Dal 2022 ogni anno, in data 21 Ottobre viene assegnata una bandiera verde in segno di riconoscimento per il rispetto e la tutela di pachi e foreste. Questo 21 Ottobre, il Parco regionale “Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane riceverà, dalla Federazione Rinascita Forestale e Ambientale, il riconoscimento di “Bandiera Verde Parchi e Foreste Ferfa”: lo hanno reso noto il presidente, Mario Ungaro, e il direttore, Marco Delorenzo.
La bandiera è stata assegnata per il rispetto dei requisiti relativi alla gestione sostenibile del patrimonio verde, per la sostenibilità ecologica e per la multifunzionalità delle foreste.
“Il progetto Bandiera Verde – hanno detto Ungaro e Delorenzo – si integra con la nuova strategia forestale Europea e ha l’obiettivo di sensibilizzare l’uso sostenibile del soprassuolo forestale, in una nuova ottica di rispetto, integrazione con l’ambiente, con l’economia e le popolazioni locali”.
Il Progetto FeRFA
La Bandiera Verde Parchi e Foreste è un riconoscimento nazionale, istituito dalla Federazione rinascita forestale e Ambientale nel 2022 in occasione dei 200 anni dalla nascita del Corpo forestale dello Stato.
La Commissione europea ha di recente adottato la “Nuova strategia forestale” per il 2030, iniziativa che ha l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Il progetto bandiera verde Parchi e Foreste, si integra con tale strategia Europea e mira a garantire la multifunzionalità delle foreste come alleati essenziali nella lotta ai cambiamenti climatici e luogo di tutela della biodiversità.
Il progetto bandiera verde vuole implementare tutte quelle azioni concrete che aumentino la quantità e la qualità delle foreste in Italia.
Il progetto Bandiera Verde Parchi e Foreste ha l'obiettivo di sensibilizzare la politica ad un uso sostenibile del soprassuolo forestale, in una nuova ottica di rispetto, di sostenibilità e integrazione con l’ambiente, l’economia e le popolazioni locali.
Rubrica: Dillo a Plaple
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Dal 2022 ogni anno, in data 21 Ottobre viene assegnata una bandiera verde in segno di riconoscimento per il rispetto e la tutela di pachi e foreste. Questo 21 Ottobre, il Parco regionale “Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane riceverà, dalla Federazione Rinascita Forestale e Ambientale, il riconoscimento di “Bandiera Verde Parchi e Foreste Ferfa”: lo hanno reso noto il presidente, Mario Ungaro, e il direttore, Marco Delorenzo. La bandiera è stata assegnata per il rispetto dei requisiti relativi alla gestione sostenibile del patrimonio verde, per la sostenibilità ecologica e per la multifunzionalità delle foreste. “Il progetto Bandiera Verde – hanno detto Ungaro e Delorenzo – si integra con la nuova strategia forestale Europea e ha l’obiettivo di sensibilizzare l’uso sostenibile del soprassuolo forestale, in una nuova ottica di rispetto, integrazione con l’ambiente, con l’economia e le popolazioni locali”. Il Progetto FeRFA La Bandiera Verde Parchi e Foreste è un riconoscimento nazionale, istituito dalla Federazione rinascita forestale e Ambientale nel 2022 in occasione dei 200 anni dalla nascita del Corpo forestale dello Stato. La Commissione europea ha di recente adottato la “Nuova strategia forestale” per il 2030, iniziativa che ha l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Il progetto bandiera verde Parchi e Foreste, si integra con tale strategia Europea e mira a garantire la multifunzionalità delle foreste come alleati essenziali nella lotta ai cambiamenti climatici e luogo di tutela della biodiversità. Il progetto bandiera verde vuole implementare tutte quelle azioni concrete che aumentino la quantità e la qualità delle foreste in Italia. Il progetto Bandiera Verde Parchi e Foreste ha l'obiettivo di sensibilizzare la politica ad un uso sostenibile del soprassuolo forestale, in una nuova ottica di rispetto, di sostenibilità e integrazione con l’ambiente, l’economia e le popolazioni locali.
