Loading...

Aosta in prima fila nella ricerca per le cure a lesioni del midollo spinale


Wings for Life World Run porta in Italia l'evento di corsa benefica

Wings for Life sostiene la ricerca all'avanguardia in tutto il mondo per trovare una cura per le lesioni del midollo spinale. Una corsa unica nel suo genere per tutti, sia runner che partecipanti in carrozzina. Invece del traguardo, tutti i partecipanti correranno insieme per tenere testa alla Catcher Car virtuale. Ora per l'undicesimo anno, il 4 maggio 2025 i partecipanti della Wings for Life World Run a Italia potranno correre insieme a Aosta. La nuova edizione è stata possibile grazie all’iniziativa di Samuele Buffa e Leonardo Lotto. Quest’ultimo è un giovane valdostano rimasto paralizzato in seguito a un incidente in Australia nel 2023 e oggi è impegnato attivamente nella sensibilizzazione sul tema delle lesioni al midollo spinale.

Titoli simili

Aosta in prima fila nella ricerca per le cure a lesioni del midollo spinale


play

Wings for Life World Run porta in Italia l'evento di corsa benefica Wings for Life sostiene la ricerca all'avanguardia in tutto il mondo per trovare una cura per le lesioni del midollo spinale. Una corsa unica nel suo genere per tutti, sia runner che partecipanti in carrozzina. Invece del traguardo, tutti i partecipanti correranno insieme per tenere testa alla Catcher Car virtuale. Ora per l'undicesimo anno, il 4 maggio 2025 i partecipanti della Wings for Life World Run a Italia potranno correre insieme a Aosta. La nuova edizione è stata possibile grazie all’iniziativa di Samuele Buffa e Leonardo Lotto. Quest’ultimo è un giovane valdostano rimasto paralizzato in seguito a un incidente in Australia nel 2023 e oggi è impegnato attivamente nella sensibilizzazione sul tema delle lesioni al midollo spinale.

Wings for Life World Run porta in Italia l'evento di corsa benefica Wings for Life sostiene la ricerca all'avanguardia in tutto il mondo per trovare una cura per le lesioni del midollo spinale. Una corsa unica nel suo genere per tutti, sia runner che partecipanti in carrozzina. Invece del traguardo, tutti i partecipanti correranno insieme per tenere testa alla Catcher Car virtuale. Ora per l'undicesimo anno, il 4 maggio 2025 i partecipanti della Wings for Life World Run a Italia potranno correre insieme a Aosta. La nuova edizione è stata possibile grazie all’iniziativa di Samuele Buffa e Leonardo Lotto. Quest’ultimo è un giovane valdostano rimasto paralizzato in seguito a un incidente in Australia nel 2023 e oggi è impegnato attivamente nella sensibilizzazione sul tema delle lesioni al midollo spinale.

Dillo a Plaple

Un contratto che vale più di una firma


play

Il calcio diventa una squadra anche lontano dal terreno di gioco. Roberta Picchi, attaccante trentaquattrenne del Como 1907 Women, ha ricevuto una diagnosi di tumore al seno in seguito ad alcuni accertamenti medici. Davanti a una prova tanto delicata, la società ha scelto di offrirle sostegno e stabilità, rinnovando il suo contratto fino al termine della stagione 2027-2028. Durante il percorso terapeutico, la calciatrice sarà affiancata dallo staff medico del club, che collaborerà con gli specialisti responsabili delle cure. Picchi era arrivata a Como nella stagione precedente, contribuendo alla conquista della Serie B e alla prima storica promozione della squadra nella massima categoria. Ora dovrà affrontare una sfida diversa, circondata però dall’affetto della società, delle compagne e dei tifosi. La vicinanza del gruppo è stata espressa con un messaggio semplice: «Noi siamo una cosa sola». Anche Roberta ha manifestato determinazione, spiegando che affronterà la propria partita con l’obiettivo di tornare ancora più forte. Il rinnovo diventa così molto più di una decisione sportiva: è la scelta concreta di non lasciare sola una persona nel momento più difficile.

