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Aosta in prima fila nella ricerca per le cure a lesioni del midollo spinale


Wings for Life World Run porta in Italia l'evento di corsa benefica

Wings for Life sostiene la ricerca all'avanguardia in tutto il mondo per trovare una cura per le lesioni del midollo spinale. Una corsa unica nel suo genere per tutti, sia runner che partecipanti in carrozzina. Invece del traguardo, tutti i partecipanti correranno insieme per tenere testa alla Catcher Car virtuale. Ora per l'undicesimo anno, il 4 maggio 2025 i partecipanti della Wings for Life World Run a Italia potranno correre insieme a Aosta. La nuova edizione è stata possibile grazie all’iniziativa di Samuele Buffa e Leonardo Lotto. Quest’ultimo è un giovane valdostano rimasto paralizzato in seguito a un incidente in Australia nel 2023 e oggi è impegnato attivamente nella sensibilizzazione sul tema delle lesioni al midollo spinale.

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Wings for Life World Run porta in Italia l'evento di corsa benefica Wings for Life sostiene la ricerca all'avanguardia in tutto il mondo per trovare una cura per le lesioni del midollo spinale. Una corsa unica nel suo genere per tutti, sia runner che partecipanti in carrozzina. Invece del traguardo, tutti i partecipanti correranno insieme per tenere testa alla Catcher Car virtuale. Ora per l'undicesimo anno, il 4 maggio 2025 i partecipanti della Wings for Life World Run a Italia potranno correre insieme a Aosta. La nuova edizione è stata possibile grazie all’iniziativa di Samuele Buffa e Leonardo Lotto. Quest’ultimo è un giovane valdostano rimasto paralizzato in seguito a un incidente in Australia nel 2023 e oggi è impegnato attivamente nella sensibilizzazione sul tema delle lesioni al midollo spinale.

Dillo a Plaple

A scuola di inclusione con “Cambiamo sguardo”


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Conoscere i diritti delle persone con disabilità, riflettere sulle parole e imparare a riconoscere gli ostacoli che limitano la partecipazione. Sono alcuni degli obiettivi di Cambiamo sguardo, il progetto gratuito promosso da CBM Italia per portare la cultura dell’inclusione nelle scuole. Il percorso si rivolge agli istituti di ogni ordine e grado, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, e mette a disposizione di insegnanti ed educatori strumenti da utilizzare nelle attività didattiche. La quarta edizione comprende incontri online con esperti, videolezioni registrate e un kit digitale con proposte e laboratori da svolgere in classe. Tra i temi affrontati ci sono il linguaggio, le diverse forme di disabilità, le strategie educative e le possibilità offerte dalla tecnologia per rendere gli ambienti più accessibili. Gli incontri si sviluppano nel corso dell’anno scolastico, da ottobre 2026 ad aprile 2027. Il progetto offre così occasioni di formazione e confronto per chi accompagna bambini e ragazzi nella crescita. Attraverso la conoscenza e il dialogo, Cambiamo sguardo invita a superare stereotipi e pregiudizi, contribuendo a costruire una scuola in cui ogni persona possa sentirsi parte della comunità.

Conoscere i diritti delle persone con disabilità, riflettere sulle parole e imparare a riconoscere gli ostacoli che limitano la partecipazione. Sono alcuni degli obiettivi di Cambiamo sguardo, il progetto gratuito promosso da CBM Italia per portare la cultura dell’inclusione nelle scuole. Il percorso si rivolge agli istituti di ogni ordine e grado, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, e mette a disposizione di insegnanti ed educatori strumenti da utilizzare nelle attività didattiche. La quarta edizione comprende incontri online con esperti, videolezioni registrate e un kit digitale con proposte e laboratori da svolgere in classe. Tra i temi affrontati ci sono il linguaggio, le diverse forme di disabilità, le strategie educative e le possibilità offerte dalla tecnologia per rendere gli ambienti più accessibili. Gli incontri si sviluppano nel corso dell’anno scolastico, da ottobre 2026 ad aprile 2027. Il progetto offre così occasioni di formazione e confronto per chi accompagna bambini e ragazzi nella crescita. Attraverso la conoscenza e il dialogo, Cambiamo sguardo invita a superare stereotipi e pregiudizi, contribuendo a costruire una scuola in cui ogni persona possa sentirsi parte della comunità.

