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Chi è Donato Notarangelo, il neo eletto presidente di Confindustria Cisambiente?


Il Consiglio Generale di Confindustria Cisambiente, riunito in seduta questo pomeriggio, ha designato Presidente Donato Notarangelo per il prossimo biennio, 2024 – 2026. Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Bari e BAT, Consigliere Generale di Confindustria fino allo scorso anno, Notarangelo è alla guida di Eco Trend, azienda leader nelle bonifiche di siti contaminati, e fondatore della Green Oil, attiva nella gestione dei rifiuti nel campo della rigenerazione degli oli vegetali esausti.

Trentasette anni, sposato con due figli, il neo designato Presidente ha dichiarato: “Sono orgoglioso di aver incontrato il favore dei Consiglieri. Confindustria Cisambiente assume un ruolo di rilievo nell’attuale fase di transizione ecologica; con il nostro lavoro possiamo intervenire in maniera determinante sia nei processi di recupero delle materie prime che nel percorso di indipendenza energetica del Paese”.


L’Associazione Cisambiente, Confederazione Servizi Ambiente, è nata il 29 settembre 2016 all’interno dello storico Palazzo di Confindustria.

La Confederazione è stata fortemente voluta da un gruppo di imprenditori del settore ambiente ed energia rinnovabile. Una realtà che si è costituita per tutelare e valorizzare quelle imprese che da sempre hanno mostrato un effort di grande rilievo nei settori della gestione dei rifiuti urbani e speciali.

Un associazionismo che sta realizzando l’obiettivo di rendere concreti i principi dell’economia circolare e l’inserimento degli stessi nel contesto territoriale delle singole aziende associate del mondo confindustriale.

Cisambiente diviene, quindi, modello di un nuovo sistema associativo, trasversale a più piani confindustriali e rappresentativo non più solo dei classici servizi di igiene ambientale, ma catalizzatore di imprese che trovano così la realizzazione e l’adeguata tutela dei loro progetti e delle loro aspirazioni.

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Un ecografo per curare gli ultimi - Il dono di Papa Francesco a Martina Franca


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A Martina Franca un gesto concreto di Papa Francesco ha riportato al centro il tema del diritto alla salute. Il Pontefice aveva disposto la donazione di un ecografo quando era ancora in vita. Lo strumento è stato poi consegnato nel marzo 2026 a un ambulatorio solidale che ogni giorno assiste persone in difficoltà. Si tratta di una struttura che offre cure gratuite a chi non ha accesso al sistema sanitario tradizionale. Un presidio fondamentale per i più fragili, spesso invisibili. Qui operano decine di medici volontari che mettono a disposizione tempo e competenze. Nel corso di un anno sono state effettuate oltre 1.500 visite gratuite, numeri che raccontano un bisogno reale e crescente sul territorio. L’arrivo dell’ecografo rappresenta un passo importante per migliorare diagnosi e prevenzione. Permetterà infatti di individuare patologie in modo più rapido ed efficace. Come spiegato dai responsabili, ogni strumento in più significa poter aiutare più persone. Oggi, alla luce della scomparsa del Pontefice, quel gesto assume un valore ancora più profondo. È un segnale di attenzione verso chi vive ai margini e un invito concreto a costruire una sanità più inclusiva e accessibile. Quella di Martina Franca è una realtà che dimostra come la solidarietà possa diventare cura. Un esempio di impegno civile e umano che continua a fare la differenza ogni giorno. (Immagini La Gazzetta del Mezzogiorno)