Dal 2022 ogni anno, in data 21 Ottobre viene assegnata una bandiera verde in segno di riconoscimento per il rispetto e la tutela di pachi e foreste. Questo 21 Ottobre, il Parco regionale “Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane riceverà, dalla Federazione Rinascita Forestale e Ambientale, il riconoscimento di “Bandiera Verde Parchi e Foreste Ferfa”: lo hanno reso noto il presidente, Mario Ungaro, e il direttore, Marco Delorenzo. La bandiera è stata assegnata per il rispetto dei requisiti relativi alla gestione sostenibile del patrimonio verde, per la sostenibilità ecologica e per la multifunzionalità delle foreste. “Il progetto Bandiera Verde – hanno detto Ungaro e Delorenzo – si integra con la nuova strategia forestale Europea e ha l’obiettivo di sensibilizzare l’uso sostenibile del soprassuolo forestale, in una nuova ottica di rispetto, integrazione con l’ambiente, con l’economia e le popolazioni locali”. Il Progetto FeRFA La Bandiera Verde Parchi e Foreste è un riconoscimento nazionale, istituito dalla Federazione rinascita forestale e Ambientale nel 2022 in occasione dei 200 anni dalla nascita del Corpo forestale dello Stato. La Commissione europea ha di recente adottato la “Nuova strategia forestale” per il 2030, iniziativa che ha l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Il progetto bandiera verde Parchi e Foreste, si integra con tale strategia Europea e mira a garantire la multifunzionalità delle foreste come alleati essenziali nella lotta ai cambiamenti climatici e luogo di tutela della biodiversità. Il progetto bandiera verde vuole implementare tutte quelle azioni concrete che aumentino la quantità e la qualità delle foreste in Italia. Il progetto Bandiera Verde Parchi e Foreste ha l'obiettivo di sensibilizzare la politica ad un uso sostenibile del soprassuolo forestale, in una nuova ottica di rispetto, di sostenibilità e integrazione con l’ambiente, l’economia e le popolazioni locali.
Dillo a Plaple
Numerosi volontari in azione contro l’emergenza rifiuti a Bali
Sulla spiaggia di Kedonganan Beach, sull’isola di Bali, centinaia di volontari hanno preso parte a una grande operazione di pulizia ambientale per contrastare l’emergenza rifiuti che colpisce la costa. L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione ambientalista Sungai Watch, impegnata da anni nella lotta contro l’inquinamento da plastica nei fiumi e nei mari dell’Indonesia. Nei giorni dell’intervento, grandi quantità di rifiuti trasportati dalle correnti e dalle piogge monsoniche hanno ricoperto la spiaggia, trasformando un luogo turistico in una distesa di plastica e detriti. Per affrontare la situazione, centinaia di persone tra residenti, pescatori, turisti e attivisti si sono unite alle squadre di volontari per raccogliere i rifiuti direttamente dalla sabbia. Grazie a questo sforzo collettivo sono stati rimossi oltre 115.000 chilogrammi di spazzatura, in gran parte composta da plastica monouso come bottiglie, bicchieri e imballaggi. Il materiale raccolto è stato poi trasportato nei centri di smistamento dell’organizzazione per essere selezionato e avviato al riciclo quando possibile. L’operazione ha riportato alla luce la bellezza naturale della spiaggia, ma ha anche evidenziato la gravità del problema dell’inquinamento marino nella regione. Gli attivisti sottolineano che interventi di pulizia come questo sono fondamentali, ma che la vera soluzione richiede una riduzione della plastica e una gestione dei rifiuti più efficace.
Sulla spiaggia di Kedonganan Beach, sull’isola di Bali, centinaia di volontari hanno preso parte a una grande operazione di pulizia ambientale per contrastare l’emergenza rifiuti che colpisce la costa. L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione ambientalista Sungai Watch, impegnata da anni nella lotta contro l’inquinamento da plastica nei fiumi e nei mari dell’Indonesia. Nei giorni dell’intervento, grandi quantità di rifiuti trasportati dalle correnti e dalle piogge monsoniche hanno ricoperto la spiaggia, trasformando un luogo turistico in una distesa di plastica e detriti. Per affrontare la situazione, centinaia di persone tra residenti, pescatori, turisti e attivisti si sono unite alle squadre di volontari per raccogliere i rifiuti direttamente dalla sabbia. Grazie a questo sforzo collettivo sono stati rimossi oltre 115.000 chilogrammi di spazzatura, in gran parte composta da plastica monouso come bottiglie, bicchieri e imballaggi. Il materiale raccolto è stato poi trasportato nei centri di smistamento dell’organizzazione per essere selezionato e avviato al riciclo quando possibile. L’operazione ha riportato alla luce la bellezza naturale della spiaggia, ma ha anche evidenziato la gravità del problema dell’inquinamento marino nella regione. Gli attivisti sottolineano che interventi di pulizia come questo sono fondamentali, ma che la vera soluzione richiede una riduzione della plastica e una gestione dei rifiuti più efficace.
