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Una nursery ospita le farfalle per salvare le specie e le foreste


Colorate, leggiadre, affascinanti: le farfalle sono tra gli insetti più amati e apprezzati da adulte/i e bambine/i, spesso sorprese/i nel constatarne la molteplicità di foggia, grandezza e tonalità. Le farfalle sono anche simbolo di trasformazione e fragilità e la loro presenza al MUSE, a Trento, vuole evidenziarne, oltre alla bellezza, anche la precarietà, causata dai mutamenti ambientali, dalle minacce antropiche e naturali. Per affrontare questi e altri temi, dal 26 marzo al 19 maggio 2024, la serra tropicale del MUSE ospita oltre trenta specie di farfalle tropicali che sfarfalleranno a partire dalla nursery, dove in questo periodo sono state ospitate le crisalidi. L'iniziativa "Foresta delle farfalle" è stata già ospitata al museo nel 2017 e 2018 con un notevole successo e apprezzamento da parte del pubblico.

A metà marzo sono giunti in museo oltre mille esemplari che, opportunamente preparati, sfarfalleranno allo stadio di adulto all'interno della serra.
Verranno ospitate in un’apposita “nursery”, un’incubatrice dove sarà possibile osservare l’eccezionale evento della schiusa delle crisalidi. In questo spazio protetto le crisalidi recupereranno le forze necessarie al primo volo verso la vegetazione tropicale della serra, dove, tra le oltre 200 specie botaniche presenti, troveranno decine di piante in fiore, come Pentas e Streptocarpus, pronte a fornire loro sostentamento attraverso secrezioni nettarine.  
Inoltre, sono stati posizionati in serra i cosiddetti ‘Bar delle farfalle’, strutture colorate che contengono frutta matura, utile al loro nutrimento.   
Le farfalle troveranno nella serra del MUSE un ambiente perfettamente consono alle loro esigenze: un’alta temperatura del dì e della notte (tra i 26 e i 34 °C) e un’altissima umidità relativa dell’aria (circa l’80%), quest’ultima strettamente necessaria per lo sfarfallamento, ossia per consentire alla farfalla di emergere dalla crisalide e di stendere e asciugare le ali.

L’esposizione “Foresta delle farfalle” è stata realizzata grazie alla consulenza di Francesco Barbieri, biologo e direttore scientifico della Casa delle Farfalle di Bordano (UD) e sarà occasione per due interessanti momenti di approfondimento:  
venerdì 5 aprile si terrà un dialogo tra Francesco Barbieri, biologo e direttore scientifico della Casa delle farfalle di Bordano (UD) e Silvia Ricci, coordinatrice dell’Associazione Mazingira: Silvia e Francesco racconteranno le loro esperienze in Tanzania e Costa Rica, entrando nel vivo dei loro progetti, tra allevamento di farfalle ed ecoturismo, nel rispetto della sostenibilità ambientale e sociale. 
Sabato 6 aprile, invece, il biologo Francesco Barbieri e il personale del museo saranno a disposizione del pubblico per rispondere a domande e curiosità sulle farfalle presenti in serra. 
Si ringraziano DAO CONAD e Zobele - Special Sponsor della Serra Tropicale del MUSE.


APPROFONDIMENTO 
 
FARFALLE PER SALVARE LE FORESTE E AIUTARE LE POPOLAZIONI LOCALI 
Gli allevamenti di farfalle tropicali da cui il MUSE acquista le crisalidi rappresentano un’attività a impatto positivo sui territori e sulle popolazioni. Allevare e commerciare farfalle, infatti, può fornire una fonte di occupazione e reddito accessibile a chiunque. Questa pratica ne previene altre a più alto impatto ambientale come la coltivazione, l’allevamento di bestiame e la deforestazione. Allevare farfalle, oltre a rappresentare una fonte di sostentamento alternativa all’industria del legno, significa anche preservare la flora locale e favorire la riconversione di territori degradati in foresta originaria. Questo perché le specie allevate si sviluppano esclusivamente su piante selvatiche.  
Le splendide farfalle morfo blu e altre specie provengono dal Costa Rica, grazie alla collaborazione di Francesco Barbieri con AMEAP (Asociación de Mujeres Ecológicas y Artesanas del Porvenir), un’associazione costituita da donne che da anni allevano farfalle in una piccola comunità situata al nord del paese.
Le crisalidi arrivano in pacchi termicamente isolati dopo 3 – 5 giorni di viaggio. La farfalla affronta il trasporto senza problemi perché viaggia quando è crisalide, lo stadio in cui non ha necessità di muoversi o nutrirsi e che dura, a seconda delle specie, dai 9 ai 20 giorni.
  