A Martina Franca un gesto concreto di Papa Francesco ha riportato al centro il tema del diritto alla salute. Il Pontefice aveva disposto la donazione di un ecografo quando era ancora in vita. Lo strumento è stato poi consegnato nel marzo 2026 a un ambulatorio solidale che ogni giorno assiste persone in difficoltà. Si tratta di una struttura che offre cure gratuite a chi non ha accesso al sistema sanitario tradizionale. Un presidio fondamentale per i più fragili, spesso invisibili. Qui operano decine di medici volontari che mettono a disposizione tempo e competenze. Nel corso di un anno sono state effettuate oltre 1.500 visite gratuite, numeri che raccontano un bisogno reale e crescente sul territorio. L’arrivo dell’ecografo rappresenta un passo importante per migliorare diagnosi e prevenzione. Permetterà infatti di individuare patologie in modo più rapido ed efficace. Come spiegato dai responsabili, ogni strumento in più significa poter aiutare più persone. Oggi, alla luce della scomparsa del Pontefice, quel gesto assume un valore ancora più profondo. È un segnale di attenzione verso chi vive ai margini e un invito concreto a costruire una sanità più inclusiva e accessibile. Quella di Martina Franca è una realtà che dimostra come la solidarietà possa diventare cura. Un esempio di impegno civile e umano che continua a fare la differenza ogni giorno. (Immagini La Gazzetta del Mezzogiorno)

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GustAbile, l’olio EVO realizzato da ragazzi diversamente abili


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A Bari nasce GustAbile, l’olio extravergine d’oliva che ha visto il coinvolgimento di ragazzi diversamente abili. GustAbile fa parte del progetto “Coltivando Abilità”, simbolo di inclusione sociale, sostenibilità ambientale e valorizzazione delle eccellenze agroalimentari. Questo brand rappresenta il frutto del lavoro e dell’impegno dei partecipanti, offrendo al mercato prodotti di qualità realizzati con cura e rispetto per l’ambiente. Il progetto “Coltivando Abilità” è promosso dalla Tersan Puglia di Modugno insieme alle cooperative sociali Must e Zip. Mira a promuovere la sostenibilità sociale ed economica attraverso l’inclusione lavorativa di persone con disabilità, valorizzando al contempo pratiche agricole rispettose dell’ambiente.

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"Geoscienze", terra e futuro. A Bari il confronto tra esperti


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Una lunga settimana per parlare di geoscienze. Terra, ambiente, futuro: sono i temi protagonisti a Bari, cornice del Congresso Nazionale Congiunto Società Geologica Italiana e Società Italiana di Mineralogia e Petrologia. Un grande evento, il più prestigioso ed importante per le Geoscienze. Ben 630 conferenze, 1000 geologi, 1200 temi di ricerca. Ben 70 ricercatori presenti per illustrare lavori inediti sui terremoti e le faglie attive, altri 30 invece con ricerche sul territorio. Parola al mondo della ricerca, l'evento si propone come stimolo per le nuove generazioni nell'individuare soluzioni possibili alle criticità in tema ambientale

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“Il Sol dell'Alba 2024”, a Bisceglie musica a sostegno della Onlus Caring Humans


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Nel cuore della suggestiva Bisceglie, al sorgere del sole, il 10 Agosto si svolge un evento che segna un momento indimenticabile nel panorama culturale della regione: un concerto all’alba eseguito dall’Orchestra Filarmonica Pugliese nel maestoso Teatro Mediterraneo. L'edizione 2024 sarà caratterizzata anche dalla solidarietà: verrà effettuata una donazione alla Onlus Nove Caring Humans che sostiene progetti di impresa femminile in Afghanistan. Questa esperienza unica unisce la potenza evocativa della musica classica con l’incanto dell’alba, offrendo agli spettatori un risveglio dell’anima attraverso le note e il paesaggio. L’evento rappresenta un’occasione speciale per riscoprire la musica in un contesto naturale e storico di rara bellezza, facendo da ponte tra il patrimonio culturale e le nuove generazioni di ascoltatori.

