persona in giornate di pulizia organizzate in tutta l’isola, nei principali luoghi della società: momenti di aggregazione e responsabilità per mostrare quello in cui credono, attraverso un gesto concreto.
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Dillo a Plaple
Ozieri, il Presidente della Repubblica premia una scuola
In provincia di Sassari, a Ozieri, le classi 5AS, 5BS e 5AC del liceo scientifico e classico Antonio Segni, hanno ricevuto dal Presidente della repubblica tre targhe per essersi contraddistinti con gesti collettivi di solidarietà. Nel Dicembre 2022 gli studenti prestarono servizio di volontariato presso la mensa della Caritas di Sassari e alla Croce Ottagona di Ozieri. Tale iniziativa rientra nel progetto lanciato dalla scuola, “Mi metto al servizio”. Le testimonianze di questi studenti ha poi coinvolto altri giovani, che si sono messi in gioco, offrendo la propria disponibilità per svolgere attività di volontariato.
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Canopoleno Green, un progetto sostenibile a Sassari
Si svolge oggi negli spazi del Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari l’appuntamento con “Canopoleno Green”. Appuntamento fissato con la responsabilità e la sostenibilità, con la sensibilità ed il rispetto. Protagonista sarà l’ambiente. Protagonisti saranno i giovani studenti e studentesse della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’istituto che dal 2018 con la sua equipe educativa porta avanti un progetto di sostenibilità ambientale sviluppato attraverso iniziative annuali che confluiscono poi in una manifestazione finale, “Canopoleno Green” appunto. Lungo il suo percorso l’equipe è supportata da partner come Legambiente ed Eco volontari di Sassari e Assessorato all’Ambiente del Comune di Sassari. Il tema 2024 risponde appieno agli obiettivi della agenda 2030 e nello specifico all’obiettivo 14: “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. Il Canopoleno crede fermamente che il parlare ai bambini e alle bambine di sostenibilità, di pesca illegale a salvaguardia delle aree marine protette con strumenti didattici e strategie educative alternative sia chiave utile al prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolare modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma.
Si svolge oggi negli spazi del Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari l’appuntamento con “Canopoleno Green”. Appuntamento fissato con la responsabilità e la sostenibilità, con la sensibilità ed il rispetto. Protagonista sarà l’ambiente. Protagonisti saranno i giovani studenti e studentesse della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’istituto che dal 2018 con la sua equipe educativa porta avanti un progetto di sostenibilità ambientale sviluppato attraverso iniziative annuali che confluiscono poi in una manifestazione finale, “Canopoleno Green” appunto. Lungo il suo percorso l’equipe è supportata da partner come Legambiente ed Eco volontari di Sassari e Assessorato all’Ambiente del Comune di Sassari. Il tema 2024 risponde appieno agli obiettivi della agenda 2030 e nello specifico all’obiettivo 14: “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. Il Canopoleno crede fermamente che il parlare ai bambini e alle bambine di sostenibilità, di pesca illegale a salvaguardia delle aree marine protette con strumenti didattici e strategie educative alternative sia chiave utile al prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolare modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma.
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In ospedale si guarisce anche guardando il mare
A Barcellona, un ospedale ha deciso di cambiare il modo di intendere la cura, introducendo un approccio che unisce medicina e benessere ambientale. Presso l’Hospital del Mar, alcuni pazienti in fase di recupero vengono accompagnati all’aperto, fino alla zona costiera, per trascorrere del tempo vicino al mare. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che la guarigione non riguarda solo il corpo, ma anche la mente. Dopo periodi prolungati in reparto, spesso caratterizzati da stress e isolamento, il contatto con la natura può avere effetti positivi significativi. Il suono delle onde, la luce del sole e l’aria marina contribuiscono a migliorare l’umore dei pazienti e a favorire una sensazione di benessere generale. Anche una breve uscita può rappresentare un momento importante nel percorso di recupero. Questo tipo di attività non sostituisce le cure tradizionali, ma le affianca, offrendo un supporto psicologico ed emotivo. L’esperienza dimostra che un ambiente più umano e aperto può influire positivamente sulla ripresa. L’iniziativa dell’ospedale rappresenta un esempio innovativo di come la medicina possa evolversi, integrando elementi naturali nel percorso di cura.