Dillo a Plaple
I frigoriferi della solidarietà
In diverse città della Polonia stanno comparendo nei quartieri urbani dei particolari frigoriferi pubblici chiamati “community fridges”. Si tratta di spazi aperti a tutti dove i cittadini possono lasciare alimenti che non intendono consumare e che sono ancora perfettamente commestibili. Chiunque si trovi in difficoltà economica può prendere gratuitamente il cibo disponibile. L’iniziativa nasce con un doppio obiettivo: aiutare le persone in difficoltà e ridurre lo spreco alimentare. Ogni anno infatti tonnellate di cibo perfettamente buono finiscono nella spazzatura. I frigoriferi sono spesso gestiti da associazioni di volontariato o da iniziative cittadine e si trovano in luoghi accessibili come piazze, università o centri sociali. Per garantire la sicurezza alimentare esistono alcune regole, come indicare la data di preparazione dei cibi fatti in casa e non lasciare prodotti crudi o facilmente deperibili. Questa semplice idea ha creato una rete di solidarietà spontanea che coinvolge sempre più cittadini.
In diverse città della Polonia stanno comparendo nei quartieri urbani dei particolari frigoriferi pubblici chiamati “community fridges”. Si tratta di spazi aperti a tutti dove i cittadini possono lasciare alimenti che non intendono consumare e che sono ancora perfettamente commestibili. Chiunque si trovi in difficoltà economica può prendere gratuitamente il cibo disponibile. L’iniziativa nasce con un doppio obiettivo: aiutare le persone in difficoltà e ridurre lo spreco alimentare. Ogni anno infatti tonnellate di cibo perfettamente buono finiscono nella spazzatura. I frigoriferi sono spesso gestiti da associazioni di volontariato o da iniziative cittadine e si trovano in luoghi accessibili come piazze, università o centri sociali. Per garantire la sicurezza alimentare esistono alcune regole, come indicare la data di preparazione dei cibi fatti in casa e non lasciare prodotti crudi o facilmente deperibili. Questa semplice idea ha creato una rete di solidarietà spontanea che coinvolge sempre più cittadini.
Dillo a Plaple
Trent’anni di ricerca e studi per ridare movimento
Per molte persone con lesioni al midollo spinale la perdita della mobilità rappresenta una condizione permanente. Da anni però la ricerca scientifica lavora per trovare soluzioni che possano aiutare il sistema nervoso a rigenerarsi. Tra i protagonisti di questo campo c’è la biologa brasiliana Tatiana Coelho de Sampaio. La ricercatrice ha dedicato quasi trent’anni allo studio della laminina, una proteina fondamentale per l’organizzazione dei tessuti nervosi. Durante i suoi studi ha sviluppato una struttura chiamata polylaminin, progettata per favorire la crescita dei neuroni e la ricostruzione delle connessioni nervose danneggiate. Questa scoperta potrebbe aprire nuove prospettive per il trattamento delle lesioni spinali. Anche se la tecnologia è ancora oggetto di ricerca e sperimentazione, i risultati ottenuti in laboratorio hanno attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Il lavoro della biologa dimostra come la scienza possa diventare uno strumento di speranza per milioni di persone che convivono con gravi disabilità motorie.
Per molte persone con lesioni al midollo spinale la perdita della mobilità rappresenta una condizione permanente. Da anni però la ricerca scientifica lavora per trovare soluzioni che possano aiutare il sistema nervoso a rigenerarsi. Tra i protagonisti di questo campo c’è la biologa brasiliana Tatiana Coelho de Sampaio. La ricercatrice ha dedicato quasi trent’anni allo studio della laminina, una proteina fondamentale per l’organizzazione dei tessuti nervosi. Durante i suoi studi ha sviluppato una struttura chiamata polylaminin, progettata per favorire la crescita dei neuroni e la ricostruzione delle connessioni nervose danneggiate. Questa scoperta potrebbe aprire nuove prospettive per il trattamento delle lesioni spinali. Anche se la tecnologia è ancora oggetto di ricerca e sperimentazione, i risultati ottenuti in laboratorio hanno attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Il lavoro della biologa dimostra come la scienza possa diventare uno strumento di speranza per milioni di persone che convivono con gravi disabilità motorie.