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Il cibo che diventa aiuto


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Il cibo che rischia di essere sprecato può diventare una risorsa per chi attraversa un momento di difficoltà. A Roma nasce con questo obiettivo la Dispensa solidale delle ACLI: uno spazio dedicato al recupero e alla redistribuzione delle eccedenze alimentari. Il progetto raccoglie prodotti ancora utilizzabili e li destina alle persone e alle famiglie che hanno bisogno di sostegno. Un impegno che unisce solidarietà e attenzione all’ambiente, valorizzando gli alimenti che altrimenti rischierebbero di andare perduti. La dispensa non è soltanto un luogo dedicato alla raccolta e alla consegna del cibo. È pensata anche come spazio di ascolto e orientamento, dove accogliere le persone, comprendere le loro necessità e accompagnarle verso altre opportunità di aiuto presenti sul territorio. L’iniziativa rappresenta un’evoluzione del progetto Il Cibo che serve, attraverso il quale le ACLI di Roma recuperano da anni eccedenze alimentari da redistribuire nella provincia. L’esperienza mette in relazione volontari, realtà del territorio e persone in difficoltà, ricordando che dietro ogni alimento recuperato possono esserci un gesto di cura, un incontro e la possibilità di costruire legami.

Il cibo che rischia di essere sprecato può diventare una risorsa per chi attraversa un momento di difficoltà. A Roma nasce con questo obiettivo la Dispensa solidale delle ACLI: uno spazio dedicato al recupero e alla redistribuzione delle eccedenze alimentari. Il progetto raccoglie prodotti ancora utilizzabili e li destina alle persone e alle famiglie che hanno bisogno di sostegno. Un impegno che unisce solidarietà e attenzione all’ambiente, valorizzando gli alimenti che altrimenti rischierebbero di andare perduti. La dispensa non è soltanto un luogo dedicato alla raccolta e alla consegna del cibo. È pensata anche come spazio di ascolto e orientamento, dove accogliere le persone, comprendere le loro necessità e accompagnarle verso altre opportunità di aiuto presenti sul territorio. L’iniziativa rappresenta un’evoluzione del progetto Il Cibo che serve, attraverso il quale le ACLI di Roma recuperano da anni eccedenze alimentari da redistribuire nella provincia. L’esperienza mette in relazione volontari, realtà del territorio e persone in difficoltà, ricordando che dietro ogni alimento recuperato possono esserci un gesto di cura, un incontro e la possibilità di costruire legami.

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Fermare i rifiuti prima che arrivi in mare


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Intercettare la plastica e gli altri rifiuti lungo il loro percorso, prima che raggiungano il mare. È l’obiettivo dell’impianto installato a Porto Viro, nel Delta del Po, nell’ambito del progetto europeo INSPIRE, dedicato alla tutela degli ambienti acquatici. Il sistema è stato realizzato per raccogliere i materiali trasportati dalle acque del fiume e intervenire su una delle vie attraverso cui i rifiuti possono arrivare nell’Adriatico. Un’azione che punta a contrastare l’inquinamento partendo dai corsi d’acqua e unendo prevenzione, ricerca e tecnologia. Al progetto partecipa anche l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con il sostegno della Regione Veneto. L’impianto si inserisce in un lavoro più ampio che comprende il monitoraggio ambientale, l’osservazione delle microplastiche e iniziative di pulizia delle rive. Nel territorio è stato inoltre sviluppato un sistema di telecamere per contribuire all’analisi dei rifiuti presenti nel fiume. La raccolta dei materiali e lo studio della loro presenza possono così affiancarsi, aiutando a conoscere meglio il problema. Un’esperienza che ricorda quanto la salute dei fiumi sia legata a quella del mare e quanto sia importante intervenire prima che i rifiuti si disperdano nell’ambiente.