A Barcellona, un ospedale ha deciso di cambiare il modo di intendere la cura, introducendo un approccio che unisce medicina e benessere ambientale. Presso l’Hospital del Mar, alcuni pazienti in fase di recupero vengono accompagnati all’aperto, fino alla zona costiera, per trascorrere del tempo vicino al mare. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che la guarigione non riguarda solo il corpo, ma anche la mente. Dopo periodi prolungati in reparto, spesso caratterizzati da stress e isolamento, il contatto con la natura può avere effetti positivi significativi. Il suono delle onde, la luce del sole e l’aria marina contribuiscono a migliorare l’umore dei pazienti e a favorire una sensazione di benessere generale. Anche una breve uscita può rappresentare un momento importante nel percorso di recupero. Questo tipo di attività non sostituisce le cure tradizionali, ma le affianca, offrendo un supporto psicologico ed emotivo. L’esperienza dimostra che un ambiente più umano e aperto può influire positivamente sulla ripresa. L’iniziativa dell’ospedale rappresenta un esempio innovativo di come la medicina possa evolversi, integrando elementi naturali nel percorso di cura.
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84 tonnellate di reti fantasma rimosse dal Pacifico
Negli oceani di tutto il mondo, una delle minacce più gravi per la fauna marina è rappresentata dalle cosiddette “reti fantasma”, attrezzature da pesca abbandonate che continuano a intrappolare animali anche per anni. Nel Pacifico, questo problema è particolarmente evidente nell’area nota come Great Pacific Garbage Patch, dove enormi quantità di rifiuti si accumulano. Per contrastare questa situazione, la Hawaiʻi Pacific University ha avviato un progetto innovativo che coinvolge direttamente i pescatori. Invece di limitarsi alla ricerca, l’università ha deciso di collaborare con chi vive il mare ogni giorno, offrendo incentivi economici per recuperare le reti disperse durante le normali attività di pesca. Grazie a questo approccio, in poco più di tre anni sono state rimosse circa 84 tonnellate di rifiuti marini. Si tratta di un risultato significativo, che dimostra come la collaborazione tra scienza e lavoro sul campo possa portare a risultati concreti. Le reti fantasma, infatti, continuano a catturare pesci, tartarughe e altri animali, causando danni enormi agli ecosistemi. Interventi come questo non solo riducono l’inquinamento, ma contribuiscono anche a proteggere la biodiversità marina. Questo progetto rappresenta un esempio concreto di come sia possibile affrontare problemi ambientali globali attraverso soluzioni pratiche e condivise.
Negli oceani di tutto il mondo, una delle minacce più gravi per la fauna marina è rappresentata dalle cosiddette “reti fantasma”, attrezzature da pesca abbandonate che continuano a intrappolare animali anche per anni. Nel Pacifico, questo problema è particolarmente evidente nell’area nota come Great Pacific Garbage Patch, dove enormi quantità di rifiuti si accumulano. Per contrastare questa situazione, la Hawaiʻi Pacific University ha avviato un progetto innovativo che coinvolge direttamente i pescatori. Invece di limitarsi alla ricerca, l’università ha deciso di collaborare con chi vive il mare ogni giorno, offrendo incentivi economici per recuperare le reti disperse durante le normali attività di pesca. Grazie a questo approccio, in poco più di tre anni sono state rimosse circa 84 tonnellate di rifiuti marini. Si tratta di un risultato significativo, che dimostra come la collaborazione tra scienza e lavoro sul campo possa portare a risultati concreti. Le reti fantasma, infatti, continuano a catturare pesci, tartarughe e altri animali, causando danni enormi agli ecosistemi. Interventi come questo non solo riducono l’inquinamento, ma contribuiscono anche a proteggere la biodiversità marina. Questo progetto rappresenta un esempio concreto di come sia possibile affrontare problemi ambientali globali attraverso soluzioni pratiche e condivise.