NOTE DI BIOLOGIA 
Le farfalle fanno parte del vastissimo ordine dei Lepidotteri, che comprende oltre 158.000 specie originarie di zone temperate e tropicali. Hanno un ciclo vitale piuttosto complesso che prevede una metamorfosi completa. L’insetto alato depone le uova su un vegetale adatto al sostentamento del secondo stadio di sviluppo, quello del bruco. Il bruco, attraverso un potente apparato masticatore dotato di robuste mandibole, si ciba delle parti più tenere delle piante e dei nuovi germogli. Poiché la cuticola della larva non si accresce, questa viene cambiata da tre a cinque volte nel corso del tempo ciclo larvale, con un processo denominato muta. Successivamente, quando il bruco ha accumulato sufficienti energie cerca un luogo riparato dove trasformarsi in pupa, solitamente protetta da un bozzolo sericeo. Dopo un lasso di tempo variabile in base alla specie e alla temperatura, il rivestimento della crisalide si lacera e fuoriesce il quarto ed ultimo stadio, l’insetto alato. Prima che quest’ultimo sia adatto al volo, però, è necessario che i fluidi contenuti all’interno del corpo vengano pompati nelle ali, dispiegandole e rendendole rigide. 
La livrea delle farfalle è estremamente variabile: sono presenti esempi di colorazioni criptiche, che vanno a mimetizzare l’insetto tra la vegetazione o colorazioni aposematiche che avvertono eventuali predatori della tossicità dell’insetto stesso.

Rubrica: Dillo a Plaple

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Nel 2026 il MUSE – Museo delle Scienze di Trento dedica gran parte della sua programmazione al tema della biodiversità, con un calendario ricco di eventi, nuovi allestimenti e occasioni di approfondimento su ecologia e ricerca ambientale. Il progetto, che affianca le iniziative già avviate su tecnologia e sport in vista delle Olimpiadi Milano Cortina, si apre con un evento inaugurale dedicato alla cooperazione scientifica tra aree tropicali e contesti alpini. Protagonista di questo percorso è la rinnovata Foresta tropicale montana, cuore espositivo del museo, che si presenta oggi come uno spazio ancora più immersivo e accessibile. Il nuovo allestimento integra innovazione e divulgazione scientifica, offrendo una lettura aggiornata degli equilibri delicati che caratterizzano questi ecosistemi. La serra non è solo un ambiente espositivo, ma un vero “laboratorio vivente” che riproduce un frammento delle foreste dei Monti Udzungwa, in Tanzania, con cui il museo collabora da oltre vent’anni attraverso attività di ricerca e monitoraggio. I dati raccolti sul campo alimentano direttamente i contenuti educativi, creando un ponte concreto tra Africa e Trentino e coinvolgendo il pubblico in una sfida globale per la tutela della biodiversità. Il riallestimento ha migliorato il percorso di visita con nuovi supporti multimediali, pannelli aggiornati e strumenti inclusivi, come segnaletica tattile e contenuti digitali accessibili tramite QR code. Un intervento che rafforza il ruolo del museo come luogo di conoscenza, sensibilizzazione e partecipazione attiva sui temi ambientali.