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Una mano concreta alle persone in difficoltà, grazie a “Molfetta All Inclusive”


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Dall’11 al 13 luglio tra le vie di Molfetta  ci saranno incontri, spettacoli, musica e divertimento con l’obiettivo di migliorare la salute e la qualità di vita delle persone senza che la disabilità, la malattia o altra forma di condizione sfavorevole possano costituire un limite. Si chiama “Molfetta All Inclusive”, progetto ideato appunto da “Contasudinoi”, la onlus nata all’interno di Network Contacts per farsi piacevolmente carico delle iniziative di solidarietà. Tutto nel segno dell’inclusione. Valori, quelli di inclusione e solidarietà, mutuati da Network Contacts ma poi sviluppatisi in un percorso ormai consolidato e ogni volta capace di sorprendere. L’obiettivo è dare una mano concreta alle persone che ne hanno bisogno. Fornire un contributo alla causa di chi vive situazioni di sofferenza e difficoltà. In fondo basta poco e ci vuole solo buona volontà. Noi ci crediamo e faremo il massimo”. “Contasudinoi” si conferma ancora una volta punto di riferimento per l’inclusione sociale e proprio in quest’ottica va letta l’ideazione e organizzazione di un evento lungo tre giorni dedicato alla solidarietà che non conosce barriere.

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Chi è Donato Notarangelo, il neo eletto presidente di Confindustria Cisambiente?


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Il Consiglio Generale di Confindustria Cisambiente, riunito in seduta questo pomeriggio, ha designato Presidente Donato Notarangelo per il prossimo biennio, 2024 – 2026. Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Bari e BAT, Consigliere Generale di Confindustria fino allo scorso anno, Notarangelo è alla guida di Eco Trend, azienda leader nelle bonifiche di siti contaminati, e fondatore della Green Oil, attiva nella gestione dei rifiuti nel campo della rigenerazione degli oli vegetali esausti. Trentasette anni, sposato con due figli, il neo designato Presidente ha dichiarato: “Sono orgoglioso di aver incontrato il favore dei Consiglieri. Confindustria Cisambiente assume un ruolo di rilievo nell’attuale fase di transizione ecologica; con il nostro lavoro possiamo intervenire in maniera determinante sia nei processi di recupero delle materie prime che nel percorso di indipendenza energetica del Paese”. L’Associazione Cisambiente, Confederazione Servizi Ambiente, è nata il 29 settembre 2016 all’interno dello storico Palazzo di Confindustria. La Confederazione è stata fortemente voluta da un gruppo di imprenditori del settore ambiente ed energia rinnovabile. Una realtà che si è costituita per tutelare e valorizzare quelle imprese che da sempre hanno mostrato un effort di grande rilievo nei settori della gestione dei rifiuti urbani e speciali. Un associazionismo che sta realizzando l’obiettivo di rendere concreti i principi dell’economia circolare e l’inserimento degli stessi nel contesto territoriale delle singole aziende associate del mondo confindustriale. Cisambiente diviene, quindi, modello di un nuovo sistema associativo, trasversale a più piani confindustriali e rappresentativo non più solo dei classici servizi di igiene ambientale, ma catalizzatore di imprese che trovano così la realizzazione e l’adeguata tutela dei loro progetti e delle loro aspirazioni.

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L’old Cars Club sostiene l’UNICEF


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In occasione dell’8a rievocazione del Gran Premio di Bari, si è tenuto il “Mini Gran Premio Unicef Italia”. Il primo ed unico evento in Italia, che ha coinvolto tutti i bambini dai 4 ai 10 anni. I baby piloti sono stati vestiti e accessoriati come grandi piloti e hanno preso parte attiva all’evento percorrendo due giri del percorso di gara, con 20 macchinine a pedali messe a disposizione da Unicef Italia. Al termine della gara ogni bambino ha vissuto la gioia del podio, con l’assegnazione di medaglie. Il ricavato dell’iscrizione è servito per sostenere i numerosi progetti di Unicef Italia in favore dell’infanzia.