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Una catena umana diventa monumento
Dieci anni fa, ad Almaty, un gruppo di sconosciuti si prese per mano per salvare un uomo e il suo cane intrappolati in un canale. Oggi quel gesto è diventato una statua, simbolo universale di solidarietà e aiuto reciproco. Perché ci sono storie che non appartengono a qualcuno… ma a tutti noi. 🤝
Dieci anni fa, ad Almaty, un gruppo di sconosciuti si prese per mano per salvare un uomo e il suo cane intrappolati in un canale. Oggi quel gesto è diventato una statua, simbolo universale di solidarietà e aiuto reciproco. Perché ci sono storie che non appartengono a qualcuno… ma a tutti noi. 🤝
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Piplantri, il villaggio che fa crescere le foreste insieme alle bambine
Nel villaggio indiano di Piplantri, ogni nascita femminile è celebrata con un gesto che unisce vita e natura: la piantumazione di 111 alberi. Questa iniziativa, nata nel 2006, ha trasformato un territorio arido in una vera oasi verde. Gli alberi, crescendo insieme alle bambine, contribuiscono a rigenerare il suolo e a trattenere l’acqua, contrastando la desertificazione. Le radici migliorano la fertilità del terreno e favoriscono il ritorno della biodiversità, attirando animali e insetti utili. Nel tempo, la vegetazione ha aumentato anche il livello delle falde acquifere, rendendo più accessibile l’acqua. Questo modello dimostra come una comunità possa invertire i danni ambientali causati dall’uomo. Non si tratta solo di riforestazione, ma di un vero equilibrio tra società e natura. Gli alberi diventano una risorsa economica sostenibile, grazie alla produzione di frutti e derivati. Allo stesso tempo, proteggono il territorio dall’erosione e dalle temperature estreme. Il progetto ha ridotto l’impatto della deforestazione causata dalle attività minerarie locali. Piplantri rappresenta un esempio concreto di sviluppo sostenibile dal basso. Qui, l’ambiente non è una risorsa da sfruttare, ma un bene da proteggere. Ogni nuova nascita diventa così un investimento nel futuro del pianeta. La crescita delle bambine e degli alberi procede insieme, simbolo di rinascita. Questo modello dimostra che anche piccoli gesti collettivi possono generare grandi cambiamenti. Piplantri insegna che la tutela ambientale può partire da una semplice scelta comunitaria.
Nel villaggio indiano di Piplantri, ogni nascita femminile è celebrata con un gesto che unisce vita e natura: la piantumazione di 111 alberi. Questa iniziativa, nata nel 2006, ha trasformato un territorio arido in una vera oasi verde. Gli alberi, crescendo insieme alle bambine, contribuiscono a rigenerare il suolo e a trattenere l’acqua, contrastando la desertificazione. Le radici migliorano la fertilità del terreno e favoriscono il ritorno della biodiversità, attirando animali e insetti utili. Nel tempo, la vegetazione ha aumentato anche il livello delle falde acquifere, rendendo più accessibile l’acqua. Questo modello dimostra come una comunità possa invertire i danni ambientali causati dall’uomo. Non si tratta solo di riforestazione, ma di un vero equilibrio tra società e natura. Gli alberi diventano una risorsa economica sostenibile, grazie alla produzione di frutti e derivati. Allo stesso tempo, proteggono il territorio dall’erosione e dalle temperature estreme. Il progetto ha ridotto l’impatto della deforestazione causata dalle attività minerarie locali. Piplantri rappresenta un esempio concreto di sviluppo sostenibile dal basso. Qui, l’ambiente non è una risorsa da sfruttare, ma un bene da proteggere. Ogni nuova nascita diventa così un investimento nel futuro del pianeta. La crescita delle bambine e degli alberi procede insieme, simbolo di rinascita. Questo modello dimostra che anche piccoli gesti collettivi possono generare grandi cambiamenti. Piplantri insegna che la tutela ambientale può partire da una semplice scelta comunitaria.