Intercettare la plastica e gli altri rifiuti lungo il loro percorso, prima che raggiungano il mare. È l’obiettivo dell’impianto installato a Porto Viro, nel Delta del Po, nell’ambito del progetto europeo INSPIRE, dedicato alla tutela degli ambienti acquatici. Il sistema è stato realizzato per raccogliere i materiali trasportati dalle acque del fiume e intervenire su una delle vie attraverso cui i rifiuti possono arrivare nell’Adriatico. Un’azione che punta a contrastare l’inquinamento partendo dai corsi d’acqua e unendo prevenzione, ricerca e tecnologia. Al progetto partecipa anche l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con il sostegno della Regione Veneto. L’impianto si inserisce in un lavoro più ampio che comprende il monitoraggio ambientale, l’osservazione delle microplastiche e iniziative di pulizia delle rive. Nel territorio è stato inoltre sviluppato un sistema di telecamere per contribuire all’analisi dei rifiuti presenti nel fiume. La raccolta dei materiali e lo studio della loro presenza possono così affiancarsi, aiutando a conoscere meglio il problema. Un’esperienza che ricorda quanto la salute dei fiumi sia legata a quella del mare e quanto sia importante intervenire prima che i rifiuti si disperdano nell’ambiente.

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L’arte oltre lo sguardo


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Ascoltare un dipinto e scoprire la storia di chi lo ha realizzato. Alla Pinacoteca di Brera, a Milano, la tecnologia apre nuove possibilità per avvicinare le persone cieche e Ascoltare la descrizione di un dipinto, scoprire la storia dell’artista e orientarsi tra le sale di un museo. Alla Pinacoteca di Brera, a Milano, la tecnologia apre nuove possibilità per avvicinare le persone cieche e ipovedenti al patrimonio artistico. È l’obiettivo di Sensing Art – Capolavori oltre lo sguardo, una sperimentazione che introduce gli occhiali intelligenti nel percorso accessibile della Pinacoteca. Grazie al dispositivo, i visitatori possono riconoscere otto opere della collezione e ascoltare contenuti dedicati a ciascun capolavoro: dalla descrizione della composizione agli approfondimenti storico-artistici, fino alla biografia dell’autore. Sono disponibili anche brevi tracce audio pensate per accompagnare gli spostamenti da un’opera all’altra. Gli occhiali vengono messi gratuitamente a disposizione delle persone cieche e ipovedenti, previa prenotazione. La sperimentazione si inserisce nel percorso DescriVedendo, già presente al museo da diversi anni, e nasce dalla collaborazione tra la Pinacoteca, Meta ed EssilorLuxottica, insieme ad associazioni e realtà impegnate nel campo della disabilità visiva. Un’esperienza che mette l’innovazione al servizio dell’accessibilità culturale.

Ascoltare un dipinto e scoprire la storia di chi lo ha realizzato. Alla Pinacoteca di Brera, a Milano, la tecnologia apre nuove possibilità per avvicinare le persone cieche e Ascoltare la descrizione di un dipinto, scoprire la storia dell’artista e orientarsi tra le sale di un museo. Alla Pinacoteca di Brera, a Milano, la tecnologia apre nuove possibilità per avvicinare le persone cieche e ipovedenti al patrimonio artistico. È l’obiettivo di Sensing Art – Capolavori oltre lo sguardo, una sperimentazione che introduce gli occhiali intelligenti nel percorso accessibile della Pinacoteca. Grazie al dispositivo, i visitatori possono riconoscere otto opere della collezione e ascoltare contenuti dedicati a ciascun capolavoro: dalla descrizione della composizione agli approfondimenti storico-artistici, fino alla biografia dell’autore. Sono disponibili anche brevi tracce audio pensate per accompagnare gli spostamenti da un’opera all’altra. Gli occhiali vengono messi gratuitamente a disposizione delle persone cieche e ipovedenti, previa prenotazione. La sperimentazione si inserisce nel percorso DescriVedendo, già presente al museo da diversi anni, e nasce dalla collaborazione tra la Pinacoteca, Meta ed EssilorLuxottica, insieme ad associazioni e realtà impegnate nel campo della disabilità visiva. Un’esperienza che mette l’innovazione al servizio dell’accessibilità culturale.