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Le ricerche MUSE - Sensibilizzazione sui ghiacciai


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Il 2025 segna una tappa cruciale nella sensibilizzazione sulle trasformazioni eco-sociali in atto: l'ONU ha proclamato l'Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai, riconoscendoli come indicatori chiave della crisi climatica. Rispetto a questa tematica, MUSE, centro di ricerca e istituzione culturale, intende contribuire alla conoscenza e al dibattito sociale sull’importanza fisica e simbolica dei ghiacciai attraverso un programma di attività multidisciplinari, accessibili e coinvolgenti. Le azioni principali proposte dal museo, comprendono un allestimento nello spazio Agorà intitolato “Dal ghiaccio a noi. Le ricerche MUSE sui ghiacciai nell'Antropocene”; una rassegna cinematografica; cicli di incontri con esperti e ricercatori; la programmazione di eventi per la fascia di popolazione più giovane come MUSE Fuori orario e i Party per famiglie; corsi di formazione per docenti e di aggiornamento per giornaliste/i; attività educative per le scuole secondarie; spettacoli teatrali; visite tematizzate e science show; un podcast originale. L'obiettivo specifico che MUSE si pone, grazie alle proprie competenze specifiche nella ricerca scientifica sui ghiacciai, è di richiamare l’attenzione sui ghiacciai in quanto ecosistemi dinamici e preziosi archivi bio-culturali.

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Trasformazione Eco-Sociale - Al MUSE nasce la collezione Antropocene


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Piano per l'Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, nasce la prima collezione italiana d’arte dell’Antropocene che attraverso il MUSE entra a far parte delle collezioni provinciali. Video-installazioni, fotografie e opere site-specific esplorano l’epoca di profonde trasformazioni eco-sociali in cui viviamo e saranno esposte in mostra al MUSE fino al 19 gennaio 2025. Selezionate nell'ambito del percorso intrapreso da MUSE tre anni fa con la piattaforma artistica “We Are The Flood” ideata da Stefano Cagol, le opere sono state realizzate da 17 artiste e artisti internazionali. In programma tra dicembre e gennaio anche una serie di eventi collaterali per riflettere sul legame tra arte e scienza.    Nasce al MUSE una collezione museale di nuova concezione, simbolo dell'alleanza fra scienze e arti, pensata per accogliere, comprendere e illuminare l’attuale crisi ambientale nella sua complessità di cause sociali, economiche, politiche ed etiche. La nascita di Collezione Antropocene si inserisce nel progetto pluriennale che il MUSE ha avviato insieme alla piattaforma artistica We Are The Flood a partire dal 2020 con l’intento di far dialogare discipline solo in apparenza agli antipodi.   Un’operazione che il PAC - Piano per l'Arte Contemporanea, il più importante fondo ministeriale per l’acquisizione, la produzione e la valorizzazione di opere dell’arte e della creatività contemporanee destinate al patrimonio pubblico italiano, ha deciso di premiare.

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The Mountain touch, viaggio nella natura che cura


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17 artiste/i e le opere da loro realizzate in dialogo con contenuti scientifici. Due musei uniti, per raccontare attraverso l’arte e la scienza l’associazione tra buona salute e connessione con la natura. È il tema esplorato attraverso l’esposizione The Mountain Touch inaugurata al MUSE - Museo delle Scienze di Trento. La mostra “The Mountain Touch” è un progetto arte scienza prodotto dal Museo Nazionale della Montagna di Torino e a cura di Andrea Lerda, che nell’edizione trentina si arricchisce nuove opere d’arte e nuovi di contenuti scientifici. Arte e scienza per una nuova alleanza con la natura. The Mountain Touch offre stimoli visivi di carattere artistico e al contempo introduce una serie di temi e di ricerche scientifiche attuali, relativi alle implicazioni positive e negative nella relazione tra umano, montagna e natura in senso più ampio. Tutte le opere in mostra sono legate alla montagna e, più in generale, alla natura, alcune in modo più diretto e su un piano iconografico, altre in maniera indiretta ma pur sempre strettamente puntuale rispetto al tema che l’esposizione esplora e approfondisce.