Il calcio diventa una squadra anche lontano dal terreno di gioco. Roberta Picchi, attaccante trentaquattrenne del Como 1907 Women, ha ricevuto una diagnosi di tumore al seno in seguito ad alcuni accertamenti medici. Davanti a una prova tanto delicata, la società ha scelto di offrirle sostegno e stabilità, rinnovando il suo contratto fino al termine della stagione 2027-2028. Durante il percorso terapeutico, la calciatrice sarà affiancata dallo staff medico del club, che collaborerà con gli specialisti responsabili delle cure. Picchi era arrivata a Como nella stagione precedente, contribuendo alla conquista della Serie B e alla prima storica promozione della squadra nella massima categoria. Ora dovrà affrontare una sfida diversa, circondata però dall’affetto della società, delle compagne e dei tifosi. La vicinanza del gruppo è stata espressa con un messaggio semplice: «Noi siamo una cosa sola». Anche Roberta ha manifestato determinazione, spiegando che affronterà la propria partita con l’obiettivo di tornare ancora più forte. Il rinnovo diventa così molto più di una decisione sportiva: è la scelta concreta di non lasciare sola una persona nel momento più difficile.

Dillo a Plaple

Quando l’acqua fa rifiorire una comunità


play

A Lopsienikou, nella contea di West Pokot, in Kenya, quindici donne hanno trasformato la lotta contro fame e siccità in un progetto comunitario. Sono le componenti del Sengenge Mother-to-Mother Support Group, nato per migliorare la salute e l’alimentazione delle famiglie del villaggio. Con il sostegno di Action Against Hunger, il gruppo ha contribuito al recupero di un pozzo e all’installazione di una pompa alimentata attraverso l’energia solare. L’acqua viene raccolta in due serbatoi da diecimila litri e utilizzata anche per irrigare un orto comunitario, nel quale crescono cavoli, spinaci e peperoni. I prodotti arricchiscono l’alimentazione delle famiglie, mentre le eccedenze possono essere vendute per generare nuove entrate. Le donne hanno inoltre creato un comitato incaricato di gestire il pozzo e raccogliere piccoli contributi destinati alla sua manutenzione. Al progetto si aggiungono l’allevamento di capre e un sistema comune di risparmio e prestiti. Un percorso che non elimina da solo la fame, ma rende la comunità più autonoma e resistente alla siccità. Qui il sole non produce soltanto energia: alimenta acqua, lavoro e nuove possibilità.

A Lopsienikou, nella contea di West Pokot, in Kenya, quindici donne hanno trasformato la lotta contro fame e siccità in un progetto comunitario. Sono le componenti del Sengenge Mother-to-Mother Support Group, nato per migliorare la salute e l’alimentazione delle famiglie del villaggio. Con il sostegno di Action Against Hunger, il gruppo ha contribuito al recupero di un pozzo e all’installazione di una pompa alimentata attraverso l’energia solare. L’acqua viene raccolta in due serbatoi da diecimila litri e utilizzata anche per irrigare un orto comunitario, nel quale crescono cavoli, spinaci e peperoni. I prodotti arricchiscono l’alimentazione delle famiglie, mentre le eccedenze possono essere vendute per generare nuove entrate. Le donne hanno inoltre creato un comitato incaricato di gestire il pozzo e raccogliere piccoli contributi destinati alla sua manutenzione. Al progetto si aggiungono l’allevamento di capre e un sistema comune di risparmio e prestiti. Un percorso che non elimina da solo la fame, ma rende la comunità più autonoma e resistente alla siccità. Qui il sole non produce soltanto energia: alimenta acqua, lavoro e nuove possibilità.