In occasione dell’8a rievocazione del Gran Premio di Bari, si è tenuto il “Mini Gran Premio Unicef Italia”. Il primo ed unico evento in Italia, che ha coinvolto tutti i bambini dai 4 ai 10 anni. I baby piloti sono stati vestiti e accessoriati come grandi piloti e hanno preso parte attiva all’evento percorrendo due giri del percorso di gara, con 20 macchinine a pedali messe a disposizione da Unicef Italia. Al termine della gara ogni bambino ha vissuto la gioia del podio, con l’assegnazione di medaglie. Il ricavato dell’iscrizione è servito per sostenere i numerosi progetti di Unicef Italia in favore dell’infanzia.

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Il Ruanda riduce la plastica monouso


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Il Ruanda è diventato un punto di riferimento africano nella lotta all’inquinamento da plastica. Nel 2008 il Paese ha vietato la produzione, l’importazione e l’utilizzo dei sacchetti in polietilene. Nel 2019 il divieto è stato esteso a numerosi prodotti e imballaggi di plastica monouso. Controlli rigorosi e sanzioni hanno contribuito a ridurre fortemente la presenza di rifiuti nelle strade. I risultati sono particolarmente visibili nella capitale Kigali. La città viene frequentemente indicata come una delle realtà urbane più pulite del continente africano. Alla base di questo risultato non ci sono però soltanto le leggi. Un ruolo fondamentale è svolto dall’“Umuganda”, il programma nazionale di lavoro comunitario. L’ultimo sabato di ogni mese i cittadini partecipano alla pulizia e alla cura degli spazi comuni. Le attività comprendono la raccolta dei rifiuti, la manutenzione delle strade e la realizzazione di opere utili alla comunità. A Kigali la raccolta domestica viene inoltre gestita da aziende specializzate e sostenuta economicamente dalle famiglie. Il modello ruandese unisce quindi norme, controlli, organizzazione e partecipazione collettiva. Un sistema che ha trasformato la pulizia degli spazi pubblici in una responsabilità condivisa. Restano ancora difficoltà nella gestione, nel recupero e nel riciclo di tutte le tipologie di rifiuti. L’esperienza di Kigali dimostra però quanto le scelte politiche possano funzionare quando vengono sostenute dall’intera comunità.

Il Ruanda è diventato un punto di riferimento africano nella lotta all’inquinamento da plastica. Nel 2008 il Paese ha vietato la produzione, l’importazione e l’utilizzo dei sacchetti in polietilene. Nel 2019 il divieto è stato esteso a numerosi prodotti e imballaggi di plastica monouso. Controlli rigorosi e sanzioni hanno contribuito a ridurre fortemente la presenza di rifiuti nelle strade. I risultati sono particolarmente visibili nella capitale Kigali. La città viene frequentemente indicata come una delle realtà urbane più pulite del continente africano. Alla base di questo risultato non ci sono però soltanto le leggi. Un ruolo fondamentale è svolto dall’“Umuganda”, il programma nazionale di lavoro comunitario. L’ultimo sabato di ogni mese i cittadini partecipano alla pulizia e alla cura degli spazi comuni. Le attività comprendono la raccolta dei rifiuti, la manutenzione delle strade e la realizzazione di opere utili alla comunità. A Kigali la raccolta domestica viene inoltre gestita da aziende specializzate e sostenuta economicamente dalle famiglie. Il modello ruandese unisce quindi norme, controlli, organizzazione e partecipazione collettiva. Un sistema che ha trasformato la pulizia degli spazi pubblici in una responsabilità condivisa. Restano ancora difficoltà nella gestione, nel recupero e nel riciclo di tutte le tipologie di rifiuti. L’esperienza di Kigali dimostra però quanto le scelte politiche possano funzionare quando vengono sostenute dall’intera comunità.