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Proteggono le querce da sughero dal cambiamento climatico


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La decortica, ovvero la delicata operazione di rimozione della corteccia dalla quercia, viene anticipata a causa del cambiamento climatico. L'attività si trova a fare i conti con una precoce produzione della linfa tra corteccia e tronco: questa rappresenta la condizione ideale per il distacco senza traumi alla pianta, pertanto, tutta la filiera aziendale si adegua e inizia fin dall'inizio del mese di maggio le operazioni. A contrasto della desertificazione climatica, inoltre, in un’epoca in cui gli alberi faticano a trovare letteralmente “terreno fertile” per una crescita spontanea, situazione tipica delle sugherete, Amorim sta piantando 400.000 querce da sughero per arrivare, tra il 2022 e il 2025 a 1.500.000 nuovi alberi. Ha inoltre acquistato nuovi ettari di foreste storiche per tutelarle e già da diversi anni, con un innovativo sistema di irrigazione goccia a goccia, assicura una crescita più sana e rapida alle querce. Un rimboschimento rapido, a ottimizzazione anche della risorsa idrica, sempre più a rischio, senza considerare la piantumazione aggiuntiva portata avanti negli anni, a popolare oltre 8.000 ettari di terreno. Infine, Amorim è anche precursore di un progetto di recupero del 95% delle ghiande che oggi vengono perse, per farne farine gluten free, ideali per diverse tipologie di diete.

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Dillo a Plaple

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Dillo a Plaple

Proludic, progettare spazi inclusivi


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Aree giochi inclusive. Per PlapleTv la storia di Proludic, uno tra i principali attori specializzati nella creazione di giochi per parchi e attrezzature per il fitness outdoor. Specializzati in giochi per parchi per bambini, progettati per garantire ad ogni età un'esperienza di gioco coinvolgente e sicura.

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Eco narratrice: così ti racconto la sostenibilità


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Elisa Nicoli è una green influencer oramai da 15 anni. Nasce come scrittrice di libri riguardanti la sua quotidianità sostenibile. Approda successivamente sui social, come Instagra, YouTube e Tik Tok, grazie ai quali ha la possibilità di trasmettere temi e consigli per la salvaguardia dell'ambiente ad un pubblico sempre maggiore.

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Elisa Nicoli


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Plaple Incontra Elisa Nicoli, green influencer.

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Plaple incontra

Elisa Nicoli


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Elisa Nicoli, green influencer, è Plaple perchè?

