In provincia di Sassari, a Ozieri, le classi 5AS, 5BS e 5AC del liceo scientifico e classico Antonio Segni, hanno ricevuto dal Presidente della repubblica tre targhe per essersi contraddistinti con gesti collettivi di solidarietà. Nel Dicembre 2022 gli studenti prestarono servizio di volontariato presso la mensa della Caritas di Sassari e alla Croce Ottagona di Ozieri. Tale iniziativa rientra nel progetto lanciato dalla scuola, “Mi metto al servizio”. Le testimonianze di questi studenti ha poi coinvolto altri giovani, che si sono messi in gioco, offrendo la propria disponibilità per svolgere attività di volontariato.
Rubrica: Dillo a Plaple
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L’ingegnere “più forte della sclerosi multipla”
Dal 8 al 14 ottobre ha percorso, insieme a un gruppo di volontari, alcuni tratti del Cammino di Nostra Signora di Bonaria e del Cammino Minerario di Santa Barbara. Matteo si muove grazie a una joëlette, una speciale carrozzina fuoristrada, che gli consente di affrontare sentieri e percorsi naturali. Durante il viaggio sono stati organizzati incontri pubblici e proiezioni del docufilm “Si può fare”, per sensibilizzare sul tema della disabilità e dell’inclusione. Nonostante la malattia lo costringa sulla sedia a rotelle e a comunicare tramite puntatore oculare, Matteo ha dimostrato che la determinazione può superare ogni ostacolo. Il suo messaggio finale, semplice ma potente, riassume il senso dell’impresa: “Non cammino più con le gambe, ma con il cuore e con gli occhi.”
Dal 8 al 14 ottobre ha percorso, insieme a un gruppo di volontari, alcuni tratti del Cammino di Nostra Signora di Bonaria e del Cammino Minerario di Santa Barbara. Matteo si muove grazie a una joëlette, una speciale carrozzina fuoristrada, che gli consente di affrontare sentieri e percorsi naturali. Durante il viaggio sono stati organizzati incontri pubblici e proiezioni del docufilm “Si può fare”, per sensibilizzare sul tema della disabilità e dell’inclusione. Nonostante la malattia lo costringa sulla sedia a rotelle e a comunicare tramite puntatore oculare, Matteo ha dimostrato che la determinazione può superare ogni ostacolo. Il suo messaggio finale, semplice ma potente, riassume il senso dell’impresa: “Non cammino più con le gambe, ma con il cuore e con gli occhi.”
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Pesce, da scarto a bioplastica idrosolubile. L’idea nata da una startup di Sassari
Relicta è una startup di Sassari che ha sviluppato una bioplastica idrosolubile da scarti di pesce. L'azienda vuole essere parte della soluzione a un grande problema che è l'inquinamento da plastica. Come funziona? Lo spiegano proprio i giovani fondatori della strartup. La soluzione Relicta è un materiale bioplastico idrosolubile ottenuto dagli scarti della lavorazione del pesce e adatto per soluzioni di imballaggio. In particolare, dalla pelle del pesce è possibile ottenere, tramite una miscela specifica, una pellicola di plastica trasparente e inodore. La plastica, per la sua composizione, è compostabile, biodegradabile e idrosolubile. La solubilità in acqua è la caratteristica più importante del nostro prodotto che apre nuove vie di smaltimento per questo materiale.
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Riportami al Mare, la sfida per il ripristino dei litorali
Aumentare le consapevolezze rispetto alla tutela dei litorali, far comprendere il danno generato dal “particolare” souvenir contraddistinto da sabbia e conchiglie che ogni anno finiscono in valigia dei turisti di passaggio dall’aeroporto di Olbia. Testimonial per il 2024 l'artista Geppi Cucciari Nasce così nel 2019 il progetto “Riportami al Mare”, sviluppato grazie ad un protocollo di intesa tra Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell'AreaMarina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'obiettivo di coordinare gli sforzi per tutelare l'ambiente e ripristinare i litorali. "Riportami al Mare", un progetto che prevede la reimmissione in natura di oltre 6 tonnellate di rocce, sabbia e conchiglie sequestrate ai controlli di sicurezza dell'Aeroporto di Olbia negli ultimi cinque anni grazie al lavoro degli enti di Stato preposti e dal personale di sicurezza aeroportuale. Quest'anno, l'ingente quantitativo di materiale naturale confiscato e reimmesso in natura si aggiunge alle oltre 10 tonnellate di materiale "restituito" durante la prima edizione del progetto nel 2019. Il riposizionamento nelle spiagge è stato effettuato dopo un dettagliato lavoro di classificazione svolto dai biologi dell'Area Marina Protetta di Tavolara.