Dillo a Plaple

Il Ruanda riduce la plastica monouso


play

Il Ruanda è diventato un punto di riferimento africano nella lotta all’inquinamento da plastica. Nel 2008 il Paese ha vietato la produzione, l’importazione e l’utilizzo dei sacchetti in polietilene. Nel 2019 il divieto è stato esteso a numerosi prodotti e imballaggi di plastica monouso. Controlli rigorosi e sanzioni hanno contribuito a ridurre fortemente la presenza di rifiuti nelle strade. I risultati sono particolarmente visibili nella capitale Kigali. La città viene frequentemente indicata come una delle realtà urbane più pulite del continente africano. Alla base di questo risultato non ci sono però soltanto le leggi. Un ruolo fondamentale è svolto dall’“Umuganda”, il programma nazionale di lavoro comunitario. L’ultimo sabato di ogni mese i cittadini partecipano alla pulizia e alla cura degli spazi comuni. Le attività comprendono la raccolta dei rifiuti, la manutenzione delle strade e la realizzazione di opere utili alla comunità. A Kigali la raccolta domestica viene inoltre gestita da aziende specializzate e sostenuta economicamente dalle famiglie. Il modello ruandese unisce quindi norme, controlli, organizzazione e partecipazione collettiva. Un sistema che ha trasformato la pulizia degli spazi pubblici in una responsabilità condivisa. Restano ancora difficoltà nella gestione, nel recupero e nel riciclo di tutte le tipologie di rifiuti. L’esperienza di Kigali dimostra però quanto le scelte politiche possano funzionare quando vengono sostenute dall’intera comunità.

Il Ruanda è diventato un punto di riferimento africano nella lotta all’inquinamento da plastica. Nel 2008 il Paese ha vietato la produzione, l’importazione e l’utilizzo dei sacchetti in polietilene. Nel 2019 il divieto è stato esteso a numerosi prodotti e imballaggi di plastica monouso. Controlli rigorosi e sanzioni hanno contribuito a ridurre fortemente la presenza di rifiuti nelle strade. I risultati sono particolarmente visibili nella capitale Kigali. La città viene frequentemente indicata come una delle realtà urbane più pulite del continente africano. Alla base di questo risultato non ci sono però soltanto le leggi. Un ruolo fondamentale è svolto dall’“Umuganda”, il programma nazionale di lavoro comunitario. L’ultimo sabato di ogni mese i cittadini partecipano alla pulizia e alla cura degli spazi comuni. Le attività comprendono la raccolta dei rifiuti, la manutenzione delle strade e la realizzazione di opere utili alla comunità. A Kigali la raccolta domestica viene inoltre gestita da aziende specializzate e sostenuta economicamente dalle famiglie. Il modello ruandese unisce quindi norme, controlli, organizzazione e partecipazione collettiva. Un sistema che ha trasformato la pulizia degli spazi pubblici in una responsabilità condivisa. Restano ancora difficoltà nella gestione, nel recupero e nel riciclo di tutte le tipologie di rifiuti. L’esperienza di Kigali dimostra però quanto le scelte politiche possano funzionare quando vengono sostenute dall’intera comunità.

Dillo a Plaple

Novantasei case per ricominciare


play

A Fredericton, in Canada, 96 piccole abitazioni stanno offrendo una nuova possibilità a chi ha vissuto senza una casa. È il progetto “12 Neighbours”, nato su iniziativa dell’imprenditore Marcel LeBrun.
La comunità è stata completata nel 2024 e accoglie oggi più di 90 persone. Ogni abitazione dispone di cucina, bagno, zona giorno e uno spazio esterno privato. L’affitto non supera il 30 per cento del reddito del residente. L’obiettivo non è però fornire soltanto un tetto. Il progetto segue un modello che mette al centro la stabilità, la dignità e l’inclusione nella comunità. Una casa permanente diventa così il primo passo per ricostruire la propria autonomia. Nel quartiere sono presenti anche spazi dedicati alla formazione e alle attività lavorative. Il centro sociale comprende un bar, un negozio e laboratori nei quali i residenti possono trovare nuove opportunità. LeBrun ha avviato il progetto attraverso un’organizzazione senza scopo di lucro. Al finanziamento iniziale della sua fondazione familiare si è aggiunto il sostegno delle istituzioni canadesi. Le 96 abitazioni sono state costruite tra il 2021 e il 2024. Il risultato è una comunità pensata per andare oltre le soluzioni temporanee all’emergenza abitativa.Un esempio di come solidarietà e progettazione possano restituire stabilità e speranza.