Dillo a Plaple
La rinascita del Mar d’Aral
Per decenni il Mar d’Aral è stato considerato uno dei peggiori disastri ambientali del pianeta. Un tempo quarto lago più grande del mondo, si è quasi prosciugato a partire dagli anni Sessanta a causa di enormi progetti di irrigazione che deviavano l’acqua dei fiumi per coltivazioni intensive. Intere comunità di pescatori hanno perso il lavoro e il territorio si è trasformato in un deserto salato. Negli ultimi anni però qualcosa sta cambiando. Il Kazakistan ha avviato un ambizioso progetto per salvare almeno la parte settentrionale del lago. Grazie alla costruzione della diga di Kokaral e a nuovi accordi regionali sulla gestione dell’acqua, il livello del lago è progressivamente aumentato. La salinità è diminuita e diverse specie di pesci sono tornate a vivere nell’ecosistema. Questo ha permesso anche la ripresa della pesca e di alcune attività economiche locali. Il recupero non riguarda ancora tutto il lago, ma dimostra che interventi mirati e cooperazione tra Stati possono invertire anche gravi danni ambientali. La rinascita parziale del Mar d’Aral è oggi considerata uno dei più importanti esempi di recupero ecologico degli ultimi decenni.
Per decenni il Mar d’Aral è stato considerato uno dei peggiori disastri ambientali del pianeta. Un tempo quarto lago più grande del mondo, si è quasi prosciugato a partire dagli anni Sessanta a causa di enormi progetti di irrigazione che deviavano l’acqua dei fiumi per coltivazioni intensive. Intere comunità di pescatori hanno perso il lavoro e il territorio si è trasformato in un deserto salato. Negli ultimi anni però qualcosa sta cambiando. Il Kazakistan ha avviato un ambizioso progetto per salvare almeno la parte settentrionale del lago. Grazie alla costruzione della diga di Kokaral e a nuovi accordi regionali sulla gestione dell’acqua, il livello del lago è progressivamente aumentato. La salinità è diminuita e diverse specie di pesci sono tornate a vivere nell’ecosistema. Questo ha permesso anche la ripresa della pesca e di alcune attività economiche locali. Il recupero non riguarda ancora tutto il lago, ma dimostra che interventi mirati e cooperazione tra Stati possono invertire anche gravi danni ambientali. La rinascita parziale del Mar d’Aral è oggi considerata uno dei più importanti esempi di recupero ecologico degli ultimi decenni.
Dillo a Plaple
Resolfin, oltre 5.000 installazioni e filiera green autosufficiente
Dalla bottega artigiana degli anni Sessanta a una realtà industriale orientata alla sostenibilità e all’innovazione. È il percorso di Resolfin, azienda manifatturiera italiana con sede a Pomezia (Roma), che oggi conta oltre 5.000 installazioni tra Italia ed estero e una filiera energeticamente autosufficiente dal 2019. La storia dell’azienda inizia nel 1964 con il laboratorio fondato a Roma da Giacomo Scozzari, specializzato nella lavorazione di metalli e cristallo. Con la guida dell’attuale amministratore Enrico Scozzari, l’impresa si è trasformata in un gruppo attivo nella comunicazione visiva, nei sistemi portabandiera, nell’arredo urbano e nelle soluzioni tecnologiche per l’edilizia. Nel corso degli anni sono stati sviluppati diversi brevetti, tra cui Hercules, Kingpole e Bandiera Luminosa, che hanno contribuito alla diffusione dei prodotti dell’azienda anche presso istituzioni pubbliche e organizzazioni internazionali. La sostenibilità rappresenta oggi uno degli elementi centrali del modello industriale del gruppo. Resolfin utilizza materiali riciclati, processi produttivi a basso impatto ambientale ed è autosufficiente dal punto di vista energetico grazie a un impianto fotovoltaico industriale. Dal 2022 l’azienda impiega anche tessuti composti per il 62% da plastica marina riciclata. Nel 2023 è nata inoltre Resolglass, divisione dedicata al vetro architettonico e ai sistemi in vetro e acciaio per il settore edilizio, con soluzioni pensate per coniugare efficienza energetica, sicurezza e design. «La sostenibilità deve diventare struttura produttiva», afferma Scozzari, sottolineando come innovazione tecnologica e responsabilità ambientale rappresentino oggi leve strategiche per la crescita dell’impresa.