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Un emporio per dare una mano alle famiglie


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Alimenti, vestiti, prodotti per la casa e passeggini: a Quartu Sant’Elena, in Sardegna, la solidarietà prende forma sugli scaffali di un nuovo emporio. Lo spazio distribuisce gratuitamente beni alle persone in difficoltà, offrendo un sostegno concreto alle necessità quotidiane. L’Emporio Solidale si trova in locali messi a disposizione dalla Comunità Missionaria di Villaregia, per una superficie complessiva di 750 metri quadrati. La dotazione comprende generi alimentari, detersivi, abbigliamento, giocattoli e articoli orto-sanitari. Tra i beni disponibili ci sono anche abiti da sposa, un dettaglio che racconta la varietà dei bisogni ai quali l’iniziativa cerca di rispondere. Il progetto nasce dalla collaborazione tra istituzioni e volontariato. Domu Mia è l’associazione capofila di una rete che comprende Conferenze Vincenziane di Quartu, Caritas, Anteas, Anmic, Lato B e Consorzio Alimentis. Il Comune ha contribuito attraverso un protocollo d’intesa con le associazioni del Terzo settore. L’emporio si aggiunge ai servizi territoriali per contrastare la povertà, con l’intenzione di diventare anche un punto di accoglienza e ascolto. Dietro ogni oggetto distribuito c’è una necessità concreta: preparare un pasto, vestire un bambino, affrontare una spesa che pesa sul bilancio familiare. La collaborazione tra le realtà locali permette di raccogliere queste esigenze in un unico spazio, dove l’aiuto materiale si accompagna alla costruzione di relazioni e al sostegno della comunità.

Alimenti, vestiti, prodotti per la casa e passeggini: a Quartu Sant’Elena, in Sardegna, la solidarietà prende forma sugli scaffali di un nuovo emporio. Lo spazio distribuisce gratuitamente beni alle persone in difficoltà, offrendo un sostegno concreto alle necessità quotidiane. L’Emporio Solidale si trova in locali messi a disposizione dalla Comunità Missionaria di Villaregia, per una superficie complessiva di 750 metri quadrati. La dotazione comprende generi alimentari, detersivi, abbigliamento, giocattoli e articoli orto-sanitari. Tra i beni disponibili ci sono anche abiti da sposa, un dettaglio che racconta la varietà dei bisogni ai quali l’iniziativa cerca di rispondere. Il progetto nasce dalla collaborazione tra istituzioni e volontariato. Domu Mia è l’associazione capofila di una rete che comprende Conferenze Vincenziane di Quartu, Caritas, Anteas, Anmic, Lato B e Consorzio Alimentis. Il Comune ha contribuito attraverso un protocollo d’intesa con le associazioni del Terzo settore. L’emporio si aggiunge ai servizi territoriali per contrastare la povertà, con l’intenzione di diventare anche un punto di accoglienza e ascolto. Dietro ogni oggetto distribuito c’è una necessità concreta: preparare un pasto, vestire un bambino, affrontare una spesa che pesa sul bilancio familiare. La collaborazione tra le realtà locali permette di raccogliere queste esigenze in un unico spazio, dove l’aiuto materiale si accompagna alla costruzione di relazioni e al sostegno della comunità.

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A Copenaghen prendersi cura dell’ambiente premia


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Raccogliere i rifiuti dal porto, spostarsi in bicicletta o raggiungere la città in treno: a Copenaghen le scelte più attente all’ambiente possono trasformarsi in esperienze. È il principio di CopenPay, il programma promosso dall’ente turistico Wonderful Copenhagen per coinvolgere i visitatori nella cura della capitale danese. L’iniziativa collega comportamenti responsabili a ricompense offerte dagli operatori aderenti. A seconda dell’attività scelta, si possono ottenere un caffè, una visita guidata, un ingresso gratuito o scontato oppure agevolazioni sul noleggio di biciclette. Il turista viene così invitato a partecipare alla vita della città attraverso gesti utili agli spazi che attraversa. Nato nel 2024, dopo due edizioni estive CopenPay è diventato attivo tutto l’anno dal 22 giugno 2026. Al lancio della nuova versione partecipavano oltre 90 operatori. Tra le proposte figurano anche laboratori per trasformare vecchi vestiti e attività dedicate alla conoscenza dell’energia eolica. Azioni e premi variano nel corso delle stagioni. Per partecipare si consulta il servizio digitale, si sceglie un’attività e, una volta completata, si mostra la schermata al partner coinvolto per ricevere la ricompensa. L’obiettivo è incoraggiare abitudini più consapevoli: limitare gli spostamenti più impattanti, contribuire alla pulizia degli spazi pubblici e conoscere meglio il territorio. La visita diventa così un’occasione per prendersi cura dell’ambiente, con comportamenti che possono proseguire anche dopo il viaggio.