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Gli ambasciatori

Italian Turtle Day


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Oggi l’Italia si unisce idealmente da nord a sud per restituire il mare ad alcune tartarughe marine salvate, curate e finalmente pronte a tornare nel loro habitat naturale. In occasione del World Sea Turtle Day, Plastic Free Onlus promuove l’Italian Turtle Day, un’iniziativa diffusa che coinvolge contemporaneamente sei località italiane: Genova, Viareggio, Pescara, Castro Marina, Stintino e Lampedusa. Si tratta di una giornata dal forte valore simbolico e ambientale che conferma l’impegno di Plastic Free Onlus non solo nella lotta all’inquinamento da plastica, ma anche nella tutela concreta della biodiversità marina. L’organizzazione, attiva dal 2019 su tutto il territorio nazionale, ha già contribuito al salvataggio di oltre 300 tartarughe marine e accompagnato alla nascita di quasi 11mila piccoli esemplari lungo le coste italiane, grazie alla collaborazione con centri di recupero, biologi, veterinari, volontari, istituzioni e realtà locali. Protagonisti dell’iniziativa sono alcuni esemplari di Caretta caretta, la specie di tartaruga marina più diffusa nel Mediterraneo e tra le più esposte alle conseguenze delle attività umane: ingestione di plastica, catture accidentali nelle reti da pesca, traumi causati da eliche, ami, lenze e rifiuti dispersi in mare. Ogni liberazione racconta una storia diversa di recupero e rinascita, ma tutte portano lo stesso messaggio: proteggere il mare significa proteggere la vita. Certo. Se la notizia esce il giorno stesso dell'iniziativa, conviene usare il presente e rendere il testo più "in corso", eliminando gli orari precisi. A Genova, il rilascio avviene al largo della città a bordo di un’imbarcazione messa a disposizione dalla Capitaneria di Porto. Sul molo sottostante l’Acquario di Genova si tiene un momento divulgativo durante il quale biologi e veterinari raccontano al pubblico la storia di Lorena, l’esemplare che viene liberato, e l’attività del Centro di Recupero che da oltre trent’anni si occupa della cura delle tartarughe marine. Al termine dell’incontro, Lorena torna in mare. In Toscana, l’appuntamento è a Viareggio, in Piazza Palombari dell’Artiglio, dove si svolge un incontro di sensibilizzazione curato da Mare Vivo Toscana e dallo staff dell’Acquario di Livorno – Centro Recupero e Riabilitazione per tartarughe marine. Successivamente, al largo del Porto di Viareggio, viene liberata Dede, una Caretta caretta dotata di microchip e tag metallico, grazie alla collaborazione con il Comune di Viareggio, Ampana Livorno, Capitaneria di Porto di Viareggio, Direzione Marittima di Livorno, OTB e WWF Ronchi. A Pescara, il Centro Recupero Tartarughe Marine “L. Cagnolaro”, gestito dal Centro Studi Cetacei, organizza un momento divulgativo presso la banchina di attracco delle motovedette del porto turistico Marina di Pescara. Volontari, veterinari e biologi raccontano la storia di Lacey e l’attività di tutela della fauna marina protetta svolta da oltre quarant’anni. Il rilascio avviene a circa tre miglia nautiche dalla costa, con il supporto della Capitaneria di Porto, del pescaturismo “Nonno Remo” e di Assonautica Pescara-Chieti. A Castro Marina, in provincia di Lecce, vengono liberati quattro esemplari di Caretta caretta dalla parte esterna del porto turistico. L’iniziativa prevede un momento di sensibilizzazione rivolto al pubblico prima del ritorno in mare degli animali. L’evento coinvolge il Comune di Castro, Marevivo, l’Ufficio Locale Marittimo di Castro Marina, Plastic Free e CIHEAM Bari-Tricase. Proprio nella sede di Tricase del CIHEAM Bari è ospitata la settima edizione del corso avanzato internazionale di specializzazione “Sviluppo sostenibile delle comunità costiere”, organizzato con il supporto tecnico della FAO e della Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Per l’occasione sono presenti anche funzionari ministeriali provenienti da diversi Paesi, con momenti di sensibilizzazione anche in lingua inglese. A Stintino, sulla spiaggia della Pelosa, si svolge un incontro con il pubblico prima della liberazione di Caterina, una tartaruga recuperata a metà marzo dai pescatori dopo una cattura accidentale in una rete da pesca. L’evento coinvolge il Parco Nazionale dell’Asinara con l’associazione CRAMA, il Centro di Recupero del Sinis dell’Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre, entrambi nodi della Rete Regionale per la conservazione della fauna marina, oltre a Corpo forestale, Capitaneria di Porto, Barracelli, Comune di Stintino, pescatori, operatori economici e bagnanti. A Lampedusa viene liberata Lina, una tartaruga marina “miracolata”, recuperata lo scorso ottobre grazie a un intervento particolarmente rischioso della Capitaneria di Porto, effettuato di notte e in condizioni meteomarine proibitive, con un subacqueo costretto a entrare in mare per liberare l’animale impigliato a una roccia sul fondale. L’esemplare, successivamente operato e amputato, è stato curato presso il Centro Recupero Fauna Selvatica e Tartarughe Marine di Cattolica Eraclea (Agrigento), gestito dall’Associazione Caretta caretta. Oggi, finalmente in buone condizioni, torna in mare grazie all’impegno dei volontari dell’Unità Soccorso di Lampedusa, accompagnata dalla vedetta della Capitaneria di Porto che contribuì al suo salvataggio. Il suo ritorno in mare conclude simbolicamente una giornata dedicata alla salvaguardia delle tartarughe marine, promossa da Plastic Free e resa possibile dalla collaborazione di numerosi centri di recupero lungo le coste italiane.