Dalla bottega artigiana degli anni Sessanta a una realtà industriale orientata alla sostenibilità e all’innovazione. È il percorso di Resolfin, azienda manifatturiera italiana con sede a Pomezia (Roma), che oggi conta oltre 5.000 installazioni tra Italia ed estero e una filiera energeticamente autosufficiente dal 2019. La storia dell’azienda inizia nel 1964 con il laboratorio fondato a Roma da Giacomo Scozzari, specializzato nella lavorazione di metalli e cristallo. Con la guida dell’attuale amministratore Enrico Scozzari, l’impresa si è trasformata in un gruppo attivo nella comunicazione visiva, nei sistemi portabandiera, nell’arredo urbano e nelle soluzioni tecnologiche per l’edilizia. Nel corso degli anni sono stati sviluppati diversi brevetti, tra cui Hercules, Kingpole e Bandiera Luminosa, che hanno contribuito alla diffusione dei prodotti dell’azienda anche presso istituzioni pubbliche e organizzazioni internazionali. La sostenibilità rappresenta oggi uno degli elementi centrali del modello industriale del gruppo. Resolfin utilizza materiali riciclati, processi produttivi a basso impatto ambientale ed è autosufficiente dal punto di vista energetico grazie a un impianto fotovoltaico industriale. Dal 2022 l’azienda impiega anche tessuti composti per il 62% da plastica marina riciclata. Nel 2023 è nata inoltre Resolglass, divisione dedicata al vetro architettonico e ai sistemi in vetro e acciaio per il settore edilizio, con soluzioni pensate per coniugare efficienza energetica, sicurezza e design. «La sostenibilità deve diventare struttura produttiva», afferma Scozzari, sottolineando come innovazione tecnologica e responsabilità ambientale rappresentino oggi leve strategiche per la crescita dell’impresa.
Dillo a Plaple
Un villaggio dove la normalità diventa terapia per la demenza
Nei Paesi Bassi è stato realizzato un luogo unico al mondo, pensato per migliorare la vita delle persone affette da demenza. Non si tratta di una classica casa di cura, ma di un vero villaggio progettato per assomigliare a una normale comunità. Qui gli ospiti vivono in abitazioni condivise, passeggiano per le strade, fanno la spesa o si fermano al bar, proprio come in qualsiasi altro quartiere. Tuttavia, l’intero ambiente è controllato e sicuro, così che possano muoversi liberamente senza rischi. Una delle caratteristiche più particolari è il ruolo del personale: infermieri e operatori svolgono anche funzioni quotidiane, impersonando negozianti, camerieri o altri lavoratori del villaggio. Questo aiuta a creare un’atmosfera familiare, lontana dall’idea di ospedale. Il progetto nasce dall’idea che la normalità sia una forma di terapia. Vivere in un contesto che ricorda la vita di sempre può ridurre l’ansia, stimolare i ricordi e preservare più a lungo l’autonomia. Questo modello di assistenza rappresenta un modo innovativo di prendersi cura della demenza, mettendo al centro dignità, libertà e qualità della vita. Per molti esperti è un esempio concreto di come l’ambiente possa diventare parte integrante della cura.
Nei Paesi Bassi è stato realizzato un luogo unico al mondo, pensato per migliorare la vita delle persone affette da demenza. Non si tratta di una classica casa di cura, ma di un vero villaggio progettato per assomigliare a una normale comunità. Qui gli ospiti vivono in abitazioni condivise, passeggiano per le strade, fanno la spesa o si fermano al bar, proprio come in qualsiasi altro quartiere. Tuttavia, l’intero ambiente è controllato e sicuro, così che possano muoversi liberamente senza rischi. Una delle caratteristiche più particolari è il ruolo del personale: infermieri e operatori svolgono anche funzioni quotidiane, impersonando negozianti, camerieri o altri lavoratori del villaggio. Questo aiuta a creare un’atmosfera familiare, lontana dall’idea di ospedale. Il progetto nasce dall’idea che la normalità sia una forma di terapia. Vivere in un contesto che ricorda la vita di sempre può ridurre l’ansia, stimolare i ricordi e preservare più a lungo l’autonomia. Questo modello di assistenza rappresenta un modo innovativo di prendersi cura della demenza, mettendo al centro dignità, libertà e qualità della vita. Per molti esperti è un esempio concreto di come l’ambiente possa diventare parte integrante della cura.