Raccogliere i rifiuti dal porto, spostarsi in bicicletta o raggiungere la città in treno: a Copenaghen le scelte più attente all’ambiente possono trasformarsi in esperienze. È il principio di CopenPay, il programma promosso dall’ente turistico Wonderful Copenhagen per coinvolgere i visitatori nella cura della capitale danese. L’iniziativa collega comportamenti responsabili a ricompense offerte dagli operatori aderenti. A seconda dell’attività scelta, si possono ottenere un caffè, una visita guidata, un ingresso gratuito o scontato oppure agevolazioni sul noleggio di biciclette. Il turista viene così invitato a partecipare alla vita della città attraverso gesti utili agli spazi che attraversa. Nato nel 2024, dopo due edizioni estive CopenPay è diventato attivo tutto l’anno dal 22 giugno 2026. Al lancio della nuova versione partecipavano oltre 90 operatori. Tra le proposte figurano anche laboratori per trasformare vecchi vestiti e attività dedicate alla conoscenza dell’energia eolica. Azioni e premi variano nel corso delle stagioni. Per partecipare si consulta il servizio digitale, si sceglie un’attività e, una volta completata, si mostra la schermata al partner coinvolto per ricevere la ricompensa. L’obiettivo è incoraggiare abitudini più consapevoli: limitare gli spostamenti più impattanti, contribuire alla pulizia degli spazi pubblici e conoscere meglio il territorio. La visita diventa così un’occasione per prendersi cura dell’ambiente, con comportamenti che possono proseguire anche dopo il viaggio.

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All’Aquila l’inclusione costruisce nuove opportunità


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Riconoscere le capacità di una persona e creare le condizioni perché possa svilupparle: è l’obiettivo dell’Officina per l’Inclusione – L’Aquila Social HUB. Promosso da Autismo Abruzzo APS, con il sostegno di Enel Cuore e il contributo del Rotary Club L’Aquila, il progetto dedica nuovi spazi all’orientamento, all’autonomia e all’inclusione lavorativa. Il percorso punta a mettere in relazione le aspirazioni dei partecipanti con occasioni di formazione e collaborazione con il territorio. Sono previsti servizi informativi, laboratori e accompagnamento al lavoro, con il coinvolgimento di istituzioni e imprese. Tra le attività da avviare progressivamente figurano comunicazione, creatività artistica, fotografia e produzione video, da adattare alle inclinazioni dei partecipanti. Laboratori e percorsi personalizzati di orientamento possono diventare strumenti per conoscere le proprie competenze e individuare possibilità professionali. L’apertura dell’Officina rappresenta l’avvio di un progetto che dovrà ora svilupparsi attraverso le attività. Il suo valore sta nella costruzione di un ponte tra persone, formazione e imprese: un impegno condiviso per rendere l’autonomia e la partecipazione al lavoro opportunità più accessibili.

Riconoscere le capacità di una persona e creare le condizioni perché possa svilupparle: è l’obiettivo dell’Officina per l’Inclusione – L’Aquila Social HUB. Promosso da Autismo Abruzzo APS, con il sostegno di Enel Cuore e il contributo del Rotary Club L’Aquila, il progetto dedica nuovi spazi all’orientamento, all’autonomia e all’inclusione lavorativa. Il percorso punta a mettere in relazione le aspirazioni dei partecipanti con occasioni di formazione e collaborazione con il territorio. Sono previsti servizi informativi, laboratori e accompagnamento al lavoro, con il coinvolgimento di istituzioni e imprese. Tra le attività da avviare progressivamente figurano comunicazione, creatività artistica, fotografia e produzione video, da adattare alle inclinazioni dei partecipanti. Laboratori e percorsi personalizzati di orientamento possono diventare strumenti per conoscere le proprie competenze e individuare possibilità professionali. L’apertura dell’Officina rappresenta l’avvio di un progetto che dovrà ora svilupparsi attraverso le attività. Il suo valore sta nella costruzione di un ponte tra persone, formazione e imprese: un impegno condiviso per rendere l’autonomia e la partecipazione al lavoro opportunità più accessibili.