Oggi l’Italia si unisce idealmente da nord a sud per restituire il mare ad alcune tartarughe marine salvate, curate e finalmente pronte a tornare nel loro habitat naturale. In occasione del World Sea Turtle Day, Plastic Free Onlus promuove l’Italian Turtle Day, un’iniziativa diffusa che coinvolge contemporaneamente sei località italiane: Genova, Viareggio, Pescara, Castro Marina, Stintino e Lampedusa. Si tratta di una giornata dal forte valore simbolico e ambientale che conferma l’impegno di Plastic Free Onlus non solo nella lotta all’inquinamento da plastica, ma anche nella tutela concreta della biodiversità marina. L’organizzazione, attiva dal 2019 su tutto il territorio nazionale, ha già contribuito al salvataggio di oltre 300 tartarughe marine e accompagnato alla nascita di quasi 11mila piccoli esemplari lungo le coste italiane, grazie alla collaborazione con centri di recupero, biologi, veterinari, volontari, istituzioni e realtà locali. Protagonisti dell’iniziativa sono alcuni esemplari di Caretta caretta, la specie di tartaruga marina più diffusa nel Mediterraneo e tra le più esposte alle conseguenze delle attività umane: ingestione di plastica, catture accidentali nelle reti da pesca, traumi causati da eliche, ami, lenze e rifiuti dispersi in mare. Ogni liberazione racconta una storia diversa di recupero e rinascita, ma tutte portano lo stesso messaggio: proteggere il mare significa proteggere la vita. Certo. Se la notizia esce il giorno stesso dell'iniziativa, conviene usare il presente e rendere il testo più "in corso", eliminando gli orari precisi. A Genova, il rilascio avviene al largo della città a bordo di un’imbarcazione messa a disposizione dalla Capitaneria di Porto. Sul molo sottostante l’Acquario di Genova si tiene un momento divulgativo durante il quale biologi e veterinari raccontano al pubblico la storia di Lorena, l’esemplare che viene liberato, e l’attività del Centro di Recupero che da oltre trent’anni si occupa della cura delle tartarughe marine. Al termine dell’incontro, Lorena torna in mare. In Toscana, l’appuntamento è a Viareggio, in Piazza Palombari dell’Artiglio, dove si svolge un incontro di sensibilizzazione curato da Mare Vivo Toscana e dallo staff dell’Acquario di Livorno – Centro Recupero e Riabilitazione per tartarughe marine. Successivamente, al largo del Porto di Viareggio, viene liberata Dede, una Caretta caretta dotata di microchip e tag metallico, grazie alla collaborazione con il Comune di Viareggio, Ampana Livorno, Capitaneria di Porto di Viareggio, Direzione Marittima di Livorno, OTB e WWF Ronchi. A Pescara, il Centro Recupero Tartarughe Marine “L. Cagnolaro”, gestito dal Centro Studi Cetacei, organizza un momento divulgativo presso la banchina di attracco delle motovedette del porto turistico Marina di Pescara. Volontari, veterinari e biologi raccontano la storia di Lacey e l’attività di tutela della fauna marina protetta svolta da oltre quarant’anni. Il rilascio avviene a circa tre miglia nautiche dalla costa, con il supporto della Capitaneria di Porto, del pescaturismo “Nonno Remo” e di Assonautica Pescara-Chieti. A Castro Marina, in provincia di Lecce, vengono liberati quattro esemplari di Caretta caretta dalla parte esterna del porto turistico. L’iniziativa prevede un momento di sensibilizzazione rivolto al pubblico prima del ritorno in mare degli animali. L’evento coinvolge il Comune di Castro, Marevivo, l’Ufficio Locale Marittimo di Castro Marina, Plastic Free e CIHEAM Bari-Tricase. Proprio nella sede di Tricase del CIHEAM Bari è ospitata la settima edizione del corso avanzato internazionale di specializzazione “Sviluppo sostenibile delle comunità costiere”, organizzato con il supporto tecnico della FAO e della Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Per l’occasione sono presenti anche funzionari ministeriali provenienti da diversi Paesi, con momenti di sensibilizzazione anche in lingua inglese. A Stintino, sulla spiaggia della Pelosa, si svolge un incontro con il pubblico prima della liberazione di Caterina, una tartaruga recuperata a metà marzo dai pescatori dopo una cattura accidentale in una rete da pesca. L’evento coinvolge il Parco Nazionale dell’Asinara con l’associazione CRAMA, il Centro di Recupero del Sinis dell’Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre, entrambi nodi della Rete Regionale per la conservazione della fauna marina, oltre a Corpo forestale, Capitaneria di Porto, Barracelli, Comune di Stintino, pescatori, operatori economici e bagnanti. A Lampedusa viene liberata Lina, una tartaruga marina “miracolata”, recuperata lo scorso ottobre grazie a un intervento particolarmente rischioso della Capitaneria di Porto, effettuato di notte e in condizioni meteomarine proibitive, con un subacqueo costretto a entrare in mare per liberare l’animale impigliato a una roccia sul fondale. L’esemplare, successivamente operato e amputato, è stato curato presso il Centro Recupero Fauna Selvatica e Tartarughe Marine di Cattolica Eraclea (Agrigento), gestito dall’Associazione Caretta caretta. Oggi, finalmente in buone condizioni, torna in mare grazie all’impegno dei volontari dell’Unità Soccorso di Lampedusa, accompagnata dalla vedetta della Capitaneria di Porto che contribuì al suo salvataggio. Il suo ritorno in mare conclude simbolicamente una giornata dedicata alla salvaguardia delle tartarughe marine, promossa da Plastic Free e resa possibile dalla collaborazione di numerosi centri di recupero lungo le coste italiane.