Dillo a Plaple
Portare la scuola dove non esiste
L’insegnante e artista indiana Rouble Nagi è stata premiata a livello internazionale per il suo impegno nell’educazione dei bambini più vulnerabili. Ha ricevuto il Global Teacher Prize, riconoscimento tra i più prestigiosi al mondo per chi lavora nella scuola, spesso definito in modo informale il “Nobel dell’insegnamento”. Il premio le è stato assegnato per aver creato centinaia di centri educativi destinati ai minori che vivono in condizioni di forte svantaggio sociale. Attraverso la sua fondazione, Nagi ha portato programmi di apprendimento anche in contesti dove la scuola era assente o difficilmente accessibile. Oltre all’insegnamento tradizionale, ha utilizzato l’arte come strumento educativo, trasformando spazi urbani degradati in luoghi di apprendimento visivo e culturale. Murales, laboratori e attività creative sono diventati strumenti per stimolare curiosità e partecipazione. Il suo lavoro punta non solo all’istruzione di base, ma anche allo sviluppo personale e alla fiducia nei giovani provenienti da contesti marginalizzati. Il riconoscimento internazionale celebra quindi un modello educativo inclusivo, capace di raggiungere chi è spesso escluso dai sistemi scolastici tradizionali. Pur non trattandosi di un Premio Nobel ufficiale, il Global Teacher Prize rappresenta uno dei massimi onori mondiali per chi dedica la vita all’educazione.
L’insegnante e artista indiana Rouble Nagi è stata premiata a livello internazionale per il suo impegno nell’educazione dei bambini più vulnerabili. Ha ricevuto il Global Teacher Prize, riconoscimento tra i più prestigiosi al mondo per chi lavora nella scuola, spesso definito in modo informale il “Nobel dell’insegnamento”. Il premio le è stato assegnato per aver creato centinaia di centri educativi destinati ai minori che vivono in condizioni di forte svantaggio sociale. Attraverso la sua fondazione, Nagi ha portato programmi di apprendimento anche in contesti dove la scuola era assente o difficilmente accessibile. Oltre all’insegnamento tradizionale, ha utilizzato l’arte come strumento educativo, trasformando spazi urbani degradati in luoghi di apprendimento visivo e culturale. Murales, laboratori e attività creative sono diventati strumenti per stimolare curiosità e partecipazione. Il suo lavoro punta non solo all’istruzione di base, ma anche allo sviluppo personale e alla fiducia nei giovani provenienti da contesti marginalizzati. Il riconoscimento internazionale celebra quindi un modello educativo inclusivo, capace di raggiungere chi è spesso escluso dai sistemi scolastici tradizionali. Pur non trattandosi di un Premio Nobel ufficiale, il Global Teacher Prize rappresenta uno dei massimi onori mondiali per chi dedica la vita all’educazione.
Dillo a Plaple
Il mare si difende
Il mare è uno degli ecosistemi più preziosi e fragili del pianeta. Per questo Luna Rossa Prada Pirelli Team ha scelto di collaborare con Ogyre. La loro alleanza nasce per contrastare l’inquinamento marino. L’obiettivo è ambizioso: rimuovere centinaia di tonnellate di rifiuti entro il 2027. Il progetto coinvolge direttamente i pescatori. Durante le attività quotidiane recuperano plastica e detriti dalle acque. Ciò che prima era scarto diventa azione concreta di tutela ambientale. L’iniziativa unisce tecnologia, sport e responsabilità ecologica. Non si tratta solo di pulizia, ma di prevenzione. Ogni intervento contribuisce a proteggere la biodiversità marina. Il progetto vuole anche sensibilizzare il pubblico globale. Mostrare che la sostenibilità è una responsabilità condivisa. Il mare non è una risorsa infinita. Va difeso con impegno continuo e collaborazione. Questa alleanza dimostra che cambiare rotta è ancora possibile.