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Novantasei case per ricominciare


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A Fredericton, in Canada, 96 piccole abitazioni stanno offrendo una nuova possibilità a chi ha vissuto senza una casa. È il progetto “12 Neighbours”, nato su iniziativa dell’imprenditore Marcel LeBrun.
La comunità è stata completata nel 2024 e accoglie oggi più di 90 persone. Ogni abitazione dispone di cucina, bagno, zona giorno e uno spazio esterno privato. L’affitto non supera il 30 per cento del reddito del residente. L’obiettivo non è però fornire soltanto un tetto. Il progetto segue un modello che mette al centro la stabilità, la dignità e l’inclusione nella comunità. Una casa permanente diventa così il primo passo per ricostruire la propria autonomia. Nel quartiere sono presenti anche spazi dedicati alla formazione e alle attività lavorative. Il centro sociale comprende un bar, un negozio e laboratori nei quali i residenti possono trovare nuove opportunità. LeBrun ha avviato il progetto attraverso un’organizzazione senza scopo di lucro. Al finanziamento iniziale della sua fondazione familiare si è aggiunto il sostegno delle istituzioni canadesi. Le 96 abitazioni sono state costruite tra il 2021 e il 2024. Il risultato è una comunità pensata per andare oltre le soluzioni temporanee all’emergenza abitativa.Un esempio di come solidarietà e progettazione possano restituire stabilità e speranza.

A Fredericton, in Canada, 96 piccole abitazioni stanno offrendo una nuova possibilità a chi ha vissuto senza una casa. È il progetto “12 Neighbours”, nato su iniziativa dell’imprenditore Marcel LeBrun.
La comunità è stata completata nel 2024 e accoglie oggi più di 90 persone. Ogni abitazione dispone di cucina, bagno, zona giorno e uno spazio esterno privato. L’affitto non supera il 30 per cento del reddito del residente. L’obiettivo non è però fornire soltanto un tetto. Il progetto segue un modello che mette al centro la stabilità, la dignità e l’inclusione nella comunità. Una casa permanente diventa così il primo passo per ricostruire la propria autonomia. Nel quartiere sono presenti anche spazi dedicati alla formazione e alle attività lavorative. Il centro sociale comprende un bar, un negozio e laboratori nei quali i residenti possono trovare nuove opportunità. LeBrun ha avviato il progetto attraverso un’organizzazione senza scopo di lucro. Al finanziamento iniziale della sua fondazione familiare si è aggiunto il sostegno delle istituzioni canadesi. Le 96 abitazioni sono state costruite tra il 2021 e il 2024. Il risultato è una comunità pensata per andare oltre le soluzioni temporanee all’emergenza abitativa.Un esempio di come solidarietà e progettazione possano restituire stabilità e speranza.

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La Cina pianta una muraglia verde


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Da quasi mezzo secolo la Cina porta avanti uno dei più grandi programmi di forestazione mai realizzati. Secondo i dati ufficiali, tra il 1982 e il 2021 i cittadini cinesi hanno piantato circa 78 miliardi di alberi. Tra il 2012 e il 2022 gli interventi di forestazione hanno interessato complessivamente 64 milioni di ettari. Il progetto più imponente è il “Three-North Shelterbelt”, conosciuto come la Grande Muraglia Verde. Avviato nel 1978, il programma dovrebbe essere completato nel 2050. L’intervento attraversa le regioni settentrionali, nordorientali e nordoccidentali del Paese. Entro il 2020 aveva già interessato e protetto circa 31,7 milioni di ettari. L’obiettivo è contrastare la desertificazione, l’erosione del suolo e l’avanzata delle tempeste di sabbia. I risultati della trasformazione sono stati rilevati anche attraverso immagini satellitari e osservazioni sul campo. Uno studio pubblicato su “Nature Communications” mostra che le foreste piantate sono quasi raddoppiate tra il 1990 e il 2020. La loro estensione è passata da circa 465.000 a oltre 903.000 chilometri quadrati. Questa crescita ha contribuito anche ad aumentare la quantità di carbonio assorbita dalla vegetazione. Piantare alberi, tuttavia, non è sufficiente per garantire il successo di ogni intervento. Nelle zone più aride rimangono problemi legati alla scarsità d’acqua, alle monoculture e alla sopravvivenza delle piante. La sfida è trasformare una quantità enorme di alberi in ecosistemi resistenti, diversificati e duraturi.