Aumentare le consapevolezze rispetto alla tutela dei litorali, far comprendere il danno generato dal “particolare” souvenir contraddistinto da sabbia e conchiglie che ogni anno finiscono in valigia dei turisti di passaggio dall’aeroporto di Olbia. Testimonial per il 2024 l'artista Geppi Cucciari Nasce così nel 2019 il progetto “Riportami al Mare”, sviluppato grazie ad un protocollo di intesa tra Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell'AreaMarina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'obiettivo di coordinare gli sforzi per tutelare l'ambiente e ripristinare i litorali. "Riportami al Mare", un progetto che prevede la reimmissione in natura di oltre 6 tonnellate di rocce, sabbia e conchiglie sequestrate ai controlli di sicurezza dell'Aeroporto di Olbia negli ultimi cinque anni grazie al lavoro degli enti di Stato preposti e dal personale di sicurezza aeroportuale. Quest'anno, l'ingente quantitativo di materiale naturale confiscato e reimmesso in natura si aggiunge alle oltre 10 tonnellate di materiale "restituito" durante la prima edizione del progetto nel 2019. Il riposizionamento nelle spiagge è stato effettuato dopo un dettagliato lavoro di classificazione svolto dai biologi dell'Area Marina Protetta di Tavolara.
News
Ichnusa e Legambiente Sardegna insieme per ispirare il cambiamento
“Se deve finire così, non beveteci nemmeno.” Così, Ichnusa, la birra con anima sarda, insieme a Legambiente Sardegna decide di mandare un messaggio forte e diretto per ispirare il cambiamento. Una presa di posizione che invita tutti a riflettere sull’importanza della responsabilità sociale, andando anche contro i loro interessi. Ichnusa e Legambiente Sardegna scendono in campo in prima persona in giornate di pulizia organizzate in tutta l’isola, nei principali luoghi della società: momenti di aggregazione e responsabilità per mostrare quello in cui credono, attraverso un gesto concreto.
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Ozieri, il Presidente della Repubblica premia una scuola
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Canopoleno Green, un progetto sostenibile a Sassari
Si svolge oggi negli spazi del Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari l’appuntamento con “Canopoleno Green”. Appuntamento fissato con la responsabilità e la sostenibilità, con la sensibilità ed il rispetto. Protagonista sarà l’ambiente. Protagonisti saranno i giovani studenti e studentesse della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’istituto che dal 2018 con la sua equipe educativa porta avanti un progetto di sostenibilità ambientale sviluppato attraverso iniziative annuali che confluiscono poi in una manifestazione finale, “Canopoleno Green” appunto. Lungo il suo percorso l’equipe è supportata da partner come Legambiente ed Eco volontari di Sassari e Assessorato all’Ambiente del Comune di Sassari. Il tema 2024 risponde appieno agli obiettivi della agenda 2030 e nello specifico all’obiettivo 14: “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. Il Canopoleno crede fermamente che il parlare ai bambini e alle bambine di sostenibilità, di pesca illegale a salvaguardia delle aree marine protette con strumenti didattici e strategie educative alternative sia chiave utile al prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolare modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma.
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Oltre la celebrità, la responsabilità
Dietro l’immagine iconica di pop star globale, Madonna porta avanti da anni un impegno concreto nel campo della filantropia sanitaria. Nel 2017, attraverso la sua fondazione Raising Malawi, ha contribuito alla nascita del Mercy James Centre for Pediatric Surgery and Intensive Care a Blantyre, in Malawi. Si tratta del primo centro del Paese specializzato in chirurgia pediatrica ad alta complessità e terapia intensiva per bambini, pensato per offrire cure salvavita in un contesto segnato da gravi carenze sanitarie. La struttura rappresenta una svolta storica per il sistema sanitario malawiano, dove fino a pochi anni fa molti bambini non avevano accesso a interventi chirurgici di base, figuriamoci a cure complesse. Il centro non solo fornisce assistenza medica specializzata, ma investe anche nella formazione di personale locale, con l’obiettivo di costruire competenze durature e autonomia sanitaria. Sebbene la notizia venga talvolta presentata come recente, il progetto è operativo da anni e continua a salvare vite ogni giorno. L’iniziativa dimostra come la celebrità possa essere utilizzata come leva per attirare risorse, attenzione internazionale e cambiamento reale. In questo caso, Madonna ha trasformato la notorietà in infrastruttura, lasciando un segno tangibile che va ben oltre la dimensione simbolica.