Il mare è uno degli ecosistemi più preziosi e fragili del pianeta. Per questo Luna Rossa Prada Pirelli Team ha scelto di collaborare con Ogyre. La loro alleanza nasce per contrastare l’inquinamento marino. L’obiettivo è ambizioso: rimuovere centinaia di tonnellate di rifiuti entro il 2027. Il progetto coinvolge direttamente i pescatori. Durante le attività quotidiane recuperano plastica e detriti dalle acque. Ciò che prima era scarto diventa azione concreta di tutela ambientale. L’iniziativa unisce tecnologia, sport e responsabilità ecologica. Non si tratta solo di pulizia, ma di prevenzione. Ogni intervento contribuisce a proteggere la biodiversità marina. Il progetto vuole anche sensibilizzare il pubblico globale. Mostrare che la sostenibilità è una responsabilità condivisa. Il mare non è una risorsa infinita. Va difeso con impegno continuo e collaborazione. Questa alleanza dimostra che cambiare rotta è ancora possibile.
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La rinascita dell’ambiente grazie alla forza umana
Nel cuore della Cina, due uomini hanno trasformato la propria fragilità in una forza straordinaria. Jia Haixia e Jia Wenqi convivono con disabilità importanti: uno è cieco, l’altro ha perso entrambe le braccia. Separatamente avrebbero avuto enormi difficoltà, ma insieme hanno costruito qualcosa di immenso. Da oltre dieci anni lavorano fianco a fianco per riforestare terreni impoveriti e minacciati dall’erosione. Con pazienza quotidiana hanno piantato più di diecimila alberi. La loro collaborazione è semplice e potente: uno guida, l’altro scava e pianta. Ogni albero rappresenta un gesto di fiducia nel futuro. Il loro lavoro ha trasformato aree aride in spazi verdi e vitali. La natura è diventata il simbolo della loro amicizia. Ma il loro impegno è anche un messaggio sociale. Dimostrano che la disabilità non limita il contributo che si può dare al mondo. La loro foresta è un esempio concreto di resilienza ambientale e umana. Un progetto nato senza grandi mezzi ma con enorme determinazione. Oggi il loro lavoro ispira persone in tutto il mondo. Perché a volte bastano due persone e un sogno per cambiare un paesaggio.
Nel cuore della Cina, due uomini hanno trasformato la propria fragilità in una forza straordinaria. Jia Haixia e Jia Wenqi convivono con disabilità importanti: uno è cieco, l’altro ha perso entrambe le braccia. Separatamente avrebbero avuto enormi difficoltà, ma insieme hanno costruito qualcosa di immenso. Da oltre dieci anni lavorano fianco a fianco per riforestare terreni impoveriti e minacciati dall’erosione. Con pazienza quotidiana hanno piantato più di diecimila alberi. La loro collaborazione è semplice e potente: uno guida, l’altro scava e pianta. Ogni albero rappresenta un gesto di fiducia nel futuro. Il loro lavoro ha trasformato aree aride in spazi verdi e vitali. La natura è diventata il simbolo della loro amicizia. Ma il loro impegno è anche un messaggio sociale. Dimostrano che la disabilità non limita il contributo che si può dare al mondo. La loro foresta è un esempio concreto di resilienza ambientale e umana. Un progetto nato senza grandi mezzi ma con enorme determinazione. Oggi il loro lavoro ispira persone in tutto il mondo. Perché a volte bastano due persone e un sogno per cambiare un paesaggio.
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Una casa per ricominciare
La musica può emozionare, ma può anche diventare uno strumento di cambiamento sociale. È con questo spirito che Achille Lauro ha promosso la Fondazione Madre. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di sostenere giovani in difficoltà e situazioni di fragilità sociale. Il progetto guarda oltre l’assistenza immediata. Vuole offrire opportunità concrete di crescita, ascolto e reinserimento. Tra le idee principali ci sono spazi di accoglienza e percorsi di supporto. Luoghi dove i ragazzi possano trovare stabilità e nuove possibilità. Lauro ha più volte raccontato quanto le esperienze personali abbiano influenzato questa scelta. Il progetto diventa così una forma di restituzione alla società. Un modo per trasformare la visibilità artistica in responsabilità sociale. La fondazione punta a costruire comunità, non solo interventi temporanei. L’obiettivo è accompagnare i giovani nel tempo. Aiutarli a sviluppare autonomia e fiducia. Un impegno che unisce cultura, solidarietà e futuro. Perché cambiare una vita significa cambiare anche il mondo che verrà.