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Difendere la foresta partendo dai suoi custodi


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Il Brasile ha compiuto un importante passo nella protezione dell'ambiente. Il governo ha riconosciuto dieci nuovi territori indigeni.
Queste aree rappresentano una difesa concreta contro la deforestazione. Le popolazioni indigene custodiscono da secoli alcuni degli ecosistemi più preziosi del pianeta.
Le loro conoscenze tradizionali contribuiscono alla conservazione della biodiversità. Numerosi studi dimostrano che le foreste indigene subiscono meno distruzione rispetto ad altre zone.
La tutela dei territori significa anche proteggere fiumi e risorse naturali. L'Amazzonia svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del clima globale. Ogni ettaro salvaguardato contribuisce a contrastare il cambiamento climatico. Il riconoscimento dei diritti indigeni favorisce una gestione più sostenibile delle risorse. Le comunità locali diventano protagoniste della conservazione ambientale. Questa scelta rafforza la lotta contro attività illegali come il disboscamento abusivo. Proteggere le popolazioni indigene significa proteggere anche la natura. L'iniziativa è stata accolta positivamente da molte organizzazioni ambientaliste. Un esempio di come diritti umani e tutela ambientale possano procedere insieme.

Il Brasile ha compiuto un importante passo nella protezione dell'ambiente. Il governo ha riconosciuto dieci nuovi territori indigeni.
Queste aree rappresentano una difesa concreta contro la deforestazione. Le popolazioni indigene custodiscono da secoli alcuni degli ecosistemi più preziosi del pianeta.
Le loro conoscenze tradizionali contribuiscono alla conservazione della biodiversità. Numerosi studi dimostrano che le foreste indigene subiscono meno distruzione rispetto ad altre zone.
La tutela dei territori significa anche proteggere fiumi e risorse naturali. L'Amazzonia svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del clima globale. Ogni ettaro salvaguardato contribuisce a contrastare il cambiamento climatico. Il riconoscimento dei diritti indigeni favorisce una gestione più sostenibile delle risorse. Le comunità locali diventano protagoniste della conservazione ambientale. Questa scelta rafforza la lotta contro attività illegali come il disboscamento abusivo. Proteggere le popolazioni indigene significa proteggere anche la natura. L'iniziativa è stata accolta positivamente da molte organizzazioni ambientaliste. Un esempio di come diritti umani e tutela ambientale possano procedere insieme.

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