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La forza di essere visibili
Alla sfilata Rhythms on the Runway di Accra, uno degli eventi di moda più attenti al dialogo tra identità, cultura e contemporaneità africana, la modella e attivista Abena Christine Jon’el ha trasformato la passerella in uno spazio di affermazione politica e simbolica. Durante la sua sfilata, Jon’el ha mostrato con orgoglio la propria protesi alla gamba, rivestita in tessuto kente, uno dei materiali più rappresentativi della tradizione ghanese. Il gesto non è stato un semplice dettaglio estetico, ma una dichiarazione potente: la disabilità non è qualcosa da nascondere, bensì una parte dell’identità che può essere celebrata, integrata e valorizzata. Avvolgendo la protesi in un tessuto carico di storia e significato, la modella ha unito corpo, cultura e memoria collettiva, ribaltando gli stereotipi ancora presenti nel mondo della moda. La sua presenza in passerella ha aperto una riflessione più ampia sull’inclusione, sulla rappresentazione dei corpi non conformi e sul ruolo della moda come linguaggio sociale. In un contesto come quello africano, spesso escluso dai grandi circuiti internazionali, Jon’el ha mostrato come la narrazione possa partire dal Sud del mondo per parlare a tutti. La sua sfilata è diventata così un atto di orgoglio, visibilità e resistenza culturale.
Alla sfilata Rhythms on the Runway di Accra, uno degli eventi di moda più attenti al dialogo tra identità, cultura e contemporaneità africana, la modella e attivista Abena Christine Jon’el ha trasformato la passerella in uno spazio di affermazione politica e simbolica. Durante la sua sfilata, Jon’el ha mostrato con orgoglio la propria protesi alla gamba, rivestita in tessuto kente, uno dei materiali più rappresentativi della tradizione ghanese. Il gesto non è stato un semplice dettaglio estetico, ma una dichiarazione potente: la disabilità non è qualcosa da nascondere, bensì una parte dell’identità che può essere celebrata, integrata e valorizzata. Avvolgendo la protesi in un tessuto carico di storia e significato, la modella ha unito corpo, cultura e memoria collettiva, ribaltando gli stereotipi ancora presenti nel mondo della moda. La sua presenza in passerella ha aperto una riflessione più ampia sull’inclusione, sulla rappresentazione dei corpi non conformi e sul ruolo della moda come linguaggio sociale. In un contesto come quello africano, spesso escluso dai grandi circuiti internazionali, Jon’el ha mostrato come la narrazione possa partire dal Sud del mondo per parlare a tutti. La sua sfilata è diventata così un atto di orgoglio, visibilità e resistenza culturale.
Dillo a Plaple
Uscire dal silenzio sociale
In Toscana prende avvio Reconnected, un progetto che affronta il tema del ritiro sociale giovanile, un fenomeno sempre più diffuso che coinvolge ragazzi e adolescenti conosciuti come hikikomori. Con questo termine si indicano giovani che scelgono di isolarsi progressivamente, interrompendo la frequenza scolastica e riducendo al minimo i contatti sociali, spesso rifugiandosi esclusivamente in ambienti domestici o digitali. Reconnected nasce per intercettare queste situazioni in modo precoce, rafforzando il ruolo della scuola e della comunità educativa. Il progetto prevede percorsi di formazione specifica per insegnanti, educatori e professionisti, aiutandoli a riconoscere i segnali di disagio e a intervenire in modo adeguato. Accanto alla formazione, vengono sviluppati strumenti digitali e spazi online pensati per dialogare con i ragazzi attraverso linguaggi a loro familiari. L’obiettivo è ricostruire relazioni, prevenire l’abbandono scolastico e offrire nuove possibilità di connessione a chi si è allontanato dalla vita sociale.