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Una giovane idea per proteggere l’acqua


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Le microplastiche sono particelle di plastica molto piccole, difficili da individuare e da rimuovere dall’acqua. Sheyna Patel ha deciso di dedicare a questo problema il proprio progetto scientifico. A 14 anni, la studentessa della Florida ha sviluppato un idrogel non tossico progettato per catturare e degradare microplastiche PET, il materiale usato anche nella produzione di molte bottiglie. Sheyna ha presentato il lavoro al 3M Young Scientist Challenge del 2025 ed è stata selezionata tra i finalisti. Secondo la scheda pubblicata dagli organizzatori, il suo idrogel ha ottenuto un’efficienza superiore al 93% nelle prove effettuate. Il dato riguarda quindi i risultati del progetto sperimentale sulle microplastiche considerate, non la rimozione di qualsiasi tipo di plastica da ogni fonte d’acqua. L’idea affronta una difficoltà concreta: intercettare particelle che possono finire negli ambienti acquatici e risultano complesse da trattare. La ricerca di Sheyna prova a combinare in un unico materiale la loro cattura e degradazione. Per capire come il gel potrebbe funzionare fuori dalle prove del concorso saranno necessari ulteriori sviluppi e verifiche. Il progetto mostra intanto il contributo che i giovani possono dare alla ricerca ambientale. Sheyna è partita da un problema globale e ha costruito una possibile risposta da sottoporre a test. La sua invenzione non è ancora una soluzione pronta all’uso, ma apre una strada da esplorare per la tutela dell’acqua e degli ecosistemi.

Le microplastiche sono particelle di plastica molto piccole, difficili da individuare e da rimuovere dall’acqua. Sheyna Patel ha deciso di dedicare a questo problema il proprio progetto scientifico. A 14 anni, la studentessa della Florida ha sviluppato un idrogel non tossico progettato per catturare e degradare microplastiche PET, il materiale usato anche nella produzione di molte bottiglie. Sheyna ha presentato il lavoro al 3M Young Scientist Challenge del 2025 ed è stata selezionata tra i finalisti. Secondo la scheda pubblicata dagli organizzatori, il suo idrogel ha ottenuto un’efficienza superiore al 93% nelle prove effettuate. Il dato riguarda quindi i risultati del progetto sperimentale sulle microplastiche considerate, non la rimozione di qualsiasi tipo di plastica da ogni fonte d’acqua. L’idea affronta una difficoltà concreta: intercettare particelle che possono finire negli ambienti acquatici e risultano complesse da trattare. La ricerca di Sheyna prova a combinare in un unico materiale la loro cattura e degradazione. Per capire come il gel potrebbe funzionare fuori dalle prove del concorso saranno necessari ulteriori sviluppi e verifiche. Il progetto mostra intanto il contributo che i giovani possono dare alla ricerca ambientale. Sheyna è partita da un problema globale e ha costruito una possibile risposta da sottoporre a test. La sua invenzione non è ancora una soluzione pronta all’uso, ma apre una strada da esplorare per la tutela dell’acqua e degli ecosistemi.

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Ramabai corre a piedi nudi per il futuro delle sue figlie


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Ramabai Ranvir non aveva mai affrontato una gara di corsa e non si era allenata per farlo. A 47 anni ha però deciso di partecipare a una competizione di tre chilometri ad Ambajogai, nello Stato indiano del Maharashtra. Il premio per la vincitrice poteva aiutarla ad acquistare i libri richiesti dalla figlia più giovane, Aarti, che frequenta l’università. Ramabai è partita indossando un sari e un paio di ciabatte. Durante il percorso le ha tolte e ha continuato a correre a piedi nudi, arrivando prima nella propria categoria. Dietro quella scelta c’erano anni di difficoltà economiche. Rimasta vedova nel 2012, ha cresciuto da sola le due figlie, lavorando prima a giornata e poi come cuoca per sostenerne gli studi. La figlia maggiore, Pooja, si prepara a entrare nella polizia. Anche lei ha partecipato alla corsa ed è arrivata seconda nella propria categoria. I premi vinti da madre e figlia sono stati destinati alle necessità di Aarti. Le cronache riportano importi diversi per la somma ricevuta da Ramabai; resta chiaro lo scopo per cui aveva scelto di correre. La sua vittoria racconta la determinazione di una madre, ma anche la fatica di una famiglia per cui comprare i libri rappresenta una spesa difficile da affrontare. Il traguardo di Ramabai non risolve da solo quelle difficoltà. Ha però dato visibilità al valore che attribuisce all’istruzione delle figlie e agli sforzi compiuti ogni giorno perché possano continuare a studiare.