A Fredericton, in Canada, 96 piccole abitazioni stanno offrendo una nuova possibilità a chi ha vissuto senza una casa. È il progetto “12 Neighbours”, nato su iniziativa dell’imprenditore Marcel LeBrun.
La comunità è stata completata nel 2024 e accoglie oggi più di 90 persone. Ogni abitazione dispone di cucina, bagno, zona giorno e uno spazio esterno privato. L’affitto non supera il 30 per cento del reddito del residente. L’obiettivo non è però fornire soltanto un tetto. Il progetto segue un modello che mette al centro la stabilità, la dignità e l’inclusione nella comunità. Una casa permanente diventa così il primo passo per ricostruire la propria autonomia. Nel quartiere sono presenti anche spazi dedicati alla formazione e alle attività lavorative. Il centro sociale comprende un bar, un negozio e laboratori nei quali i residenti possono trovare nuove opportunità. LeBrun ha avviato il progetto attraverso un’organizzazione senza scopo di lucro. Al finanziamento iniziale della sua fondazione familiare si è aggiunto il sostegno delle istituzioni canadesi. Le 96 abitazioni sono state costruite tra il 2021 e il 2024. Il risultato è una comunità pensata per andare oltre le soluzioni temporanee all’emergenza abitativa.Un esempio di come solidarietà e progettazione possano restituire stabilità e speranza.

Dillo a Plaple

La Cina pianta una muraglia verde


play

Da quasi mezzo secolo la Cina porta avanti uno dei più grandi programmi di forestazione mai realizzati. Secondo i dati ufficiali, tra il 1982 e il 2021 i cittadini cinesi hanno piantato circa 78 miliardi di alberi. Tra il 2012 e il 2022 gli interventi di forestazione hanno interessato complessivamente 64 milioni di ettari. Il progetto più imponente è il “Three-North Shelterbelt”, conosciuto come la Grande Muraglia Verde. Avviato nel 1978, il programma dovrebbe essere completato nel 2050. L’intervento attraversa le regioni settentrionali, nordorientali e nordoccidentali del Paese. Entro il 2020 aveva già interessato e protetto circa 31,7 milioni di ettari. L’obiettivo è contrastare la desertificazione, l’erosione del suolo e l’avanzata delle tempeste di sabbia. I risultati della trasformazione sono stati rilevati anche attraverso immagini satellitari e osservazioni sul campo. Uno studio pubblicato su “Nature Communications” mostra che le foreste piantate sono quasi raddoppiate tra il 1990 e il 2020. La loro estensione è passata da circa 465.000 a oltre 903.000 chilometri quadrati. Questa crescita ha contribuito anche ad aumentare la quantità di carbonio assorbita dalla vegetazione. Piantare alberi, tuttavia, non è sufficiente per garantire il successo di ogni intervento. Nelle zone più aride rimangono problemi legati alla scarsità d’acqua, alle monoculture e alla sopravvivenza delle piante. La sfida è trasformare una quantità enorme di alberi in ecosistemi resistenti, diversificati e duraturi.

Da quasi mezzo secolo la Cina porta avanti uno dei più grandi programmi di forestazione mai realizzati. Secondo i dati ufficiali, tra il 1982 e il 2021 i cittadini cinesi hanno piantato circa 78 miliardi di alberi. Tra il 2012 e il 2022 gli interventi di forestazione hanno interessato complessivamente 64 milioni di ettari. Il progetto più imponente è il “Three-North Shelterbelt”, conosciuto come la Grande Muraglia Verde. Avviato nel 1978, il programma dovrebbe essere completato nel 2050. L’intervento attraversa le regioni settentrionali, nordorientali e nordoccidentali del Paese. Entro il 2020 aveva già interessato e protetto circa 31,7 milioni di ettari. L’obiettivo è contrastare la desertificazione, l’erosione del suolo e l’avanzata delle tempeste di sabbia. I risultati della trasformazione sono stati rilevati anche attraverso immagini satellitari e osservazioni sul campo. Uno studio pubblicato su “Nature Communications” mostra che le foreste piantate sono quasi raddoppiate tra il 1990 e il 2020. La loro estensione è passata da circa 465.000 a oltre 903.000 chilometri quadrati. Questa crescita ha contribuito anche ad aumentare la quantità di carbonio assorbita dalla vegetazione. Piantare alberi, tuttavia, non è sufficiente per garantire il successo di ogni intervento. Nelle zone più aride rimangono problemi legati alla scarsità d’acqua, alle monoculture e alla sopravvivenza delle piante. La sfida è trasformare una quantità enorme di alberi in ecosistemi resistenti, diversificati e duraturi.