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Volontari e detenuti insieme per ripulire l’Italia
Prosegue il percorso condiviso tra Plastic Free Onlus, impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, e Seconda Chance, realtà del Terzo Settore attiva nel reinserimento socio-lavorativo delle persone detenute. Una collaborazione che continua a crescere e che, sabato 28 marzo, darà vita a una nuova giornata di mobilitazione nazionale all’insegna dell’ambiente e dell’inclusione. Saranno coinvolti volontari e detenuti in permesso premio in oltre dieci località in tutta Italia, dal Nord al Sud, con iniziative diffuse su più territori per restituire decoro a spazi spesso segnati dall’abbandono dei rifiuti. Le attività prenderanno il via in contemporanea nella mattinata del 28 marzo: dalle spiagge di Salerno e Bacoli al lungomare di Stazzo ad Acireale, recentemente colpito dal ciclone Harry, passando per la foce del fiume Volturno e la pineta di Su Siccu a Cagliari. Coinvolte anche diverse aree urbane come Monza, Prato, Padova, Varese e Torino, oltre al Castello Visconteo a Pavia e alle località costiere di Ancona, Bari, Pesaro, Terracina e Reggio Calabria. L’iniziativa coinvolge detenuti provenienti da 22 istituti penitenziari italiani – tra cui quelli di Ancona, Cagliari, Frosinone, Ivrea, Locri, Monza, Padova, Pavia, Pesaro, Poggioreale, Prato, Reggio Calabria, Salerno, Santa Maria Capua Vetere, Secondigliano, Torino, Trento, Varese, Vibo Valentia e Viterbo – oltre all’Istituto Penale per Minorenni di Acireale e a quello di Bari, nonché dieci persone affidate in prova dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Reggio Calabria. Un’iniziativa che conferma il rafforzamento di una rete sempre più ampia e strutturata tra Amministrazione Penitenziaria e Terzo Settore, dimostrando come la tutela dell’ambiente possa diventare anche un’opportunità concreta di inclusione e reinserimento sociale.
Prosegue il percorso condiviso tra Plastic Free Onlus, impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, e Seconda Chance, realtà del Terzo Settore attiva nel reinserimento socio-lavorativo delle persone detenute. Una collaborazione che continua a crescere e che, sabato 28 marzo, darà vita a una nuova giornata di mobilitazione nazionale all’insegna dell’ambiente e dell’inclusione. Saranno coinvolti volontari e detenuti in permesso premio in oltre dieci località in tutta Italia, dal Nord al Sud, con iniziative diffuse su più territori per restituire decoro a spazi spesso segnati dall’abbandono dei rifiuti. Le attività prenderanno il via in contemporanea nella mattinata del 28 marzo: dalle spiagge di Salerno e Bacoli al lungomare di Stazzo ad Acireale, recentemente colpito dal ciclone Harry, passando per la foce del fiume Volturno e la pineta di Su Siccu a Cagliari. Coinvolte anche diverse aree urbane come Monza, Prato, Padova, Varese e Torino, oltre al Castello Visconteo a Pavia e alle località costiere di Ancona, Bari, Pesaro, Terracina e Reggio Calabria. L’iniziativa coinvolge detenuti provenienti da 22 istituti penitenziari italiani – tra cui quelli di Ancona, Cagliari, Frosinone, Ivrea, Locri, Monza, Padova, Pavia, Pesaro, Poggioreale, Prato, Reggio Calabria, Salerno, Santa Maria Capua Vetere, Secondigliano, Torino, Trento, Varese, Vibo Valentia e Viterbo – oltre all’Istituto Penale per Minorenni di Acireale e a quello di Bari, nonché dieci persone affidate in prova dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Reggio Calabria. Un’iniziativa che conferma il rafforzamento di una rete sempre più ampia e strutturata tra Amministrazione Penitenziaria e Terzo Settore, dimostrando come la tutela dell’ambiente possa diventare anche un’opportunità concreta di inclusione e reinserimento sociale.
Dillo a Plaple