Ramabai Ranvir non aveva mai affrontato una gara di corsa e non si era allenata per farlo. A 47 anni ha però deciso di partecipare a una competizione di tre chilometri ad Ambajogai, nello Stato indiano del Maharashtra. Il premio per la vincitrice poteva aiutarla ad acquistare i libri richiesti dalla figlia più giovane, Aarti, che frequenta l’università. Ramabai è partita indossando un sari e un paio di ciabatte. Durante il percorso le ha tolte e ha continuato a correre a piedi nudi, arrivando prima nella propria categoria. Dietro quella scelta c’erano anni di difficoltà economiche. Rimasta vedova nel 2012, ha cresciuto da sola le due figlie, lavorando prima a giornata e poi come cuoca per sostenerne gli studi. La figlia maggiore, Pooja, si prepara a entrare nella polizia. Anche lei ha partecipato alla corsa ed è arrivata seconda nella propria categoria. I premi vinti da madre e figlia sono stati destinati alle necessità di Aarti. Le cronache riportano importi diversi per la somma ricevuta da Ramabai; resta chiaro lo scopo per cui aveva scelto di correre. La sua vittoria racconta la determinazione di una madre, ma anche la fatica di una famiglia per cui comprare i libri rappresenta una spesa difficile da affrontare. Il traguardo di Ramabai non risolve da solo quelle difficoltà. Ha però dato visibilità al valore che attribuisce all’istruzione delle figlie e agli sforzi compiuti ogni giorno perché possano continuare a studiare.

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Dove il terreno era arido, oggi crescono alberi


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Quando Wang Zhanfeng arrivò a Shipaogou, nella contea cinese di Youyu, trovò pendii aridi, vento e terreni segnati dall’erosione. Negli anni Ottanta lasciò il lavoro che svolgeva altrove per tornare nella sua terra d’origine e provare a far crescere alberi in quell’area. Diverse persone dubitavano che le piante potessero sopravvivere in un luogo con così poca acqua e un suolo tanto difficile. Wang iniziò dalle specie più resistenti. Scavava buche sui pendii e portava l’acqua necessaria alle giovani piante. Per trattenerla nel terreno realizzò anche piccole cavità a forma di mezzaluna; in seguito costruì un sistema che rese più semplice l’irrigazione. Il lavoro non finiva con la messa a dimora: ogni albero richiedeva anni di attenzioni per attecchire e resistere alle condizioni del luogo. Il suo impegno è proseguito per oltre quarant’anni. Nella zona sono cresciuti alberi e altra vegetazione; Wang ha recuperato anche terreni da coltivare e piantato alberi da frutto. Quella di Shipaogou è la sua storia personale, inserita però in un’opera molto più ampia: nella contea di Youyu generazioni di abitanti hanno lavorato per contrastare la desertificazione. Il risultato della riforestazione appartiene a una comunità che ha piantato e custodito alberi per decenni. La vicenda di Wang ne racconta la perseveranza: anche dove far crescere qualcosa sembrava impossibile, la cura costante ha contribuito a cambiare il paesaggio. Il dato dei 90 mila ettari non va attribuito al solo Wang, perciò non l’ho inserito nella news.