In Toscana prende avvio Reconnected, un progetto che affronta il tema del ritiro sociale giovanile, un fenomeno sempre più diffuso che coinvolge ragazzi e adolescenti conosciuti come hikikomori. Con questo termine si indicano giovani che scelgono di isolarsi progressivamente, interrompendo la frequenza scolastica e riducendo al minimo i contatti sociali, spesso rifugiandosi esclusivamente in ambienti domestici o digitali. Reconnected nasce per intercettare queste situazioni in modo precoce, rafforzando il ruolo della scuola e della comunità educativa. Il progetto prevede percorsi di formazione specifica per insegnanti, educatori e professionisti, aiutandoli a riconoscere i segnali di disagio e a intervenire in modo adeguato. Accanto alla formazione, vengono sviluppati strumenti digitali e spazi online pensati per dialogare con i ragazzi attraverso linguaggi a loro familiari. L’obiettivo è ricostruire relazioni, prevenire l’abbandono scolastico e offrire nuove possibilità di connessione a chi si è allontanato dalla vita sociale.
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#Runforlove
In occasione di San Valentino, l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze promuove Runforlove, una maratona solidale in formato virtuale pensata per unire attività fisica e sostegno concreto ai bambini ricoverati. L’iniziativa è aperta a tutti e invita a partecipare in coppia, che si tratti di partner, amici, familiari o colleghi. La partecipazione è semplice: ci si iscrive online, si effettua una donazione e si corre o cammina liberamente, senza vincoli di luogo o orario, nei giorni indicati dall’evento. La distanza prevista è simbolica e condivisa, a rappresentare l’idea di fare strada insieme per una buona causa. I fondi raccolti sostengono progetti dedicati al benessere emotivo dei piccoli pazienti, come attività ludiche, ricreative e di supporto psicologico, fondamentali durante il percorso di cura. Runforlove trasforma così un gesto quotidiano come correre in un atto di solidarietà, rendendo San Valentino un’occasione per esprimere amore anche verso chi sta affrontando momenti difficili.
In occasione di San Valentino, l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze promuove Runforlove, una maratona solidale in formato virtuale pensata per unire attività fisica e sostegno concreto ai bambini ricoverati. L’iniziativa è aperta a tutti e invita a partecipare in coppia, che si tratti di partner, amici, familiari o colleghi. La partecipazione è semplice: ci si iscrive online, si effettua una donazione e si corre o cammina liberamente, senza vincoli di luogo o orario, nei giorni indicati dall’evento. La distanza prevista è simbolica e condivisa, a rappresentare l’idea di fare strada insieme per una buona causa. I fondi raccolti sostengono progetti dedicati al benessere emotivo dei piccoli pazienti, come attività ludiche, ricreative e di supporto psicologico, fondamentali durante il percorso di cura. Runforlove trasforma così un gesto quotidiano come correre in un atto di solidarietà, rendendo San Valentino un’occasione per esprimere amore anche verso chi sta affrontando momenti difficili.
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Stop allo sfruttamento animale
Il Comune di Genova ha deciso di dire no all’attendamento di un circo con animali, bloccando la tappa del Circo Africa di Paolo Orfei prevista dal 12 al 16 febbraio. La decisione è stata resa nota dalla consigliera comunale Francesca Ghio, con delega alla tutela degli animali, e sostenuta dalla sindaca Silvia Salis, che hanno motivato il rifiuto con la necessità di tutelare il benessere degli animali e contrastare il loro utilizzo negli spettacoli per puro divertimento. Questa scelta si inserisce in un quadro nazionale in cui la legge delega del 2022 prevede il superamento dell’uso di animali nei circhi, ma il decreto attuativo è stato più volte rinviato e non è ancora pienamente operativo. Genova punta così a dare un segnale politico forte, allineandosi alle richieste di associazioni animaliste e a un’opinione pubblica che, secondo sondaggi, è in larga maggioranza contraria all’uso di animali nei circhi. La giunta ha anche depositato una mozione per sollecitare il Governo ad accelerare l’attuazione della legge nazionale. Critici e sostenitori sottolineano l’importanza di garantire spettacoli che non prevedano sofferenze o condizioni incompatibili con le esigenze etologiche degli animali.
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Dai guadagni di un videogioco al salvare migliaia di ettari di foresta
Tim Sweeney è il fondatore e Ceo di Eric Games e ha realizzato Fortnite, uno dei videogiochi di maggior successo e portandolo ad ottenere grandi guadagni. Negli anni Tim Sweeney si è impegnato attivamente nella tutela e salvaguardia ambientale. Tra le sue azioni più significative vi stata quella di investire il suo patrimonio nell’acquisizione di oltre 40.0000 acri di foreste tra montagne, boschi e aree verdi.
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