Dillo a Plaple

Un impegno globale per la fauna migratoria


play

Proteggere gli animali migratori significa superare i confini tracciati dall’uomo. È il principio alla base delle nuove decisioni adottate durante la COP15 in Brasile.
I 132 Paesi e l’Unione europea che aderiscono alla Convenzione ONU sulle specie migratorie hanno rafforzato il proprio impegno comune. Le nuove misure riguardano 40 specie e popolazioni animali terrestri, acquatiche e aviarie. Tra quelle maggiormente tutelate figurano il gufo delle nevi, la lontra gigante e la iena striata. Nuove protezioni interessano anche squali martello, uccelli marini e numerose specie costiere. Sono stati inoltre approvati specifici interventi per alcuni cetacei e per le loro rotte migratorie. La Convenzione tutela infatti un patrimonio che comprende balene, tartarughe marine, uccelli e molti altri animali. Nata nel 1979, rappresenta uno dei principali strumenti internazionali per la conservazione della fauna selvatica. Oggi sono più di 1.200 le specie comprese nei suoi programmi di protezione. Molti animali attraversano ogni anno oceani, foreste e continenti per nutrirsi o riprodursi.
La loro sopravvivenza non può quindi dipendere dalle azioni di un solo Stato. Le decisioni adottate puntano a coordinare la protezione degli habitat, la ricerca e il controllo delle minacce. Un impegno che dovrà adesso trasformarsi in interventi concreti lungo le rotte migratorie. Perché la natura non conosce frontiere e la sua tutela è una responsabilità condivisa.

Proteggere gli animali migratori significa superare i confini tracciati dall’uomo. È il principio alla base delle nuove decisioni adottate durante la COP15 in Brasile.
I 132 Paesi e l’Unione europea che aderiscono alla Convenzione ONU sulle specie migratorie hanno rafforzato il proprio impegno comune. Le nuove misure riguardano 40 specie e popolazioni animali terrestri, acquatiche e aviarie. Tra quelle maggiormente tutelate figurano il gufo delle nevi, la lontra gigante e la iena striata. Nuove protezioni interessano anche squali martello, uccelli marini e numerose specie costiere. Sono stati inoltre approvati specifici interventi per alcuni cetacei e per le loro rotte migratorie. La Convenzione tutela infatti un patrimonio che comprende balene, tartarughe marine, uccelli e molti altri animali. Nata nel 1979, rappresenta uno dei principali strumenti internazionali per la conservazione della fauna selvatica. Oggi sono più di 1.200 le specie comprese nei suoi programmi di protezione. Molti animali attraversano ogni anno oceani, foreste e continenti per nutrirsi o riprodursi.
La loro sopravvivenza non può quindi dipendere dalle azioni di un solo Stato. Le decisioni adottate puntano a coordinare la protezione degli habitat, la ricerca e il controllo delle minacce. Un impegno che dovrà adesso trasformarsi in interventi concreti lungo le rotte migratorie. Perché la natura non conosce frontiere e la sua tutela è una responsabilità condivisa.