Quando Wang Zhanfeng arrivò a Shipaogou, nella contea cinese di Youyu, trovò pendii aridi, vento e terreni segnati dall’erosione. Negli anni Ottanta lasciò il lavoro che svolgeva altrove per tornare nella sua terra d’origine e provare a far crescere alberi in quell’area. Diverse persone dubitavano che le piante potessero sopravvivere in un luogo con così poca acqua e un suolo tanto difficile. Wang iniziò dalle specie più resistenti. Scavava buche sui pendii e portava l’acqua necessaria alle giovani piante. Per trattenerla nel terreno realizzò anche piccole cavità a forma di mezzaluna; in seguito costruì un sistema che rese più semplice l’irrigazione. Il lavoro non finiva con la messa a dimora: ogni albero richiedeva anni di attenzioni per attecchire e resistere alle condizioni del luogo. Il suo impegno è proseguito per oltre quarant’anni. Nella zona sono cresciuti alberi e altra vegetazione; Wang ha recuperato anche terreni da coltivare e piantato alberi da frutto. Quella di Shipaogou è la sua storia personale, inserita però in un’opera molto più ampia: nella contea di Youyu generazioni di abitanti hanno lavorato per contrastare la desertificazione. Il risultato della riforestazione appartiene a una comunità che ha piantato e custodito alberi per decenni. La vicenda di Wang ne racconta la perseveranza: anche dove far crescere qualcosa sembrava impossibile, la cura costante ha contribuito a cambiare il paesaggio. Il dato dei 90 mila ettari non va attribuito al solo Wang, perciò non l’ho inserito nella news.

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Un’amicizia oltre le macchie sulla pelle


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Nel 2017 Carter Blanchard aveva otto anni e viveva con difficoltà i cambiamenti del proprio viso. Gli era stata diagnosticata la vitiligine, una condizione che provoca la comparsa di zone della pelle prive di pigmento. Le prime macchie chiare erano apparse intorno agli occhi e, mentre cercava di capire ciò che gli stava accadendo, Carter aveva perso fiducia nel proprio aspetto. Un giorno sua madre vide online la foto di Rowdy, un Labrador nero che presentava macchie chiare dovute alla stessa condizione. La mostrò al figlio, che iniziò a seguire la storia del cane attraverso foto e video. Rowdy viveva in Oregon, lontano dalla casa di Carter in Arkansas, ma quella somiglianza divenne subito importante per il bambino. Secondo sua madre, conoscere Rowdy cambiò il modo in cui Carter parlava della propria pelle già prima dell’incontro. Le due famiglie entrarono in contatto e una donazione permise a Carter e alla madre di raggiungere il cane. Quando finalmente si videro, il bambino trascorse del tempo ad abbracciarlo e giocare accanto a lui. È una storia avvenuta anni fa, che racconta quanto possa contare sentirsi rappresentati. Carter non aveva bisogno che la propria pelle cambiasse per stare meglio: vedere una caratteristica simile alla sua in un amico gli aveva offerto un modo nuovo di guardarla. L’incontro con Rowdy diventò così un passo nel suo percorso di accettazione.

Nel 2017 Carter Blanchard aveva otto anni e viveva con difficoltà i cambiamenti del proprio viso. Gli era stata diagnosticata la vitiligine, una condizione che provoca la comparsa di zone della pelle prive di pigmento. Le prime macchie chiare erano apparse intorno agli occhi e, mentre cercava di capire ciò che gli stava accadendo, Carter aveva perso fiducia nel proprio aspetto. Un giorno sua madre vide online la foto di Rowdy, un Labrador nero che presentava macchie chiare dovute alla stessa condizione. La mostrò al figlio, che iniziò a seguire la storia del cane attraverso foto e video. Rowdy viveva in Oregon, lontano dalla casa di Carter in Arkansas, ma quella somiglianza divenne subito importante per il bambino. Secondo sua madre, conoscere Rowdy cambiò il modo in cui Carter parlava della propria pelle già prima dell’incontro. Le due famiglie entrarono in contatto e una donazione permise a Carter e alla madre di raggiungere il cane. Quando finalmente si videro, il bambino trascorse del tempo ad abbracciarlo e giocare accanto a lui. È una storia avvenuta anni fa, che racconta quanto possa contare sentirsi rappresentati. Carter non aveva bisogno che la propria pelle cambiasse per stare meglio: vedere una caratteristica simile alla sua in un amico gli aveva offerto un modo nuovo di guardarla. L’incontro con Rowdy diventò così un passo nel suo percorso di accettazione.

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