Da quasi mezzo secolo la Cina porta avanti uno dei più grandi programmi di forestazione mai realizzati. Secondo i dati ufficiali, tra il 1982 e il 2021 i cittadini cinesi hanno piantato circa 78 miliardi di alberi. Tra il 2012 e il 2022 gli interventi di forestazione hanno interessato complessivamente 64 milioni di ettari. Il progetto più imponente è il “Three-North Shelterbelt”, conosciuto come la Grande Muraglia Verde. Avviato nel 1978, il programma dovrebbe essere completato nel 2050. L’intervento attraversa le regioni settentrionali, nordorientali e nordoccidentali del Paese. Entro il 2020 aveva già interessato e protetto circa 31,7 milioni di ettari. L’obiettivo è contrastare la desertificazione, l’erosione del suolo e l’avanzata delle tempeste di sabbia. I risultati della trasformazione sono stati rilevati anche attraverso immagini satellitari e osservazioni sul campo. Uno studio pubblicato su “Nature Communications” mostra che le foreste piantate sono quasi raddoppiate tra il 1990 e il 2020. La loro estensione è passata da circa 465.000 a oltre 903.000 chilometri quadrati. Questa crescita ha contribuito anche ad aumentare la quantità di carbonio assorbita dalla vegetazione. Piantare alberi, tuttavia, non è sufficiente per garantire il successo di ogni intervento. Nelle zone più aride rimangono problemi legati alla scarsità d’acqua, alle monoculture e alla sopravvivenza delle piante. La sfida è trasformare una quantità enorme di alberi in ecosistemi resistenti, diversificati e duraturi.

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Un impegno globale per la fauna migratoria


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Proteggere gli animali migratori significa superare i confini tracciati dall’uomo. È il principio alla base delle nuove decisioni adottate durante la COP15 in Brasile.
I 132 Paesi e l’Unione europea che aderiscono alla Convenzione ONU sulle specie migratorie hanno rafforzato il proprio impegno comune. Le nuove misure riguardano 40 specie e popolazioni animali terrestri, acquatiche e aviarie. Tra quelle maggiormente tutelate figurano il gufo delle nevi, la lontra gigante e la iena striata. Nuove protezioni interessano anche squali martello, uccelli marini e numerose specie costiere. Sono stati inoltre approvati specifici interventi per alcuni cetacei e per le loro rotte migratorie. La Convenzione tutela infatti un patrimonio che comprende balene, tartarughe marine, uccelli e molti altri animali. Nata nel 1979, rappresenta uno dei principali strumenti internazionali per la conservazione della fauna selvatica. Oggi sono più di 1.200 le specie comprese nei suoi programmi di protezione. Molti animali attraversano ogni anno oceani, foreste e continenti per nutrirsi o riprodursi.
La loro sopravvivenza non può quindi dipendere dalle azioni di un solo Stato. Le decisioni adottate puntano a coordinare la protezione degli habitat, la ricerca e il controllo delle minacce. Un impegno che dovrà adesso trasformarsi in interventi concreti lungo le rotte migratorie. Perché la natura non conosce frontiere e la sua tutela è una responsabilità condivisa.