Dillo a Plaple

Un tatuaggio capace di superare le barriere


play

Una tastiera QWERTY tatuata sull’avambraccio per offrire al figlio uno strumento di comunicazione sempre disponibile. È la scelta di Jessica Fletcher, mamma canadese di Hunter, un bambino autistico non parlante di 11 anni. Hunter utilizza normalmente un dispositivo di Comunicazione aumentativa e alternativa, attraverso il quale può selezionare parole e simboli. L’idea del tatuaggio è nata durante un pasto al ristorante, quando la batteria del dispositivo si è scaricata improvvisamente. Il bambino ha allora disegnato una tastiera su un tovagliolo e ha indicato le lettere necessarie per comunicare ciò che desiderava ordinare. Da quell’episodio Jessica ha compreso l’importanza di creare uno strumento alternativo e indipendente dalla tecnologia. Sul suo braccio ha fatto riprodurre lettere, simboli per esprimere le emozioni e pulsanti dedicati al “sì”, al “no” e a “ti voglio bene”. Secondo il racconto della madre, la prima parola indicata da Hunter sul tatuaggio è stata “mamma”. La soluzione permette inoltre ai due di comunicare in modo riservato, senza che il dispositivo elettronico pronunci i messaggi ad alta voce. L’idea ha ispirato anche la realizzazione di magliette con tastiere stampate sulle maniche, pensate per permettere ad altre persone di interagire con Hunter. Un gesto che mostra come l’inclusione possa cominciare dalla volontà di rimuovere ogni barriera alla comunicazione.

Una tastiera QWERTY tatuata sull’avambraccio per offrire al figlio uno strumento di comunicazione sempre disponibile. È la scelta di Jessica Fletcher, mamma canadese di Hunter, un bambino autistico non parlante di 11 anni. Hunter utilizza normalmente un dispositivo di Comunicazione aumentativa e alternativa, attraverso il quale può selezionare parole e simboli. L’idea del tatuaggio è nata durante un pasto al ristorante, quando la batteria del dispositivo si è scaricata improvvisamente. Il bambino ha allora disegnato una tastiera su un tovagliolo e ha indicato le lettere necessarie per comunicare ciò che desiderava ordinare. Da quell’episodio Jessica ha compreso l’importanza di creare uno strumento alternativo e indipendente dalla tecnologia. Sul suo braccio ha fatto riprodurre lettere, simboli per esprimere le emozioni e pulsanti dedicati al “sì”, al “no” e a “ti voglio bene”. Secondo il racconto della madre, la prima parola indicata da Hunter sul tatuaggio è stata “mamma”. La soluzione permette inoltre ai due di comunicare in modo riservato, senza che il dispositivo elettronico pronunci i messaggi ad alta voce. L’idea ha ispirato anche la realizzazione di magliette con tastiere stampate sulle maniche, pensate per permettere ad altre persone di interagire con Hunter. Un gesto che mostra come l’inclusione possa cominciare dalla volontà di rimuovere ogni barriera alla comunicazione.

Dillo a Plaple

Un mantello rosso per proteggere la foresta


play

Nel paesaggio bruciato del Borneo, Superman è diventato il simbolo di un impegno concreto. Rudiyansah è un adolescente indonesiano che dedica il proprio tempo libero a combattere gli incendi intorno a Palangka Raya, nel Kalimantan Centrale. Dopo la scuola raggiunge il gruppo locale di volontari fondato dal padre e partecipa alle operazioni utilizzando manichette e pompe d’acqua. Aiuta la squadra dal 2023, ma quest’anno ha deciso di indossare il costume del suo supereroe preferito durante gli interventi. Una scelta nata per gioco che ha prodotto un effetto importante: le immagini del ragazzo con il mantello rosso sono diventate virali, richiamando l’attenzione internazionale sull’emergenza ambientale che sta colpendo l’Indonesia. Il ministro delle Foreste lo ha definito “eroe della foresta”, mentre Rudiyansah sogna di diventare un giorno una guardia forestale. Dietro il costume rimane la scelta di un giovane volontario che preferisce dedicare il proprio tempo alla comunità e alla protezione del territorio. Una storia che ricorda come per compiere qualcosa di straordinario non servano superpoteri, ma responsabilità, coraggio e volontà di aiutare.