La musica può emozionare, ma può anche diventare uno strumento di cambiamento sociale. È con questo spirito che Achille Lauro ha promosso la Fondazione Madre. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di sostenere giovani in difficoltà e situazioni di fragilità sociale. Il progetto guarda oltre l’assistenza immediata. Vuole offrire opportunità concrete di crescita, ascolto e reinserimento. Tra le idee principali ci sono spazi di accoglienza e percorsi di supporto. Luoghi dove i ragazzi possano trovare stabilità e nuove possibilità. Lauro ha più volte raccontato quanto le esperienze personali abbiano influenzato questa scelta. Il progetto diventa così una forma di restituzione alla società. Un modo per trasformare la visibilità artistica in responsabilità sociale. La fondazione punta a costruire comunità, non solo interventi temporanei. L’obiettivo è accompagnare i giovani nel tempo. Aiutarli a sviluppare autonomia e fiducia. Un impegno che unisce cultura, solidarietà e futuro. Perché cambiare una vita significa cambiare anche il mondo che verrà.
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Dalla gabbia alla libertà
Dopo decenni di spettacoli che hanno segnato la storia del circo italiano, la famiglia Orfei ha deciso di cambiare direzione e dire addio agli animali nelle proprie esibizioni. La scelta rappresenta una svolta simbolica per una dinastia che per generazioni è stata associata a elefanti, tigri e grandi numeri con animali esotici. Oggi il circo si trasforma, scegliendo di mettere al centro l’espressione artistica umana, fatta di acrobazie, performance e creatività. Secondo i protagonisti di questa decisione, la sensibilità del pubblico è cambiata profondamente negli ultimi anni. Sempre più persone chiedono spettacoli che rispettino il benessere degli animali e rifiutino forme di sfruttamento considerate ormai superate. Per questo motivo il nuovo progetto circense punta a reinventare la tradizione senza cancellarla, ma reinterpretandola in chiave contemporanea. L’abbandono degli animali segna la fine di un’epoca storica, ma anche l’inizio di una nuova visione del circo. Una visione che privilegia la poesia del movimento umano, la forza dell’allenamento e l’emozione pura della performance. Non si tratta di rinnegare il passato, ma di accompagnarlo verso un futuro più consapevole. In questo modo il circo diventa anche un messaggio culturale: l’intrattenimento può esistere senza dominare o costringere altre specie. Un cambiamento che riflette l’evoluzione della società e del rapporto tra uomo e natura. La pista rimane un luogo di meraviglia, ma ora la meraviglia nasce solo dal talento umano.
Dopo decenni di spettacoli che hanno segnato la storia del circo italiano, la famiglia Orfei ha deciso di cambiare direzione e dire addio agli animali nelle proprie esibizioni. La scelta rappresenta una svolta simbolica per una dinastia che per generazioni è stata associata a elefanti, tigri e grandi numeri con animali esotici. Oggi il circo si trasforma, scegliendo di mettere al centro l’espressione artistica umana, fatta di acrobazie, performance e creatività. Secondo i protagonisti di questa decisione, la sensibilità del pubblico è cambiata profondamente negli ultimi anni. Sempre più persone chiedono spettacoli che rispettino il benessere degli animali e rifiutino forme di sfruttamento considerate ormai superate. Per questo motivo il nuovo progetto circense punta a reinventare la tradizione senza cancellarla, ma reinterpretandola in chiave contemporanea. L’abbandono degli animali segna la fine di un’epoca storica, ma anche l’inizio di una nuova visione del circo. Una visione che privilegia la poesia del movimento umano, la forza dell’allenamento e l’emozione pura della performance. Non si tratta di rinnegare il passato, ma di accompagnarlo verso un futuro più consapevole. In questo modo il circo diventa anche un messaggio culturale: l’intrattenimento può esistere senza dominare o costringere altre specie. Un cambiamento che riflette l’evoluzione della società e del rapporto tra uomo e natura. La pista rimane un luogo di meraviglia, ma ora la meraviglia nasce solo dal talento umano.
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