Proteggere gli animali migratori significa superare i confini tracciati dall’uomo. È il principio alla base delle nuove decisioni adottate durante la COP15 in Brasile.
I 132 Paesi e l’Unione europea che aderiscono alla Convenzione ONU sulle specie migratorie hanno rafforzato il proprio impegno comune. Le nuove misure riguardano 40 specie e popolazioni animali terrestri, acquatiche e aviarie. Tra quelle maggiormente tutelate figurano il gufo delle nevi, la lontra gigante e la iena striata. Nuove protezioni interessano anche squali martello, uccelli marini e numerose specie costiere. Sono stati inoltre approvati specifici interventi per alcuni cetacei e per le loro rotte migratorie. La Convenzione tutela infatti un patrimonio che comprende balene, tartarughe marine, uccelli e molti altri animali. Nata nel 1979, rappresenta uno dei principali strumenti internazionali per la conservazione della fauna selvatica. Oggi sono più di 1.200 le specie comprese nei suoi programmi di protezione. Molti animali attraversano ogni anno oceani, foreste e continenti per nutrirsi o riprodursi.
La loro sopravvivenza non può quindi dipendere dalle azioni di un solo Stato. Le decisioni adottate puntano a coordinare la protezione degli habitat, la ricerca e il controllo delle minacce. Un impegno che dovrà adesso trasformarsi in interventi concreti lungo le rotte migratorie. Perché la natura non conosce frontiere e la sua tutela è una responsabilità condivisa.

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Un tatuaggio capace di superare le barriere


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Una tastiera QWERTY tatuata sull’avambraccio per offrire al figlio uno strumento di comunicazione sempre disponibile. È la scelta di Jessica Fletcher, mamma canadese di Hunter, un bambino autistico non parlante di 11 anni. Hunter utilizza normalmente un dispositivo di Comunicazione aumentativa e alternativa, attraverso il quale può selezionare parole e simboli. L’idea del tatuaggio è nata durante un pasto al ristorante, quando la batteria del dispositivo si è scaricata improvvisamente. Il bambino ha allora disegnato una tastiera su un tovagliolo e ha indicato le lettere necessarie per comunicare ciò che desiderava ordinare. Da quell’episodio Jessica ha compreso l’importanza di creare uno strumento alternativo e indipendente dalla tecnologia. Sul suo braccio ha fatto riprodurre lettere, simboli per esprimere le emozioni e pulsanti dedicati al “sì”, al “no” e a “ti voglio bene”. Secondo il racconto della madre, la prima parola indicata da Hunter sul tatuaggio è stata “mamma”. La soluzione permette inoltre ai due di comunicare in modo riservato, senza che il dispositivo elettronico pronunci i messaggi ad alta voce. L’idea ha ispirato anche la realizzazione di magliette con tastiere stampate sulle maniche, pensate per permettere ad altre persone di interagire con Hunter. Un gesto che mostra come l’inclusione possa cominciare dalla volontà di rimuovere ogni barriera alla comunicazione.

Una tastiera QWERTY tatuata sull’avambraccio per offrire al figlio uno strumento di comunicazione sempre disponibile. È la scelta di Jessica Fletcher, mamma canadese di Hunter, un bambino autistico non parlante di 11 anni. Hunter utilizza normalmente un dispositivo di Comunicazione aumentativa e alternativa, attraverso il quale può selezionare parole e simboli. L’idea del tatuaggio è nata durante un pasto al ristorante, quando la batteria del dispositivo si è scaricata improvvisamente. Il bambino ha allora disegnato una tastiera su un tovagliolo e ha indicato le lettere necessarie per comunicare ciò che desiderava ordinare. Da quell’episodio Jessica ha compreso l’importanza di creare uno strumento alternativo e indipendente dalla tecnologia. Sul suo braccio ha fatto riprodurre lettere, simboli per esprimere le emozioni e pulsanti dedicati al “sì”, al “no” e a “ti voglio bene”. Secondo il racconto della madre, la prima parola indicata da Hunter sul tatuaggio è stata “mamma”. La soluzione permette inoltre ai due di comunicare in modo riservato, senza che il dispositivo elettronico pronunci i messaggi ad alta voce. L’idea ha ispirato anche la realizzazione di magliette con tastiere stampate sulle maniche, pensate per permettere ad altre persone di interagire con Hunter. Un gesto che mostra come l’inclusione possa cominciare dalla volontà di rimuovere ogni barriera alla comunicazione.

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