Nel paesaggio bruciato del Borneo, Superman è diventato il simbolo di un impegno concreto. Rudiyansah è un adolescente indonesiano che dedica il proprio tempo libero a combattere gli incendi intorno a Palangka Raya, nel Kalimantan Centrale. Dopo la scuola raggiunge il gruppo locale di volontari fondato dal padre e partecipa alle operazioni utilizzando manichette e pompe d’acqua. Aiuta la squadra dal 2023, ma quest’anno ha deciso di indossare il costume del suo supereroe preferito durante gli interventi. Una scelta nata per gioco che ha prodotto un effetto importante: le immagini del ragazzo con il mantello rosso sono diventate virali, richiamando l’attenzione internazionale sull’emergenza ambientale che sta colpendo l’Indonesia. Il ministro delle Foreste lo ha definito “eroe della foresta”, mentre Rudiyansah sogna di diventare un giorno una guardia forestale. Dietro il costume rimane la scelta di un giovane volontario che preferisce dedicare il proprio tempo alla comunità e alla protezione del territorio. Una storia che ricorda come per compiere qualcosa di straordinario non servano superpoteri, ma responsabilità, coraggio e volontà di aiutare.

Dillo a Plaple

Quando condividere rende la scuola più accessibile


play

Ad Ascoli Piceno il ritorno a scuola diventa più accessibile e sostenibile grazie a Giraskuola. Il Comune ha messo gratuitamente a disposizione dei cittadini una piattaforma dedicata allo scambio, all’acquisto e alla vendita di materiale scolastico usato. Attraverso il servizio è possibile rimettere in circolo libri di testo, strumenti didattici, attrezzature sportive e materiali destinati agli studenti con bisogni educativi speciali. Ogni cittadino può registrarsi, consultare gli annunci, pubblicare ciò che non utilizza più e mettersi direttamente in contatto con gli altri utenti. La piattaforma non prevede intermediazioni economiche e gli scambi avvengono in presenza, diventando anche occasioni di incontro e collaborazione tra le famiglie. Al progetto possono partecipare associazioni, attività commerciali e altre realtà locali, contribuendo alla creazione di una rete territoriale solidale. Giraskuola aiuta così a ridurre le spese legate all’istruzione, limita gli sprechi e offre una seconda vita a oggetti ancora utili. Un’iniziativa che unisce innovazione digitale, inclusione sociale e tutela dell’ambiente, trasformando la condivisione in una risorsa per l’intera comunità.

Ad Ascoli Piceno il ritorno a scuola diventa più accessibile e sostenibile grazie a Giraskuola. Il Comune ha messo gratuitamente a disposizione dei cittadini una piattaforma dedicata allo scambio, all’acquisto e alla vendita di materiale scolastico usato. Attraverso il servizio è possibile rimettere in circolo libri di testo, strumenti didattici, attrezzature sportive e materiali destinati agli studenti con bisogni educativi speciali. Ogni cittadino può registrarsi, consultare gli annunci, pubblicare ciò che non utilizza più e mettersi direttamente in contatto con gli altri utenti. La piattaforma non prevede intermediazioni economiche e gli scambi avvengono in presenza, diventando anche occasioni di incontro e collaborazione tra le famiglie. Al progetto possono partecipare associazioni, attività commerciali e altre realtà locali, contribuendo alla creazione di una rete territoriale solidale. Giraskuola aiuta così a ridurre le spese legate all’istruzione, limita gli sprechi e offre una seconda vita a oggetti ancora utili. Un’iniziativa che unisce innovazione digitale, inclusione sociale e tutela dell’ambiente, trasformando la condivisione in una risorsa per l’intera comunità.

Dillo a Plaple

Quando curare la salute significa proteggere anche l’ambiente


play

L’ASL TO5 compie un nuovo passo verso una sanità più attenta all’ambiente con la nascita del “Green Team Ospedali Riuniti”. Il gruppo multidisciplinare avrà il compito di promuovere e coordinare le politiche di sostenibilità all’interno dei presidi ospedalieri dell’azienda sanitaria. L’iniziativa prosegue un percorso già avviato attraverso la riorganizzazione sostenibile delle sale operatorie, l’introduzione dei kit chirurgici personalizzati e il progetto “Anestesia Green”. Il nuovo organismo sarà articolato su due livelli: una struttura aziendale di coordinamento e diversi gruppi tematici dedicati agli ambiti operativi. Tra gli obiettivi figurano la formazione del personale, la diffusione di comportamenti responsabili e la realizzazione di nuovi progetti sviluppati direttamente nei reparti. Il Green Team si occuperà anche di misurare l’impatto ambientale delle attività sanitarie e di individuare strategie per una progressiva decarbonizzazione degli ospedali. Un modello partecipativo che punta a trasformare le buone pratiche in un impegno condiviso, dimostrando come la tutela della salute possa procedere insieme a quella dell’ambiente.

L’ASL TO5 compie un nuovo passo verso una sanità più attenta all’ambiente con la nascita del “Green Team Ospedali Riuniti”. Il gruppo multidisciplinare avrà il compito di promuovere e coordinare le politiche di sostenibilità all’interno dei presidi ospedalieri dell’azienda sanitaria. L’iniziativa prosegue un percorso già avviato attraverso la riorganizzazione sostenibile delle sale operatorie, l’introduzione dei kit chirurgici personalizzati e il progetto “Anestesia Green”. Il nuovo organismo sarà articolato su due livelli: una struttura aziendale di coordinamento e diversi gruppi tematici dedicati agli ambiti operativi. Tra gli obiettivi figurano la formazione del personale, la diffusione di comportamenti responsabili e la realizzazione di nuovi progetti sviluppati direttamente nei reparti. Il Green Team si occuperà anche di misurare l’impatto ambientale delle attività sanitarie e di individuare strategie per una progressiva decarbonizzazione degli ospedali. Un modello partecipativo che punta a trasformare le buone pratiche in un impegno condiviso, dimostrando come la tutela della salute possa procedere insieme a quella dell’ambiente.

Dillo a Plaple

Curare senza chiedere nulla in cambio


play

C'è chi, una volta conclusa la propria carriera, sceglie il meritato riposo. E poi c'è chi decide di mettere ancora una volta la propria esperienza al servizio degli altri. Succede a Bologna, dove un gruppo di ex primari e medici specialisti in pensione ha dato vita a un poliambulatorio solidale per offrire visite gratuite alle persone più fragili. L'iniziativa nasce per sostenere chi, a causa delle difficoltà economiche o delle lunghe liste d'attesa, spesso rinuncia a curarsi. Nel nuovo ambulatorio, ospitato nel quartiere Pilastro, i pazienti potranno ricevere consulenze specialistiche senza alcun costo, grazie al lavoro volontario di professionisti che hanno guidato alcuni dei più importanti reparti ospedalieri della città. Il progetto, promosso dall'associazione "Buoni Dottori" insieme al Comune di Bologna e ad Acer Bologna, rappresenta un esempio concreto di come competenze, esperienza e spirito di servizio possano trasformarsi in un gesto di grande solidarietà. In un momento in cui l'accesso alle cure è sempre più difficile per molte persone, questi medici hanno scelto di rimettersi il camice non per un nuovo incarico, ma per continuare a prendersi cura degli altri. Un'iniziativa che dimostra come la medicina possa andare oltre la professione, diventando un autentico atto di vicinanza e umanità.

C'è chi, una volta conclusa la propria carriera, sceglie il meritato riposo. E poi c'è chi decide di mettere ancora una volta la propria esperienza al servizio degli altri. Succede a Bologna, dove un gruppo di ex primari e medici specialisti in pensione ha dato vita a un poliambulatorio solidale per offrire visite gratuite alle persone più fragili. L'iniziativa nasce per sostenere chi, a causa delle difficoltà economiche o delle lunghe liste d'attesa, spesso rinuncia a curarsi. Nel nuovo ambulatorio, ospitato nel quartiere Pilastro, i pazienti potranno ricevere consulenze specialistiche senza alcun costo, grazie al lavoro volontario di professionisti che hanno guidato alcuni dei più importanti reparti ospedalieri della città. Il progetto, promosso dall'associazione "Buoni Dottori" insieme al Comune di Bologna e ad Acer Bologna, rappresenta un esempio concreto di come competenze, esperienza e spirito di servizio possano trasformarsi in un gesto di grande solidarietà. In un momento in cui l'accesso alle cure è sempre più difficile per molte persone, questi medici hanno scelto di rimettersi il camice non per un nuovo incarico, ma per continuare a prendersi cura degli altri. Un'iniziativa che dimostra come la medicina possa andare oltre la professione, diventando un autentico atto di vicinanza e umanità.

Dillo a Plaple